La maturità è una cosa seria: l’appello di reintrodurre le prove scritte

Foto Siciliani Gennari Sir

L’esame di maturità – sarebbe più corretto dire l’Esame di Stato – cioè la prova a conclusione del percorso scolastico complessivo delle secondarie superiori è una di quelle cose più soggette a riforma nel campo della scuola.

Basta dare un’occhiata alla storia recente e si scopre che ogni ministro che arriva in Viale Trastevere ha messo mano con più o meno intensità alla maturità. Ci sarebbe da domandarsi seriamente il perché. Forse un motivo è quello di restare al passo coi tempi(?) o forse semplicemente, da parte dei ministri così volatili, quello di lasciare un’impronta di sé nel mondo scolastico: modificare l’esame di maturità è forse la strada più semplice e veloce.

La prova finale e le modifiche introdotte con la pandemia

Ci sono poi – è il caso di questo tempo di pandemia – motivazioni che derivano da necessità oggettive: la scuola dimezzata, la famigerata dad, l’impossibilità di trovarsi in presenza e chi più ne ha più ne metta.

Di fatto, quella prova finale immaginata per certificare la (degna) conclusione di un complesso corso di studi – prova che talvolta era un vero e proprio spauracchio per gli studenti e le loro famiglie – quella prova che anche simbolicamente segnava (e segna ancora) il passaggio da una “minorità” ad una “maturità”, una condizione di prontezza per il prosieguo degli studi a livello universitario o per un primo ingresso nel mondo del lavoro, è andata via via perdendo peso e significato, diventando una tappa quasi scontata, un esame di cui non si può, ma si farebbe volentieri a meno.

L’esame di Stato, una tappa importante: riformarla ma non svilirla

Certo, la pandemia ci ha messo del suo, tuttavia il mondo della scuola ha il dovere di tornare a interrogarsi sull’importanza dell’esame di Stato e sull’opportunità che quest’anno, quando sembra che si possa tornare a una quasi normalità dei processi scolastici, la riflessione porti a decisioni che valorizzino un passaggio così delicato. Soprattutto per gli studenti, i quali di fatto avvertono il senso del “passaggio”, della valutazione e della misura che l’esame stesso può offrire.

Uno dei problemi sotto la lente del Ministero è quello del ritorno degli scritti all’esame di maturità. Il ministro Bianchi si è già espresso dicendo di volerci pensare, anche se, ancora per problemi di sicurezza sarebbe orientato a riproporre un esame senza scritti, da alcuni giudicato una “burletta”.

L’appello del “Gruppo di Firenze”: reintroduciamo gli scritti

In proposito va segnalato l’appello del “Gruppo di Firenze”, che raccoglie nomi autorevoli di docenti universitari ed esperti, proprio per il ripristino degli scritti alla Maturità. “Nonostante i problemi causati dalla pandemia – scrive il Gruppo al Ministro – per far svolgere gli scritti in sicurezza a fine anno molte aule sono libere per ospitare piccoli gruppi di candidati. E che l’esame debba essere una verifica seria e impegnativa è nell’interesse di tutti. In quello dei ragazzi – per cui deve costituire anche una porta di ingresso nell’età adulta – perché li spinge a esercitarsi e a studiare, anche affrontando quel tanto di ansia che conferma l’importanza di questo passaggio. Solo così potranno uscirne con soddisfazione”.

E aggiunge sottolineando l’interesse “della collettività” e la riconquista di “serietà” da parte della scuola.

Il problema non è solo, conclude l’appello del Gruppo, la “reintroduzione delle prove scritte, per molte ragioni indispensabile (insieme alla garanzia che non si copi e non si faccia copiare, come accade massicciamente ogni anno); ma di trasmettere agli studenti il messaggio di serietà e di autorevolezza che in fondo si aspettano da parte degli adulti”.