Verso le elezioni del Presidente della Repubblica: il peso della pandemia

È fisiologico che in vista di un appuntamento di capitale importanza come la votazione per il Quirinale emergano posizioni articolate, che si studino tattiche parlamentari e che si facciano conti sulle forze in campo.

Quasi a sferzare le ambiguità della politica – sembra incredibile ma fino a metà dicembre è stata in forse persino la proroga dello stato d’emergenza – la pandemia sta facendo sentire tutto il suo peso anche sulle procedure per l’elezione del Capo dello Stato. Il virus pone problemi inediti nella storia delle istituzioni repubblicane ma finora neanche l’evidente eccezionalità della situazione è sembrata in grado di risvegliare tra i partiti quello spirito unitario che la situazione renderebbe necessario. E le ambiguità rispetto alla lotta contro il Covid persistono, dentro e fuori la maggioranza di governo.

Posizioni articolate, tattiche parlamentari, forze in campo


Spirito unitario non vuol dire unanimismo. È fisiologico che in vista di un appuntamento di capitale importanza come la votazione per il Quirinale emergano posizioni articolate, che si studino tattiche parlamentari e che si facciano conti sulle forze in campo. Il pluralismo e la pacifica competizione sono valori da apprezzare tanto più a fronte dell’involuzione in senso autocratico che affligge non pochi Stati anche all’interno dell’Europa o ai suoi confini.

Ma perché la dialettica democratica non diventi un fattore di disgregazione e aiuti invece il Paese a crescere e svilupparsi in modo solidale c’è bisogno di un orizzonte condiviso, sia nel senso della finalità che in quello temporale.

Sotto quest’ultimo profilo non si può non ricordare la portata epocale dell’impresa in cui l’Italia è immersa: il contrasto della pandemia, che come abbiamo imparato a nostre spese non è soggetta a scadenze predeterminate e richiederà una strategia di costante attenzione almeno nel medio periodo, e l’attuazione del Pnrr, il cui termine è previsto nel 2026.

A caccia di un presidente capace di rappresentare l’unità

Quindi ben oltre la fine naturale della legislatura, sempre ammesso che il quadro politico tenga fino a marzo del prossimo anno.

Il che significa che qualunque maggioranza di governo emergerà nel nuovo Parlamento dovrà comunque farsi carico degli impegni assunti a livello internazionale, se non si vuole mandare il Paese allo sbaraglio.

Quanto al primo profilo, un orizzonte condiviso implica che tutti – pur nella legittima diversità di posizioni – concorrano a individuare ed eleggere il miglior presidente possibile, quello capace di rappresentare l’unità nazionale come prescrive la Costituzione e non di celebrare la vittoria di uno schieramento sull’altro.

Il settennato di Sergio Mattarella è stato un punto di riferimento chiaro in questo senso. Negli ultimi mesi si sono moltiplicate le occasioni pubbliche in cui da singoli e gruppi è venuto un ringraziamento corale al Capo dello Stato, spesso unito all’auspicio di un bis (com’è noto escluso dal diretto interessato).

In questo tributo si può leggere non soltanto l’omaggio a una personalità la cui testimonianza umana e istituzionale è stata esemplare, ma anche il rinnovarsi di quel desiderio di unità che la stragrande maggioranza degli italiani ha sperimentato nei momenti più difficili come una risorsa formidabile e che ha trovato in Mattarella un interprete limpido e credibile.