Verso l’alt(r)o, la meditazione della settimana. Oltre i fallimenti

Non a un dolore, bensì a una gioia partecipò Cristo quando compì il primo miracolo: favorì gli uomini nella gioia… “Chi ama gli uomini, ama anche la loro gioia…” Il defunto lo ripeteva continuamente, era una delle sue idee dominanti…”Senza gioia non si può vivere” dice Mìtja…Sì, Mìtja.[…] “Gesù le dice: “Che cosa ha a che fare con me e con te, donna? L’ora mia non è ancora venuta”. Ma la Madre sua dice ai servi: “Fate tutto quello che vi dirà”.” Fate…Gioia, gioia per questa povera, poverissima gente…Già: povera, se persino alle nozze mancava il vino… Infatti scrivono gli storici che intorno al lago di Genezareth e in tutti quei territori risiedeva allora la popolazione più misera che si possa immaginare…E il gran cuore dell’altra grande creatura che era lì con Lui, di sua madre, sapeva che Egli non era venuto solo per compiere la sua terribile, sublime missione, ma che il suo cuore era toccato dalla semplice, ingenua allegria di quegli esseri ignoranti e privi di malizia, che l’avevano amabilmente invitato alle loro povere nozze.

(Fedor Dostoevskij, I fratelli Karamàzov)

Il settimo dei libri che compongono I fratelli Karamazov si chiude con la morte del monaco Zosìma, padre spirituale e guida del giovane protagonista del romanzo, Aleksej. Egli, afflitto dal lutto e addolorato, mentre veglia il defunto ascolta il brano di Vangelo delle nozze di Cana, ed il narratore ci fa entrare nel suo cuore intrecciando versetti biblici, pensieri e sentimenti del ragazzo. Al termine del passo evangelico, egli non è più lo stesso. Il suo lutto è stato mutato in gioia e profonda gratitudine, ed egli corre fuori dalla cella del monaco ed incontro alla vita e si butta a capofitto nel mondo, animato da una nuova energia.

Questo brano dovrebbe risuonare anche nei nostri cuori, ogni volta che un avvenimento triste, un imprevisto scoraggiante, un lutto doloroso ci sembrano senza via di uscita, e ci fanno apparire la vita come un fallimento. In quei momenti, sembrerebbe che tutta la gioia dal mondo sia sparita, che la felicità sia di colpo diventata impossibile, che siano finiti i giochi: la nostra vita sembra un matrimonio senza vino.

Anzi, ci sembra anche giusto che sia così, ci accorgiamo della nostra limitatezza e finitudine, del mucchio immenso dei nostri difetti e della pochezza dei nostri pregi. Ci sentiamo come gli sposi di Cana, tra i più poveri di Galilea, consapevoli di non meritarlo nemmeno, il vino, che sì, sarebbe comunque finita così, c’era da aspettarselo, bisognava saperlo che i nostri mezzi erano scarsi così come le scorte di vino dei cananei. Il mondo sembra estremamente razionale, senza nessuno spazio per nessuna speranza.

Proprio in questi momenti, se questo brano risuonerà nei nostri cuori, ci mostrerà come Dio sia toccato dalla nostra tristezza, dal nostro dolore, come non ne sia estraneo. Egli non rifiuta il nostro invito a partecipare al banchetto della nostra vita, anzi, agirà perché la nostra gioia sia piena e non abbia fine. E quando l’allegria terrena, limitata e procurata coi nostri mezzi scarsi, lascerà spazio al dolore, alla disillusione, sarà proprio lui a cambiare il nostro lutto in gioia vera, a servirci il vino migliore.

Dio fa questo perché ha a cuore ognuno di noi e la nostra gioia. Tutto ciò che serve è che facciamo tutto quello che ci dirà. Che riponiamo fiducia in lui, anche se tutto suggerirebbe il contrario, anche se non capiamo fino in fondo la sua logica, come di sicuro non avranno capito tutto quei servi che gli riempirono le anfore. Allora, potremo essere ricolmati di gioia, ed alzarci e, con Aleksej, correre fuori dalla nostra tomba e andare a tuffarci nel mondo, tornando a vivere con un’energia rinnovata.