Integrazione film festival: cambiare modo di raccontare l’incontro tra culture

Cambiare il registro narrativo con cui, da trent’anni, si parla di minoranze e inclusività, affinché si possa conoscere l’altro a partire dai suoi sogni e non dalle sue problematiche.

È la grande ambizione della sedicesima edizione di IFF (Integrazione Film Festival), concorso cinematografico internazionale per cortometraggi e documentari, dedicato a interculturalità e identità, che, dal 10 al 15 maggio, si svolgerà, per la prima volta, presso la sala cinematografica «Lo schermo bianco», all’interno del nuovo polo culturale Daste e Spalenga di Bergamo.

«Quest’ultima edizione vuole porre l’attenzione sul concetto di “futuro”, inteso come spazio collettivo da abitare e costruire assieme – spiega Amir RA, nuovo co-direttore artistico del festival assieme a Giancarlo Domenghini, nonché regista e direttore della fotografia che, da anni, lavora sul tema delle identità multiple e dell’intercultura –, soprattutto alla luce degli ultimi cambiamenti geopolitici e delle emergenze globali e umanitarie.

Abbiamo l’urgenza di porre l’accento su nuovi orizzonti e possibilità in cui poter realizzare prospettive di vita differenti, resi tali proprio grazie al contributo della collettività.

Non raccontare le difficoltà ma i sogni

Per far ciò, però, è necessario un salto qualitativo: non raccontare più una persona attraverso i suoi disagi e le sue difficoltà (sperando che l’empatia nei suoi confronti nasca dalla compassione), bensì narrare le sue aspirazioni, al di là del suo bagaglio culturale e della sua storia di emigrazione. È questa nuova prospettiva la chiave di accesso alla vera conoscenza e al superamento del pregiudizio».

13 i film in concorso alla kermesse (organizzata da Cooperativa Ruah e Lab 80 film): 9 cortometraggi e 4 documentari, a cui se ne aggiungono due fuori concorso (entrambi pluripremiati): «Il legionario», di Hleb Papou (presenti in sala, nella serata di apertura del festival, il regista e gli altri attori protagonisti, Germano Gentile e Maurizio Bousso) e «Tuk Tuk», di Mohamed Kheidr.

«Non si può progettare il proprio futuro senza fare i conti col proprio passato ma, soprattutto, senza prendere coscienza del proprio presente – afferma Amir RA che, nel 2020, ha vinto la sezione cortometraggi di IFF, con il film «I am Fatou», distribuito in tutto il mondo e ora visibile su Amazon Prime Video –. Un presente che vede la continua e incessante ricerca di un’identità tutta costruire, ma anche la relazione con tanti mondi diversi. A tal proposito, sono contento che IFF si confermi festival dal respiro internazionale: le produzioni, quest’anno in concorso, arrivano da Iraq, Qatar, USA, Brasile, Francia, Spagna e Italia, selezionate tra quasi 350 proposte iscritte da registi di tutto il globo».

Una risposta positiva, insomma, che rimarca, ancora una volta, cosa significhi veramente fare cinema.

Il cinema come forma di resistenza

«Il cinema è una forma di resistenza, scevra da qualsiasi giudizio di valore – spiega Amir RA –, non nasce come forma di intrattenimento, ma come forma di conoscenza. Esso deve mostrare, senza aver la pretesa di dimostrare alcunché, senza voler far pendere la bilancia da una parte piuttosto che da un’altra.

Spetterà poi al pubblico, secondo la propria sensibilità, la propria coscienza e la propria libertà di pensiero, farsi un’idea su quanto rivelato. Prima, però, è necessaria un po’ di elaborazione: indagare altri punti di vista, ampliare il proprio sguardo, andare oltre. Credo che, proprio in un momento storico delicato come quello che stiamo attraversando, sia utile raccontare storie di vita quotidiana, di relazione fra persone, in cui si percepiscano i legami.

È il senso di curiosità che deve essere stuzzicato, in modo che si possa comprendere come individui geograficamente lontani possono essere molto simili fra di loro, in tutto e per tutto. È un modo per provare empatia, al di là di titoli e incasellamenti. Questo è il grande miracolo del cinema».

Cinema che, secondo RA, è anche forma di comunità: «La pandemia pare aver segnato un punto a favore di serie tv e piattaforme on demand, ma fra esse e la sala cinematografica c’è un abisso. Il cinema è interazione, dinamismo e, in un certo senso, muove pure l’economia. C’è inoltre un ritorno emotivo e sentimentale appagante, che non si può trovare stando a casa».

Tutti i film disponibili anche in streaming

Le premiazioni si svolgeranno nella serata di sabato 14 maggio; saranno due i premi in denaro: miglior cortometraggio e miglior documentario; ci saranno poi il Premio del pubblico e la Menzione speciale «Basso Sebino».

Tutti i film saranno disponibili anche in streaming, sulla piattaforma OpenDDB. Durante le serate del Festival saranno presenti i registi dei film in programma e fuori concorso, che dialogheranno col pubblico al termine delle proiezioni.

Diversi gli ospiti, italiani e internazionali. Ci saranno Marilena Delli Umuhoza e Ian Brennan: attivista antirazzista, scrittrice e produttrice la prima (cresciuta a Bergamo, da padre italiano e madre rwandese), produttore musicale pluripremiato ai Grammy’s il secondo (attivo anche nella prevenzione alla violenza con corsi e seminari nelle più prestigiose università internazionali).

“Origines: noi siamo il futuro”. Talenti in mostra

Presenti anche Selin Ardak, skater di origini turche protagonista del documentario in concorso «Connections» e il Collettivo ZimmerFrei di Bologna, con l’installazione artistica «Lumi», racconto in tre capitoli video-audio di altrettante relazioni affettive.

Spazio, inoltre, per la mostra «Origines: noi siamo il futuro», dello stesso RA, dedicata alla valorizzazione dei talenti di ragazzi italiani di seconda generazione. In mostra, le immagini di tredici giovani, reinterpretazione in chiave contemporanea de «Il quarto stato», di Giuseppe Pellizza da Volpedo.

«Questo festival è una possibilità di dialogo, uno spazio libero di confronto e di opportunità per tutti coloro che hanno una storia da raccontare – afferma Amir RA –. È quanto ho vissuto anch’io: da principio, iscrivendo un mio film e, oggi, facendo parte della direzione artistica. In un momento storico di conflitto e di tensioni, l’opportunità di vedere le opere cinematografiche selezionate permette di intravedere la possibilità di un futuro basato sul concetto di integrazione e scambio reciproco. Un piccolo passo verso la pace». Tutte le informazioni su: www.iff-filmfestival.com.