Vocazioni, suor Chiara: “Abbiamo tutti bisogno di riscoprire una più ampia e concreta dimensione della vita e della fede”

Buongiorno suor Chiara, mi chiamo Giuseppe. Vi ringrazio per i vostri interventi, che leggo sempre con molto piacere. La mia domanda: mi sembra che oggi non si parli più di vocazioni. Non solo di quelle religiose (a proposito, nel vostro convento ci sono ancora nuove vocazioni?) ma anche di quelle che ognuno può vivere nella propria vita quotidiana. Avete anche voi questa impressione? Grazie di cuore.

Sì, caro Giuseppe, anche noi abbiamo questa impressione e non solo perché nel nostro monastero non ci sono nuove vocazioni. La sensazione generale che avvertiamo è quella di una sorta di “allergia” riguardo a questo tema.

Il termine “vocazione”, – lo sappiamo bene – significa “chiamata”, dal sostantivo latino “vocatio” e dal verbo “vocare” cioè “chiamare”! Per comprendere il suo significato è necessario però partire da Dio; è lui che continua a chiamare ogni suo figlio alla vita, alla gioia, alla libertà, al servizio, alla solidarietà, al perdono. Usare questo termine al di fuori di questa relazione significa impoverirlo della sua pregnanza.

La prima chiamata, quella fondamentale, è alla vita; tutti siamo dei chiamati! Tutti! Nel libro della Genesi, creando il mondo, Dio chiama alla vita ogni creatura, uomo e donna compresi e li chiama dal non essere all’essere. 

La vocazione alla vita non è da sottovalutare! Dio ci ha chiamati a vivere qui e ora, con questi fratelli, sorelle, amici, ecc., allo scopo di crescere nel suo amore, di fare conoscere a tutti la sua dedizione all’uomo e la sua santità. Rifiutare di accogliere la vita come chiamata condanna all’infelicità, al non senso, alla pesantezza quotidiana, al vuoto, perché neghiamo a noi stessi la possibilità di crescere in umanità e in fraternità. 

Per vivere una vita piena però è necessario un ideale che entusiasma e fa ardere il cuore. È questo il senso delle successive vocazioni, (la terminologia è un poco impropria) che ogni uomo e ogni donna ricevono, a partire da quella battesimale! Con il battesimo, infatti, diamo il nostro primo assenso a Dio che ci chiama ad entrare in comunione con lui, con le Tre persone divine, ad accettare la sua signoria sulla nostra vita, e a diventare membra vive della Chiesa, pietre vive del suo tempio santo che siamo noi.

Fa male al cuore constatare la grande superficialità con la quale noi battezzati viviamo la nostra fede e il nostro battesimo! Non tutti, però, sono chiamati a vivere la propria fede della medesima modalità! Nella sua fantasia, Dio ha disposto per ciascuno una strada particolare, personalissima, che nessuno può delegare al altri, pena l’impoverimento della vita personale e quella della Chiesa intera. 

È a questo livello che si inserisce il discorso sulle varie vocazioni nei diversi stati di vita: ciascuno accoglie in sé quel progetto che Dio, nella sua bontà e misericordia, ha da sempre pensato e si impegna totalmente a realizzarlo; si dice, così, che si ha la vocazione al sacerdozio, alla vita matrimoniale, alla consacrazione secolare, a quella diaconale, missionaria, religiosa, monastica. Solo scoprendo e vivendo questo progetto, possiamo essere veramente felici, anche se non ci sono evitate la fatica del vivere e le sofferenze. Ma c’è di più! Ciò che Dio ha pensato per ciascuno di noi, è in definitiva ciò che ciascuno desidera nel profondo del cuore. Dà gioia scoprilo, perché si prende consapevolezza che Dio non ci “butta addosso pesi”, ma considerando ciò che siamo, ci orienta ad un futuro decisamente più grande dei nostri piccoli orizzonti.

Purtroppo, come scrivi tu, abbiamo perso molto il senso vocazionale della vita, della fede e l’abbiamo relegata esclusivamente al sacerdozio, alla vita consacrata, alla missione, al matrimonio, ma come una sorte di chiamata a metà. Non ci siamo accorti che, in questo modo, abbiamo depauperato la vocazione del suo significato più vero, più umano e insieme più divino, e abbiamo perso l’ampia e concreta dimensione della vita e della fede. 

Per questo la Chiesa ha celebrato domenica 8 maggio la 59° giornata mondiale per le vocazioni dal tema “Fare la storia”, con l’augurio che tutti possano interpretare la vita come chiamata ad assecondare quella misteriosa azione dello Spirito che tesse le fila della vicenda comunitaria e personale. 

Ebbene, caro Giuseppe, come vedi nessuno è escluso da questo cammino!