Bergamo Brescia 23
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Bergamo-Brescia 2023, l’anno della cultura: cosa vuol dire per la nostra chiesa?

Il 2023 è l’anno in cui il blasone di Capitale Italiana della Cultura viene affidato alle città di Bergamo e di Brescia. Le amministrazioni comunali hanno individuato 4 aree di interesse, 4 filoni dentro cui costruire e incanalare le proposte e i progetti culturali: sono aree tematiche che sollecitano anche un pensiero ecclesiale e che, come Diocesi di Bergamo e di Brescia, hanno attivato l’immaginazione di alcune progettualità condivise. L’approssimarsi dell’evento rende utile raccontare quello che come Chiesa si è cominciato a muovere e quale significato specifico abbia la possibilità di inserirsi dentro questo movimento. Le due città, dunque, faranno confluire le proprie progettualità dentro 4 macro-aree, così intitolate: la cultura come cura, le città natura, le città dei tesori nascosti e la città che inventa.

La cultura come cura vorrebbe concentrarsi su tutto quel patrimonio umano e sociale che le nostre due città hanno visto risaltare durante la prova costituita dal picco della pandemia. Un capitale di attenzioni e di custodia in tema di salute, di fragilità, di resilienza, di solidarietà, di inclusione che ha costituito una risorsa comunitaria fondamentale, da mettere in valore. Le città natura invitano a mettere a fuoco il tema della transizione green e della rigenerazione urbana: uno sguardo al futuro delle nostre aree metropolitane all’insegna dell’innovazione, delle pratiche virtuose e delle scelte di sostenibilità. La città dei tesori nascosti invita a narrare e a valorizzare quanto di bello c’è nelle nostre terre, a volte così diffuso che finisce per essere dato per scontato: il patrimonio culturale, archivistico, librario, museale, folklorico, paesaggistico e anche enogastronomico, legato soprattutto a quei percorsi che ne facilitano l’accesso e la scoperta. La città che inventa vorrebbe andare a raccogliere la cultura d’impresa, tecnologica, di ricerca e innovazione, umanistica e di fede che è caratteristica del nostro territorio.

Le nostre Diocesi hanno molto da raccontare all’interno di queste 4 sfaccettature: all’interno del tema della cura trova spazio l’universo di azioni legate alla bellezza della carità cristiana, che in molti modi sostiene la vita delle famiglie bisognose, dei più poveri, dei senzatetto, dei profughi della guerra e dei migranti. La sensibilità della Laudato Sii di papa Francesco offre parole fresche per abitare la città natura: la cultura della sostenibilità integrale riconosce la connessione dei diversi aspetti, sociali, ambientali, umani ed economici, aprendo una pista di riflessione tutt’altro che marginale. La città dei tesori nascosti permette di riscoprire i quotidiani patrimoni artistici di cui le nostre comunità sono custodi da secoli: l’arte è la forma di espressione che ha legato alla bellezza di quadri ed edifici un’idea di uomo, plasmando un modo di vivere e un sistema di valori. La città che inventa offre la possibilità di incontrare e presentare la risorsa delle scuole e del mondo dell’istruzione: la cooperazione e la ricerca sono due modalità attraverso cui si accendono idee e si inventa il futuro.

Il cristianesimo è l’opera costante di mediazione della fede dentro una cultura, è un incontro tra le forme attraverso cui gli uomini danno significato alla propria vita e la verità del vangelo: in questo costante lavorio prende forma l’inedito dell’avventura cristiana. Abitare la città di tutti lasciando che l’originalità dell’incontro con Cristo sia fermento di umanità nuova: da sempre è questa la missione che i cristiani vivono. La cultura è il luogo dentro cui la fede vive e si lascia plasmare.

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