Papa Francesco: imparare a congedarsi è la saggezza degli anziani

Vaticano, 18 maggio 2022: l'udienza generale di Papa Francesco in piazza San Pietro - foto SIR/Marco Calvarese

“Gli anziani non dovranno essere invidiosi dei giovani che prendono la loro strada, che occupano il loro posto, che durano più di loro”.

È il monito del Papa, che nella catechesi dell’udienza di oggi, pronunciata in piazza San Pietro e dedicata alla vecchiaia, ha spiegato che “l’onore della loro fedeltà all’amore giurato, la fedeltà alla sequela della fede creduta, anche nelle condizioni che li avvicinano al congedo della vita, sono il nostro titolo di ammirazione per le generazioni che vengono e di grato riconoscimento da parte del Signore”.

“Imparare a congedarsi: questa è la saggezza degli anziani”, ha proseguito Francesco a braccio: “Ma congedarsi bene, attenti, col sorriso, congedarsi in società, con gli altri. La vita degli anziani è un congedo, lento, lento, ma un congedo gioioso. ‘Ho vissuto la vita, ho conservato la mia fede’: questo è bello, quando un anziano dice quello. ‘Ho conservato la vita, sono stato un peccatore ma ho anche fatto del bene’. Questa pace che viene è il congedo dell’anziano”.

Aiutiamo gli anziani a vivere e a esprimere la loro saggezza

“Guardiamo gli anziani, e aiutiamoli a vivere, a esprimere la loro saggezza di vita, che possano darci quello che hanno di bello e di buono”, l’invito finale.

E noi anziani guardiamo i giovani: serve un sorriso ai giovani. Loro seguiranno la loro strada, porteranno avanti quello che abbiamo seminato e anche quello che non abbiamo seminato. Un anziano non può essere felici senza guardare i giovani, e i giovani non possono andare avanti nella vita senza guardare gli anziani”.

“A me piace parlare con gli anziani guardandoli negli occhi: hanno occhi brillanti, che ti parlano più delle parole, la testimonianza di una vita”. Lo ha rivelato, a braccio, il Papa, nella catechesi dell’udienza, dedicata alla vecchiaia.

“E questo è bello conservarlo fino alla fine: seguire Gesù pieno di vita”, ha proseguito Francesco sempre fuori testo.

Manifestare coerenza nella nostra testimonianza di vita

“Imparare dalla nostra fragilità ad esprimere la coerenza della nostra testimonianza di vita nelle condizioni di una vita largamente affidata ad altri, largamente dipendente dall’iniziativa di altri”, l’imperativo per gli anziani.

“Con la malattia, con la vecchiaia la dipendenza cresce e non siamo più autodipendenti come prima”, ha detto a braccio: il Papa: “Anche lì c’è Gesù con noi, anche lì c’è la ricchezza della fede vissuta”.

“Disponiamo di una spiritualità realmente capace di interpretare la stagione – ormai lunga e diffusa – di questo tempo della nostra debolezza affidata ad altri, più che alla potenza della nostra autonomia?”, la domanda di Francesco, che si è chiesto inoltre: “Come si rimane fedeli alla sequela vissuta, all’amore promesso, alla giustizia cercata nel tempo della nostra capacità di iniziativa, nel tempo della fragilità, nel tempo della dipendenza, nel tempo del congedo, nel tempo di allontanarsi dal protagonismo della nostra vita?”.

Non cedere alla tentazione di ficcare il naso nella vita degli altri

“Non è facile allontanarsi dall’essere protagonisti della nostra vita”, ha ammesso il Papa: “Questo nuovo tempo è anche un tempo della prova, certamente. Incominciando dalla tentazione – molto umana, indubbiamente, ma anche molto insidiosa –, di conservare il nostro protagonismo”.

“E alle volte il protagonismo deve diminuire, deve abbassarsi”, ha sottolineato Francesco a braccio: “Devi accettare che la vecchiaia ti abbassa come protagonista, ma avrai un altro modo di partecipare alla famiglia, alla società, al gruppo degli amici”.

No, allora, alla tentazione che ha colto anche Pietro: quella di “ficcare il naso nella vita degli altri”. A questa “curiosità”, ha osservato il Papa a braccio, “Gesù dice: stai zitto! A te che importa? Tu prenderti cura della tua vita, e non ficcare il naso nella vita altri. Tu seguimi”. “Bellissimo”, ha commentato Francesco: “Seguire Gesù: nella vita e nella morte, nella salute e nella malattia, nella vita prospera con tanti successi e nella vita difficile, con tanti momenti brutti. Quando vogliamo metterci nella vita degli altri Gesù risponde: a che te che importa? Tu seguimi!”.

Seguire Gesù sempre, a piedi e anche in carrozzina

“Quando eri giovane eri autosufficiente, quando sarai vecchio non sarai più così padrone di te e della tua vita”. A citare questo avvertimento di Gesù a Pietro è stato il Papa, nella catechesi dell’udienza di oggi, pronunciata in piazza San Pietro e dedicato alla vecchiaia.

“Dillo a me che devo andare in carrozzina!”, ha proseguito a braccio Francesco: “Ma la vita è così’, con la vecchiaia abbiamo tutte queste malattie e dobbiamo accettarle come vengono, non abbiamo la forza dei giovani. E anche la tua testimonianza si accompagnerà a questa debolezza. Tu devi essere testimone di Gesù anche nella vecchia, nella malattia”.

A questo proposito, il Papa ha citato una frase di Ignazio di Lojola: “Così come nella vita, anche nella morte dobbiamo dare testimonianza di discepoli di Gesù”. “Il fine vita deve essere di discepoli di Gesù”, ha commentato ancora a braccio Francesco: “Il Signore ci parla sempre secondo l’età che abbiamo”.

“La tua sequela dovrà imparare a lasciarsi istruire e plasmare dalla tua fragilità, dalla tua impotenza, dalla tua dipendenza da altri, persino nel vestirsi, nel camminare”, il monito del Papa: “La sequela di Gesù va sempre avanti: con buona salute, con ottima salute, autosufficiente e non autosufficiente: seguire Gesù sempre, a piedi, di corsa, lentamente, in carrozzina, seguirlo sempre, anche nelle condizioni limitate della debolezza e della vecchiaia”.