Con la siccità tornano le rogazioni: “Un’occasione per pregare in un momento drammatico della nostra storia”

«A fulgure et tempestate, a peste, fame et bello, libera nos Domine, Te rogamus, audi nos» (da fulmine e grandine, da peste, fame e guerra, liberaci Signore, Te lo chiediamo, ascoltaci». È l’invocazione tipica delle Rogazioni, che si sono tenute per secoli, per poi scomparire pressoché totalmente nella seconda metà del Novecento con l’impetuosa irruzione dell’economia industriale e la scomparsa della civiltà rurale.

Le rogazioni nelle parrocchie bergamasche

Invece, non soltanto in terra bergamasca, a causa del prolungarsi del preoccupante periodo di forte siccità, in alcune parrocchie questa pratica è stata riesumata, trovando eco meravigliata sui massmedia.

È il caso, per esempio, della parrocchia di Almè, dove sono previste sette Rogazioni, di cui quattro già tenute, con mete diverse, per esempio i cimiteri di Almè e Villa d’Almè, l’ex stazione ferroviaria e la cappella dei Morti degli Spazzi. «Ritengo — ha commentato il parroco don Pinuccio Leidi — che siano una grande occasione per pregare e condividere questo momento drammatico della nostra storia. Già il 25 giugno scorso, l’arcivescovo di Milano Mario Delpini si è recato in tre chiese del territorio agricolo dell’arcidiocesi a recitare Rosario per il dono della pioggia».

A Pizzino, in Valle Taleggio, le Rogazioni si tengono ogni anno partendo dalla chiesa parrocchiale per proseguire sulla mulattiera per Ca’ Corviglio e Sottochiesa, per poi giungere alla chiesetta di Santa Rosa. Al termine, ristoro con prodotti tipici. A Urgnano le recenti Rogazioni hanno visto la presenza di un centinaio di persone.

Cosa sono e come si svolgono?

Le Rogazioni (dal latino «rogare», chiedere pregando), che si suddividono in maggiori e minori, sono quelle processioni per chiedere a Dio la protezione della campagna contro l’inclemenza atmosferica (grandine, siccità, alluvioni) e delle malattie di piante e bestiame.

In pratica, è una richiesta corale a Dio per la sicurezza del pane quotidiano, segnatamente in epoche dove la vita dell’anno era subordinata a un raccolto abbondante. Le Rogazioni affondano le radici in epoche antichissime e poi introdotte nel cristianesimo per soppiantare analoghe cerimonie del mondo pagano. Pur essendo quasi scomparse, il Benedizionale revisionato nel 1984 da papa Giovanni Paolo II prevede la loro celebrazioni in alcuni momenti particolari.

Le Rogazioni maggiori si tenevano il 25 aprile, festa di San Marco. Furono introdotte a Roma nell’anno 816 da papa Leone III e poi diffuse in tutta la cristianità. Con il trascorrere del tempo, nelle campagne si sviluppò la tradizione di costruire croci con i rami degli alberi e adornate con rami d’ulivo benedetti a poi piantate nei campi. Le Rogazioni minori, le più diffuse, si tenevano nei tre giorni precedenti la festa dell’Ascensione, che un tempo cadeva di giovedì, forse nel senso di invocare un ultimo ascolto dal Figlio prima del ritorno al Padre. Il percorso delle processioni toccava l’intero territorio partendo dalla chiesa parrocchiale, per giungere in luoghi diversi in ognuno dei tre giorni. In testa c’erano le Confraternite maschili, quindi il clero con paramenti viola che intonava le Litanie dei Santi, poi donne e uomini. Giunto nei luoghi stabiliti, il sacerdote, alzando la Croce verso i punti cardinali, recitava l’invocazione citata, mentre i fedeli rispondevano «Libera nos Domine, Te rogamus, audi nos». Al termine, Messa al cimitero o in chiesa.

La storia nelle parrocchie bergamasche

Nella parrocchia cittadina di Redona, le Rogazioni si sono svolte fino al 1969 con tre processioni partendo da diversi luoghi contemporaneamente per poi confluire in un punto stabilito.

A Villa di Serio, la processione prevedeva tre soste: santuario del Buon Consiglio, chiesetta dei Morti della peste a Scanzo e parrocchiale, quindi ritorno, nuova sosta al santuario e termine in chiesa parrocchiale. A Cividate al Piano, la processione più seguita raggiungeva una lontana cascina, dove ai fedeli venivano offerti polenta e salame. A Gorno erano precedute da un uomo che suonava un campanello. A Nembro, le Rogazioni maggiori vedevano la processione fino alla chiesa di Viana con Messa e benedizione dei campi. Ad Alzano Maggiore, vedevano la processione verso il fiume Serio, mentre quelle minori toccavano sette luoghi. Ad Albino, quelle maggiori raggiungevano la chiesetta della Madonna del Lupo con la benedizione dei campi. Quelle minori toccavano tre luoghi, fra cui il Serio. A Chiuduno c’era l’usanza di rivolgersi in dialetto a un santo: «San Spiridiù, la tempèsta tegnìla sö ú» (San Spiridione, la grandine tenetela su voi in Cielo).

Fino ad alcuni anni fa si sono tenute anche nella parrocchia cittadina di Colognola con un momento di preghiera e la Messa in sei luoghi diversi del territorio una volta la settimana.