Essere giovani in Bosnia ed Erzegovina. “Le nuove generazioni possono creare un futuro migliore”

Sarajevo, 10 marzo 2022: incontro con mons. Tomo Knezevic, Caritas Bosnia-Erzegovina - città, bombe, mercato - incontro interreligioso usulmani, cattolici, ortodossi - oncontro con ambasciatore Marco Di Ruzza - foto SIR/Marco Calvarese

Continua il lavoro della Chiesa cattolica in Bosnia ed Erzegovina per cercare di aiutare i giovani, definiti da Papa Francesco “fiori di una primavera” in quanto generazione nata dopo la guerra iniziata 30 anni fa, ad incontrarsi, andare avanti e rompere i pregiudizi che animano il Paese. L’intervista a don Šimo Maršić, responsabile della pastorale giovanile dell’arcidiocesi di Sarajevo e direttore del Centro di Pastorale Giovanile San Giovanni Paolo II, il primo centro giovanile che vuole aiutare le nuove generazioni a creare ponti verso gli altri

foto SIR/Marco Calvarese

“Tutti parlano della pace: alcuni potenti della terra parlano e dicono belle cose sulla pace, ma sotto vendono le armi! Da voi io aspetto onestà, onestà fra quello che pensate, quello che sentite e quello che fate: le tre cose insieme …da voi, da questa prima generazione del dopoguerra, mi aspetto onestà e non ipocrisia. Unione, fare ponti, ma lasciare che si possa andare da una parte all’altra. Questa è fratellanza”. È uno dei passaggi del discorso di Papa Francesco ai giovani di Bosnia ed Erzegovina incontrati il 6 giugno 2015 nel Centro di Pastorale Giovanile San Giovanni Paolo II di Sarajevo. E certamente uno dei modi per dare seguito e sostanza a quelle parole è sicuramente il Centro di Pastorale Giovanile San Giovanni Paolo II di Sarajevo.

Il primo centro giovanile presente nel Paese

“È il primo centro giovanile  presente nel nostro Paese, perché durante il comunismo era vietato per la Chiesa cattolica e tutte le comunità religiose lavorare con i giovani.

Solo nell’ambito della parrocchia si poteva un po’ preparare per i sacramenti”, spiega don Šimo Maršić, responsabile della pastorale giovanile dell’arcidiocesi di Sarajevo e direttore del Centro di Pastorale Giovanile San Giovanni Paolo II, che ricorda la visita di Bergoglio e l’invito rivolto ai tanti giovani raccolti in quel luogo, non solo cattolici ma anche musulmani e ortodossi, a costruire ponti e non muri.

“Nel nome Giovanni Paolo II sono contenute la visione e la missione di questa realtà. Un luogo dove i giovani si sentono a casa, dove possono crescere nella propria fede, dove possono anche incontrare gli altri con cui noi come cattolici viviamo in questo Paese”. 

“L’obiettivo a lungo termine del centro – prosegue don Maršić – è quello di fornire ai giovani l’opportunità di dimostrare i propri talenti e capacità attraverso varie attività e progetti, e di superare i pregiudizi e costruire ponti verso gli altri, indipendentemente dalla nazionalità, dall’età , sesso o razza”.

Non solo. Tra le attività della struttura la formazione degli animatori, il festival della musica, la scuola di volontariato ma anche sport, salute, ambiente e numerosi altri progetti organizzati dal centro giovanile della diocesi di Sarajevo che, non ultimo, non disdegna un certo interesse per la politica. 

Spazi per incontrarsi e rompere i tanti pregiudizi

“Proviamo ad aiutare i giovani a crescere nella conoscenza della politica e dei valori democratici, con un progetto che si chiama ‘Visione è una decisione’”.

Nel titolo l’idea del progetto, che si propone di far conoscere al meglio i principi della democrazia, elemento essenziale e fondamentale per qualsiasi rapporto di pace.

“Come comunità religiosa vogliamo creare spazi dove i giovani possano incontrarsi, andare avanti, rompere i tanti pregiudizi presenti sorti questo Paese dopo la guerra”.
Le vie principali attraverso cui passa e si snoda la missione del centro sono la spiritualità, gli incontri e la formazione.

Tre direttrici attraverso le quali si sviluppano i progetti che da una parte rafforzano la spiritualità, dall’altra promuovono il volontariato e l’attivismo giovanile, oltre che sviluppare il dialogo interreligioso, la democrazia, la protezione e conservazione dell’ecologia, la protezione dei bambini e dei loro diritti, la cura dei gruppi di giovani emarginati e altro ancora.

“I programmi interreligiosi sono una parte molto importante di questo centro”, sottolinea don Šimo Maršić fermamente convinto dell’indispensabile forza e generosità dei giovani per la costruzione di una società migliore.

“Giovanni Paolo II ha avuto sempre fiducia nei giovani e noi come centro giovanile cattolico che porta il suo nome , abbiamo veramente fiducia nelle nuove generazioni, sicuri, come il pontefice polacco, che possono creare un futuro migliore”.