Federico Galizzi da Sant’Omobono in Malawi: “Un’esperienza di missione apre gli orizzonti”

Aprire i confini della vita grazie a un’esperienza di missione. È quello che è accaduto a Federico Galizzi, 23 anni della parrocchia di Almenno San Salvatore, che ha trascorso il mese di agosto in Malawi, ospite della missione delle suore sacramentine.

“L’idea – racconta – è nata parlando con un’amica che aveva a sua volta vissuto un’esperienza di missione in Africa. Avrei voluto partire già nel 2020, ma ho dovuto rimandare a causa della pandemia”.

Federico, che sta seguendo il corso di laurea magistrale in Fisica delle particelle a Milano Bicocca, ha sempre frequentato l’oratorio con diversi incarichi: “Ho seguito in particolare gli adolescenti in un percorso studiato su misura per loro. Questa esperienza mi è sembrata un modo per approfondire e ampliare la mia formazione umana.  È stato il primo viaggio fuori dall’Europa, la prima volta in Africa”.

Appena arrivato, Federico si è ritrovato a visitare con un volontario il cantiere di una casa di accoglienza. “I bambini ci urlavano “asungu”, che vuol dire “bianco”. Per la prima volta mi sono ritrovato “classificato” per il colore della pelle. Non mi ha creato disagio, semmai maggiore consapevolezza. Mi sono ritrovato in un’altra dimensione, e sto ancora rielaborando le impressioni che ho avuto. La gente era povera ma molto dignitosa. Tutti tenevano molto ad essere sempre presenti a Messa la domenica con gli abiti migliori che possedevano”.

Federico animava le attività dei bambini: “Ci inventavamo attività di gioco molto semplici, come modellare la plastilina. Nei nostri gruppi c’erano bambini della scuola dell’infanzia e primaria. Ogni giornata era diversa, ci è capitato anche di dare una mano ai volontari dei cantieri solidali, dipingendo le pareti di un dormitorio di una casa per ragazzi abbandonati”. 

Prima di partire Federico ha partecipato con gli altri volontari al corso di formazione del Centro missionario diocesano: “Ho avuto la possibilità preziosa di dialogare con un padre confortano che era già stato in Malawi e che ci ha insegnato le prime parole nella lingua locale, spiegandoci che cosa ci aspettava. Sono partito senza aspettative, pronto ad accogliere ciò che sarebbe successo, sapendo che andavamo in un luogo con abitudini molto diverse dalle nostre e mi sono sentito accolto con calore dalla comunità. La sera a cena chiacchieravamo con le suore e mi hanno colpito molto le esperienze che hanno condiviso con noi. Siamo stati in Malawi in un periodo di relativa tranquillità ma attraverso i loro occhi abbiamo capito quanto la situazione possa cambiare in un periodo di carestia e di siccità. Ci avevano correttamente messo in guardia sulle situazioni di rischio. A me piace molto la fotografia, ma sono stato attento a non invadere la sfera privata delle persone e a non dare fastidio”. 

Questo mese intensissimo ha lasciato il segno: “Da quando sono tornato l’Africa mi manca, ci ripenso spesso. Di sicuro mi fa piacere, ora, raccontare la mia esperienza ai miei amici, sperando di convincerli a imitarmi, e alla mia comunità”. 

Presto Federico dovrà fare di nuovo le valigie per un periodo di studio all’estero: “Preparerò la tesi a Ginevra, nei laboratori del Cern. Anche lì, in un ambiente internazionale, con studenti di tutto il mondo, sarà preziosa l’esperienza del Malawi, che mi ha spinto ad aprirmi a conoscere orizzonti e persone nuove e ad apprezzare le differenze di cultura e tradizione”. 

Federico si sente di consigliare con entusiasmo l’esperienza ai suoi coetanei: “Trascorrere un periodo in missione – conclude – è una possibilità troppo grande per essere sprecata, è un ottimo esercizio per rimettersi in discussione. Quest’anno ho scelto di partire con persone sconosciute e sono stato costretto ad aprirmi agli altri, a superare i miei limiti, non potevo chiudermi nella mia comfort zone”.