Box Organi a Lallio: due concerti con clavicembalo e organo, tra Rinascimento e Barocco

Dopo il successo del concerto straordinario con canti della tradizione alpina, un doppio appuntamento concertistico. Per sabato 1 ottobre, la rassegna «Box Organi. Suoni e parole d’autore» di Lallio propone infatti una doppietta di concerti distribuita, in orari necessariamente differenti, tra la storica chiesa quattrocentesca dedicata a San Bernardino e la Parrocchiale dei SS. Bartolomeo e Stefano. Due luoghi, dunque, e due strumenti – il clavicembalo e l’organo – saranno i protagonisti di due recital, che affronteranno brani prevalentemente venuti alla luce tra tardo Rinascimento e Barocco, in un tenace quanto ricco excursus musicale scandito da autori di varie aree geografiche europee. 

Si comincia alle 17, in San Bernardino, con il clavicembalo suonato da Fabio Bonizzoni (nella foto di apertura del post), un musicista che ha già testimoniato la sua bravura in decine di incisioni discografiche, da solo o con l’orchestra “La Risonanza” (integrale delle Cantate italiane di Haendel, Serenate di Vivaldi, Haendel, Scarlatti, Didone e Enea di Purcell, Concerti per clavicembalo e orchestra di Bach), spesso premiate con importanti riconoscimenti.

Dopo aver conseguito il diploma in organo barocco e clavicembalo al Conservatorio di L’Aja (NL) sotto la guida di Ton Koopman, la sua intensissima attività lo ha portato ad esibirsi in prestigiose sale da concerto e per i più accreditati festival italiani e esteri.

«Comporre programmi concertistici – scrive lo stesso Bonizzoni nella sua sapiente presentazione – è una parte assai creativa del lavoro del musicista. Tante sono le variabili di cui tenere conto e molti i fattori esterni – lo strumento a disposizione, l’acustica del luogo, il tipo di pubblico per esempio – che influenzano la scelta. Sempre, comunque, si cerca che il programma sia una sorta di percorso che conduca l’ascoltatore a scoprire qualche cosa, non solo a divertirsi, ma a riflettere, a scoprire. E spesso ci si trova dunque a raccontare, in qualche misura, una storia. Suonare in pubblico è, di per sé, raccontare qualche cosa e compilare un programma è la preparazione al racconto che ci si accinge a fare. Ci sono programmi fatti e finiti – le Variazioni Goldberg per esempio – che sono una storia completa, una di quelle opere quasi letterarie vorrei dire, che contengono tutte le emozioni di una vita, o della vita forse. Vi sono brani astratti, e penso alle toccate di Frescobaldi per esempio, che sono quasi madrigali senza parole e che richiedono all’esecutore di dipingere con le note le stesse storie emotive che animano i brani di Monteverdi, che è come dire i madrigali petrarcheschi. I due programmi che presento oggi invece, seguendo la richiesta della direzione artistica, non presentano una storia, ne presentano molte. Ogni brano infatti racconta una sua propria storia, dichiaratamente. Questa precondizione fa sì che i due programmi non andranno visti come due percorsi, in metafora pittorica potremmo dire “come grandi affreschi”, ma piuttosto come una serie di miniature, quasi polittici antichi che, in ogni riquadro, narrino storie diverse, accomunate tutte dall’intento dichiaratamente descrittivo del loro compositore. Se in un primo momento mi domandai come avrei potuto costruire due programmi interi scegliendo solo brani strettamente legati a una narrazione, o a un avvenimento, devo dire che dopo breve tempo mi trovai invece nell’imbarazzo della scelta. Non avevo forse mai fatto caso a quante composizioni, sotto un titolo a volte insospettabile, nascondessero invece chiari riferimenti a fatti storici, a pagine bibliche, a riflessioni su una personale storia di vita. Non mi riferisco qui alla Sonata Biblica di Kuhnau, ovviamente, poiché là il riferimento è evidente, addirittura abbiamo le didascalie che, per ogni movimento, ci spiegano quale sia l’oggetto della descrizione. Neanche alla Suite di Froberger scritta sulle disavventure del suo viaggio londinese in cui venne derubato e di conseguenza costretto, per racimolare qualche spicciolo, a tirare i mantici di un organo. Anche qui una lunga didascalia ci racconta tutto quello che questa pagina ha ispirato. Ma penso invece, per esempio, al brano di Correa de Arauxo noto come Todo el mundo en general che in realtà è una serie di variazioni su una delle storie più magiche di sempre, quella della immacolata concezione di Maria, il cui naturale seguito è il Noël di Corrette. O al cosiddetto Ballo del Granduca di Sweelinck che altro non è se non una serie di variazioni sull’aria L’Aura Soave che fu composta per gli intermedi fiorentini che celebrarono il matrimonio tra Ferdinando de’ Medici e Cristina di Lorraine. E ancora, storie d’amore in abbondanza, da Madame vous avez mon coeur al celebre madrigale amoroso/erotico Ancor che co’l partire, ai pensieri tristi di Mein junges Leben hat ein Ende ai ricordi di coloro che non ci sono più, il Tombeau di Louis Couperin per esempio. E non mancano musiche che, in questo momento, non vorrei suonare: musiche ispirate a battaglie, ad atti violenti. Musiche che non vorrei eseguire ma che pure suono, perché l’arte trasfigura anche la violenza, e la nobilita, togliendola dal contesto barbaro e contingente in cui si realizza. Dunque Araujo per esempio, che compone – così come fa l’anonimo autore della Battaglia Tedeschina e Saltarello – la prima pagina della sua bella composizione citando quasi letteralmente la Bataille di Clément Janequin, archetipo di tutte le composizioni analoghe che seguirono. E, naturalmente, Balbastre, che celebra la rivoluzione del 1789 con tanto di imitazione dei cannoni e della fuga dei nemici».

Per quanto riguarda invece il brano musicale in prima esecuzione assoluta, la scelta è caduta su don Valentino Donella, sacerdote veronese ben conosciuto anche nella nostra città. Diplomato in Composizione, Musica corale e Strumentazione per banda nel Conservatorio “F. E. Dall’Abaco” della sua città negli anni 1972-73, ha seguito corsi di perfezionamento all’Accademia Chigiana di Siena con Franco Donatoni.

Ha insegnato per 20 anni nei Conservatori statali di Mantova e di Verona e per oltre 10 anni ha tenuto lezioni di Musicologia Liturgica presso il Pontificio Istituto Ambrosiano di Musica Sacra di Milano. Nel ’92 è stato chiamato come vice maestro nel duomo di Milano. Dal 1994 al 2015, a seguito di regolare concorso, è passato alla guida della storica Cappella musicale nella basilica di S. Maria Maggiore a Bergamo.

Ha scritto ogni genere di musica, dalla liturgica alla cameristica e sinfonica, compresa un’opera lirica (Il sogno di Makar) e pubblicato 14 libri di argomento storico e musicologico. Seguendo il filo rosso dettato dal tema della rassegna, la nuova creazione di Donella si intitola Una Storia, con discesa da Città Alta. Scrive l’autore: «Il brano è concepito come una serie di variazioni attorno a un concetto: quello della discesa, che assume di volta in volta forme per lo più inaspettate. Dopo una prima parte che si delinea come un percorso accidentato, una salita tormentata, conquistata a fatica, segue una sorta di estatico assolo di cornetto, poi concluso da una conseguente, scivolosa discesa. Ad ognuno immaginare il non detto; ciascuno può apportare rifiniture diverse a completamento del mio pezzo “giallognolo” basato su una storia “misteriosa”». 

Toccherà stavolta al giovane e valente Federico Calcagno interagire nel corso della serata con l’organista, proponendo al clarinetto basso una serie di improvvisazioni su temi di musiche in programma. Nato nel 1995, è considerato uno dei più entusiasmanti musicisti della nuova generazione a livello internazionale. Diplomato in clarinetto classico e clarinetto jazz al Conservatorio “G. Verdi” di Milano, nel 2019 perfeziona i suoi studi concludendo un Master biennale al Conservatorio di Amsterdam in clarinetto basso jazz e frequentando il workshop in “Jazz and Creative Music” al Banff Centre for the Arts in Canada. Attivo principalmente tra Italia e Paesi Bassi, è vincitore di numerosi premi tra cui il “Miglior Giovane Talento Italiano 2020” della rivista Musica Jazz e il “Premio Internazionale Giorgio Gaslini 2020”. Ha suonato in numerosi gruppi tra cui Tri(o)ttico (vincitore del Premio del Conservatorio di Milano 2018) e Double Cut di Tino Tracanna.    

Il tradizionale spazio letterario sarà occupato dalla lettura del Fantomatico organo di Baggio, un divertente racconto di Giorgio Fontana, qui interpretato dall’attrice Matilde Facheris. Vincitore del Premio Campiello con Morte di un uomo felice (2014), Fontana collabora con Il Sole 24 ore, IL e “La Lettura” del Corriere della Sera. Tra i suoi lavori più recenti vanno citati i romanzi Un solo paradiso (2016), Prima di noi (2020, Premio Mondello, Premio Salgari, Premio Bagutta, finalista al premio Lattes) e Il Mago di Riga (2022).     

A inizio serata, il professor Giosuè Berbenni, esperto studioso di arte organaria, terrà una breve prolusione sulle caratteristiche costruttive e le peculiarità foniche dell’organo Bossi Urbani 1889, attorno al quale ruota tutta la programmazione della rassegna «Box Organi» e di cui quest’anno si ricordano i trent’anni dal restauro ad opera della ditta Piccinelli di Ponteranica, che lo ha riportato a una perfetta funzionalità.

La rassegna «Box Organi», ideata e diretta da Alessandro Bottelli e organizzata in collaborazione con la Parrocchia di Lallio, è resa possibile grazie anche al contributo di Fondazione Credito Bergamasco, delle ditte Zanetti, Agnelli Metalli, Montello, Ferretticasa, Fra.mar, Co.Me.C., Ambrosini, dell’associazione Libera Musica. Si avvale inoltre del patrocinio e del sostegno della Provincia di Bergamo e del Comune di Lallio, di Eliorobica come sponsor tecnico e della media partner dei quotidiani Corriere della Sera e Avvenire, del settimanale Famiglia Cristiana, del settimanale online della Diocesi di Bergamo santalessandro.org. e della rivista specializzata Jazzit.

Ingresso libero e gratuito fino a esaurimento posti. Prenotazione obbligatoria per il concerto in San Bernardino delle ore 17: 388 58 63 106.

  1. Le cose belle come le buone idee sono un patrimonio di tutti e per tutti.

    L’arte e la cultura che affonda nei valori veri e profondi come radici nella roccia diventino linfa per la persona assetata di grazia.

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