Leggende bergamasche: il fuoco delle fucine e l’origine della Val d’Inferno

La leggenda della Val d'Inferno Vanessa Panariti disegno

Un tempo la Val d’Inferno, situata tra di Ornica e il Pizzo dei Tre Signori, non aveva questo nome, ma si chiamava Val Fornasicchio, probabilmente per la presenza, nella sua parte più bassa, di forni e fucine per la lavorazione del minerale ferroso di cui erano ricche le miniere della zona. 

Il minerale, estratto a fatica dai minatori, veniva trasportato a Ornica a dorso di mulo e sottoposto a procedimento di fusione nei forni, per essere trasformato in verghe di metallo puro, pronte per la lavorazione nelle numerose fucine chiodarole del paese. Fu la presenza di tali impianti ad alimentare nella fantasia popolare l’accostamento dell’immagine del fuoco a quella dell’Inferno, luogo del fuoco per eccellenza.

A tale concezione è legata anche una leggenda, per la verità alquanto ingenua, che ancora oggi si racconta a Ornica. Il più grosso di questi forni era gestito in epoca assai remota, da persone forestiere, forse della Valsassina, specialiste del mestiere, che si dedicavano senza sosta a ridurre il minerale in ferro puro. 

La paura di essere gettati nel fuoco

Narra la leggenda che costoro non vedevano di buon occhio gli abitanti di Ornica, al punto che ogni tanto, trovandosi a corto di legna o di carbone, non si facevano scrupolo di prendere qualche ornichese che passava da quelle parti e gettarlo vivo nella fornace per alimentare il fuoco. Una terribile paura assalì allora gli abitanti di Ornica che presero a chiamare quel luogo la “Valle d’Inferno”.

Le prepotenze dei forestieri durarono a lungo finché un bel giorno i capifamiglia di Ornica, risoluti a porre fine a quelle crudeltà, si riunirono in assemblea e decisero di inviare tre loro rappresentanti a Venezia per chiedere aiuto al governo lagunare. Il viaggio dei tre delegati fu proficuo, infatti dopo un paio di mesi essi se ne tornarono a Ornica portando con sé un carro carico di archibugi e bombarde.

Un fortino dirimpetto al forno infernale

Felici per il buon esito della missione, gli ornichesi costruirono un fortino in località Piazze, proprio dirimpetto al forno infernale, vi installarono le armi e rimasero in attesa.

Non passò molto tempo che i forestieri si presentarono armati di tutto punto per dar corso alle solite prepotenze, ma questa volta trovarono pane per i loro denti: furono investiti da una valanga di fuoco che li distrusse assieme al loro impianto, facendo sparire in breve ogni cosa.

Così del forno maledetto si sono perse le tracce, ma il nome dato alla Valle d’Inferno è rimasto fino ad oggi.

Disegno di Vanessa Panariti