Nobel per la letteratura e lotte femminili per l’aborto. Suor Chiara: “È necessario prendersi cura della solitudine delle donne”

Buongiorno suor Chiara
Quest’anno il Nobel per la letteratura è stato assegnato ad Annie Ernaux, scrittrice francese che personalmente apprezzo molto, dalla scrittura molto raffinata. Mi ha colpito però la sua dichiarazione subito dopo il premio: ha detto infatti che “lotterà fino al suo ultimo respiro per garantire il diritto all’aborto e alla contraccezione”. Questa dichiarazione si inserisce in un dibattito molto acceso in questo periodo, a partire da ciò che è accaduto negli Stati Uniti. Mi colpisce che nella cultura attuale si pensi all’interruzione di gravidanza, che è sempre una terribile ferita nella vita di una donna, solo in termini di libertà. Capisco ovviamente che non tutti possono pensarla come i cattolici e che molti siano infastiditi dal fatto che si metta l’accento sulla sacralità della vita, ma in questo dibattito mi sembra comunque che ci sia qualcosa che stride, anche scegliendo un punto di vista “puramente umano” e non solo cristiano. Che cosa ne pensa?
Clara

Cara Clara, la domanda che poni è molto complessa e il rischio è quello di una risposta superficiale e non esaustiva. La questione apre molti sentieri e necessita di tempo per non dire cose scontate. Credo che al cuore della questione ci sia la visione dell’uomo, della vita, dalla quale scaturiscono i valori e le scelte fondamentali.

Per un credente la vita è dono di Dio, dal suo concepimento alla morte naturale; in essa vi è posta l’impronta di Dio, la sua immagine. La vita umana è sacra perché, fin dal suo inizio, comporta l’azione creatrice di Dio e rimane per sempre in una relazione speciale con il Creatore, suo unico fine. In questa prospettiva, per un credente, l’aborto è inconciliabile con la propria fede.

Ogni singola situazione richiede rispetto, non giudizio

Affermare questo non significa esprimere giudizi di condanna sulle donne che hanno praticato l’aborto, o meglio, vissuto il dramma dell’aborto per cause diverse e a volte veramente drammatiche e difficilmente valutabili. Ogni singola situazione richiede rispetto, non giudizio, anche quando non la si condivide, perché rimane sempre il mistero della persona che compie questa scelta. La misericordia di Dio abbraccia anche chi, per motivi differenti, riconosce il proprio errore e si consegna nelle mani del Creatore.

Qualche donna può forse vivere un aborto con superficialità, altre per tutta l’esistenza sono ferite dal rimorso e una grande sofferenza per quel bambino mai nato le cui fattezze si cercano in ogni volto di un bambino che si incontra. Rimane comunque aperta la questione “donna”, il suo rapporto con il lavoro, la famiglia la maternità, il sostegno che la società è in grado di darle, accompagnandola nei passaggi difficili.

La solitudine delle donne trova sostegno e custodia?

La solitudine nella quale spesso una donna si trova a vivere di fronte a una gravidanza, alle proprie condizioni economiche o relazionali, alla complessità della vita di ogni giorno trova sostegno, custodia, accompagnamento? La legge 194 pensata per sostenere le donne e arginare il dramma degli aborti clandestini è attuata anche negli aspetti di prevenzione, di discernimento e accompagnamento affinché siano tutelate le condizioni delle donne per poter accogliere una gravidanza in una situazione di fragilità e non pensare all’aborto come unica via da intraprendere? 

Tanto cammino si è compiuto per favorire la condizione femminile, ma ancora tanto cammino ci attende. La violenza che ferisce ancora le donne e sembra riportare al passato la storia, ci deve interrogare in questo tempo nel quale le molestie, le violenze verbali e sessuali popolano la cronaca dei giornali.

Queste sembrano essere piaghe che feriscono e rallentano la promozione della donna, ancora troppo considerata oggetto, strumento di consumo, valutata secondo criteri di esteriorità, di piacere. Allora di quale libertà parliamo!?

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