Verso l’alt(r)o, la meditazione della settimana. Accorgersi dell’umanità nelle fragilità

Durante il cammino, le folle gli si accalcavano attorno. Una donna che soffriva di emorragia da dodici anni, e che nessuno era riuscito a guarire, gli si avvicinò alle spalle e gli toccò il lembo del mantello e subito il flusso di sangue si arrestò. Gesù disse: «Chi mi ha toccato?». Mentre tutti negavano, Pietro disse: «Maestro, la folla ti stringe da ogni parte e ti schiaccia».  Ma Gesù disse: «Qualcuno mi ha toccato. Ho sentito che una forza è uscita da me»” (Lc. 8, 43 – 46)

Quand’ecco un uomo, di nome Zaccheo, capo dei pubblicani e ricco, cercava di vedere chi era Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, perché era piccolo di statura. Allora corse avanti e, per riuscire a vederlo, salì su un sicomòro, perché doveva passare di là. Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse: «Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua»»” (Lc 19, 2 – 5)

Ultimamente, venendo a contatto, durante il tirocinio, con situazioni, vicende e persone non semplici e marginali, spesso mi trovo a riflettere su una problematica che oggi, ancora di più rispetto al passato, affligge la nostra società: l’indifferenza, in particolare per quelle persone che non si “allineano” ai canoni del socialmente accettabile e della normalità.

Un’indifferenza che elimina, cancella, ciò che più dà fastidio all’uomo contemporaneo: la fragilità, la possibilità di cadere, di sbagliare, e la diversità.

Quante volte si resta bloccati per la semplice paura di sbagliare, dimenticando il famoso detto “sbagliando si impara”, e quante volte capita di vergognarsi delle persone malate che ci stanno accanto, di sentirle come un peso, identificandole solo e soltanto con la malattia di cui soffrono.

E ancora, quante volte si etichetta negativamente qualcuno, anche solamente per un piccolo errore o per una scelta sbagliata e sconveniente oppure si resta indifferenti a tutte queste situazioni, cercando di eliminarle, non facendoci caso, ovvero adottando la tecnica “se non le vedo, non esistono”. 

Ci si deve accorgere dei più fragili

Eppure non è così, non si può rimanere indifferenti, far finta che le fragilità non esistano. Ci si deve accorgere di chi ci circonda, di chi ha bisogno, di chi chiede, anzi urla, di redimersi, di avere una seconda possibilità.

La donna e Zaccheo dei due brani del Vangelo di Luca citati, pur non facendolo materialmente, gridano un bisogno, chiedono che qualcuno si accorga di loro, che qualcuno fissi il suo sguardo nel loro, che la vita di qualcuno incroci la loro e la accolga per quella che è. Non è un caso che entrambi incontrino Gesù in mezzo ad una folla, che non si trovino in primo piano, facilmente visibili.

Gesù deve scrutare nella folla per individuare chi ha toccato volutamente e con uno scopo il suo mantello e deve alzare il suo sguardo per vedere Zaccheo, che si è arrampicato su un Sicomoro per assistere al Suo passaggio. Eppure Gesù si accorge del peccatore che chiede redenzione, si accorge della malata che chiede cura, si accorge di due persone che sono bisognose dell’amore di Dio, e non lo fa mancare. 

Gesù ci insegna che dietro le fragilità ci sono sempre delle persone, con la loro storia (Zaccheo è il capo dei pubblicani ed è ricco, mentre la donna, ormai, da dodici anni soffre di emorragia) e i loro desideri (Zaccheo desidera vedere il Maestro, desidera essere salvato dall’amore di Gesù, la donna desidera essere guarita, desidera essere salvata dalla fede in Dio). 

Un uomo, i suoi desideri e le sue fragilità

Qualche giorno fa durante un incontro dei giovani in oratorio abbiamo ascoltato la testimonianza di un uomo che ha deciso di dedicare la propria vita all’educazione dei più giovani e dei più fragili, e, in particolare, ci diceva che, secondo lui, la persona, per essere tale, deve essere costituita da tre elementi essenziali: la sua storia, i suoi desideri e le sue fragilità, cosa che condivido pienamente e che non avrei potuto esprimere in modo più chiaro. L’uomo, da un lato, non può essere identificato totalmente nelle sue fragilità, ne andrebbe della sua umanità e, dall’altro, nonostante vorrebbe farne a meno, non può prescindere dall’essere per certi aspetti fragile. Questo è un elemento essenziale, insieme a storia e desideri, dell’essere persona, dell’avere un’umanità.

Allora, sull’esempio di Gesù, siamo chiamati a diventare sempre più capaci del semplice gesto dell’accorgersi che l’altro, nonostante tutto, è una persona, bisognosa dell’altrui accorgersi e che anche noi ne siamo parimenti bisognosi. Non fermiamoci, dunque, alle fragilità, non restiamo indifferenti, andiamo oltre ed amiamo le persone per ciò che sono, per la loro storia, per i loro desideri ed anche per le loro fragilità, che ci sono, sì, sono essenziali, ma non sono il tutto, sapendo così dare una seconda possibilità, prendersi cura e tendere una mano e, viceversa, sapendo accettare l’aiuto quando ne abbiamo bisogno e ci viene offerto.

Eligio Cattaneo

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