L’importanza di scegliere. Il nuovo libro di Mario Calabresi è un inno alla libertà

Mario Calabresi

Si possono mettere al mondo quattro figli tra l’inizio e la fine della Seconda Guerra Mondiale approfittando delle licenze militari? È iniziata con questa domanda la presentazione del nuovo libro di Mario Calabresi a Bergamo all’interno del ciclo di incontro promosso dalle ACLI Molte Fedi sotto lo stesso Cielo.

La nonna del giornalista milanese, presente in molti suoi scritti ma non nel nuovissimo “Una sola volta” di recentissima pubblicazione per Mondadori, è stata comunque idealmente la madrina del nuovo testo che raccoglie quattordici storie di vita di persone che testimoniano “l’importanza di fare delle scelte. Di agire nella vita, invece di reagire”. 

Calabresi ricorda il contesto nel quale la nonna materna rivendicava con orgoglio la scelta di mettere al mondo dei figli nonostante i tempi bui: una discussione tra i nipoti a proposito dell’importanza di avere tutte le condizioni in ordine per istituire una famiglia e garantire adeguate sicurezze economiche, abitative e via dicendo.

La nonna, che era nata appena prima dello scoppio della Grande Guerra e che alla fine di figli ne avrebbe generati sette, con un certo disappunto era intervenuta nel dibattito affermando che “se avessi ragionato così, voi non sareste mai nati”.

L’età delle emergenze, senza più certezze

Questo spaccato di vita famigliare riassume lo spirito di “Una volta sola”: il tempo recente fortemente segnato prima dalla pandemia e poi dalla guerra in Ucraina ha perso alcune delle certezze che si sono affermate dal dopo guerra fino all’altro giorno.

Il progresso, il miglioramento delle condizioni economiche, la sicurezza sanitaria sembravamo indiscutibili e invece improvvisamente questi due eventi hanno lacerato il corso della nostra storia e rimesso in discussione il mondo e i suoi equilibri. La fragilità e l’imprevedibilità hanno bussato alla porta dell’esistenza degli uomini e delle donne di un Occidente ormai disabituato a questi scossoni. Come si reagisce in queste situazioni? Come riordinare le priorità? A quali nuove certezze ci si può appellare?

Il libro ripercorre alcune vicende di vita di chi ha saputo impostare nuovi ed esemplari cammini dopo essere stato messo alla prova o ferito gravemente.

Sono storie di chi ha scelto di spendere con generosità il proprio tempo, di fidarsi dell’avvenire e di aprire nuove possibilità.

Un capitolo “made in Bergamo” su Fabio Manenti

È così anche la vicenda del dottor Fabio Manenti, medico che da trent’anni si occupa di assistenza ai malati in Africa collaborando con “Medici con l’Africa Cuamm” e altri enti. Il capitolo quinto parla infatti bergamasco. Fabio è il fratello minore di Narciso che alla fine degli anni ’70, allora ventenne, si è macchiato dell’omicidio del carabiniere Giuseppe Gurrieri. Il tragico fatto è avvenuto in Città Alta.

Gurrieri stava accompagnando il figlio Mauro per una visita medica quando, nella sala d’attesa, hanno fatto irruzione due uomini mascherati e armati con l’intenzione di punire il medico che aveva in cura anche i carcerati.

Erano anni di scontri feroci e di processi sommari operati dai minuscoli gruppi della galassia dei movimenti ideologizzati.

Il carabiniere interviene per fermare i violenti e nella colluttazione cade sotto i colpi di pistola di uno dei due terroristi. Come per altri fatti di cronaca nera degli “anni di piombo”, anche questo episodio termina con la fuga verso la Francia di uno dei responsabili, Narciso, ancora oggi latitante.

In un mondo ingiusto bisogna “cambiare le cose”

Le azioni di Narciso sono state motivo di dolore e di vergogna per molti ma hanno avuto origine in una constatazione: in un mondo ingiusto “bisogna cambiare le cose”. La stessa frase si deve attribuire a Fabio che sceglie però la via della cura, della difesa del più fragile, del servizio ai dimenticati della terra. Lo stesso punto di partenza, due esiti opposti tra loro.

Una volta sola è un inno alla vita che non si lascia soffocare dal dolore, un atto di speranza nel futuro e nell’umanità, un gesto d’amore e di fiducia nella libertà, un omaggio al valore del tempo dato agli uomini perché “si vive una volta sola e non bisogna sprecare un solo istante”. Calabresi nel primo capitolo racconta la vicenda di Rachele, una giovane donna prematuramente scomparsa a causa di un tumore al seno.

Consapevole della sua malattia, Rachele desidera lasciare una memoria per il marito e i figli, ancora piccoli. Così registra dei messaggi vocali che saranno trascritti per formare una piccola antologia. Nel ricordarla Calabresi consegna anche a noi lettori un interrogativo al quale è difficile sottrarsi: “Cosa scriverei alle mie figlie se dovessi raccogliere la mia vita in dieci vocali, i ricordi più importanti, sì, ma soprattutto: per cosa vale la pena vivere?”.

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