Ma la catechesi è obbligatoria per i sacramenti? Suor Chiara: “Una scelta che orienta la vita”

Buongiorno suor Chiara,
mi chiamo Silvia e sono una catechista. Ogni anno quando presentiamo gli incontri ai genitori dei bambini di prima elementare ce n’è qualcuno che chiede se sono obbligatori per essere ammessi ai sacramenti. È evidente che se non lo fossero se li
risparmierebbero volentieri. Questo ovviamente ci fa riflettere prima di tutto sulla proposta che offriamo, e poi però ci chiediamo anche come mai portano i figli al percorso di preparazione ai sacramenti se loro non sono così convinti. Che cosa ne pensa?
Grazie mille. Silvia

Non voglio assolutamente giudicare le motivazioni che muovono un genitore a iscrivere il proprio figlio al catechismo, cara Silvia, né quelle di giovani e non più giovani nell’essere catechisti: tento solo di fare alcune considerazioni partendo dalla realtà.

Dobbiamo riconoscere, innanzitutto, che la catechesi in preparazione ai sacramenti dell’iniziazione cristiana attualmente sembra non rispondere pienamente agli obiettivi che si propone; da più parti si evidenzia come il modello di formazione in atto non dia più i frutti sperati: la vita concreta e la catechesi, infatti, sono caratterizzati da una sorta di dicotomia, come se “viaggiassero su binari diversi” che non si incontrano, se non rare volte, in vista di eventi particolari come le prime
comunioni, le cresime, i matrimoni, i funerali; in alcuni genitori, poi, si percepisce una marcata disaffezione alla propria formazione cristiana e a quella dei propri figli.

La tentazione di considerare il percorso catechetico come un itinerario obbligatorio fine a sé stesso è sempre in agguato, nonostante i catechisti tentino di rispondere agli interrogativi più ricorrenti dei genitori, quali: “Perché? È obbligatorio? A cosa serve?”, spiegando loro che non è questione di obbligatorietà, ma di una scelta per la vita.

Un’opportunità preziosa anche per i genitori


Così, forse con un poco di scetticismo, essi accettano la proposta, sperimentando poi, lentamente, che il cammino catechetico intrapreso dal figlio diviene anche per loro, ricchezza e opportunità di riscoprire la profondità della fede e di risceglierla con più convinzione. Non per nulla, al termine del percorso, molti di essi ringraziano, stupiti e meravigliati, per quanto vissuto e ricevuto.

Dal canto loro i catechisti cercano di svolgere al meglio la missione di annunciare Cristo, tenendo conto del contesto nel quale viviamo. Il loro compito non è facile, anche se molto bello.
Insieme alla bellezza e alla gioia di trasmettere la fede alle nuove generazioni, distratte da moltissimi stimoli, e di mostrare loro la bellezza del Dio di Gesù Cristo, essi sperimentano la difficoltà di coinvolgere le famiglie e di parlare “indirettamente” anche al cuore degli adulti, perché anch’essi compiano un percorso di fede profonda.

L’importanza di instaurare relazioni positive

Forse un elemento da curare con maggior attenzione da parte dei catechisti è il rapporto interpersonale, attraverso il quale si costruiscono ponti, rendendo concreta testimonianza alla buona notizia dell’amore di Dio. congresso internazionale, papa Francesco ha detto: «Non stancatevi mai di essere catechisti. Non di “fare la lezione” di catechesi.

La catechesi non può essere come un’ora di scuola, ma è un’esperienza viva della fede che ognuno di noi sente il desiderio di trasmettere alle nuove generazioni. Certo, dobbiamo trovare le modalità migliori perché la comunicazione della fede sia adeguata all’età e alla preparazione delle persone che ci ascoltano; eppure, è decisivo l’incontro personale che abbiamo con ciascuno di loro.

Essere testimoni credibili dell’amore di Dio

Solo l’incontro interpersonale apre il cuore a ricevere il primo annuncio e a desiderare di crescere nella vita cristiana con il dinamismo proprio che la catechesi permette di attuare».

Cara Silvia, come vedi “il cantiere” è aperto su molti fronti e il lavoro non ammette soste. Sia lo Spirito ad animare sempre i vostri cuori e le vostre menti e a rendervi testimoni credibili dell’amore di Dio per ogni suo figlio.

Sia ancora Lui, lo Spirito del risorto, a preparare i cuori e le menti di coloro che accosterete perché possano aprirsi alla novità del Vangelo.

  1. Rischiamo sempre di limitare la riflessione sulla non incidenza dei percorsi di catechesi sulla vita di ragazzi e famiglie alla “qualità” della proposta catechistica (e agli appelli alla buona volontà dei catechisti che per lo più sono in numero insufficiente per coprire il numero dei gruppi dei ragazzi anche se questi si riducono continuamente). Non si mette in discussione invece la “qualità” delle nostre comunità, come si comprendono e l’idea che trasmettono quindi all’esterno. Quella “Gioia del Vangelo” che da il nome all’esortazione che papa Francesco ha scritto, e che ha chiesto di studiare ai cattolici italiani, sembra che proprio non ci sia. Potremmo provare a darci tutti come priorità l’impegno a tradurre nella realtà l’insegnamento del papa, che ci riporta in ultimo all’insegnamento del Concilio Vaticano II.

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.