Giovani e vescovi a Sotto il Monte: il presente e il futuro della Chiesa da scrivere insieme

Dopo lo storico incontro avvenuto in duomo a Milano sabato 6 novembre 2021 i 200 giovani e 14 Vescovi della Lombardia si sono dati appuntamento nuovamente sabato 10 dicembre a Sotto il Monte per un momento di restituzione della prima parte del percorso e di apertura della nuova fase, quella diocesana. 

Giovani e Vescovi, iniziativa nata sullo spirito dell’esortazione post-sinodale Christus vivit, sta diventando un percorso generativo per sognare il presente e il futuro della Chiesa, da scrivere insieme al contributo dei giovani. 

Ha aperto i lavori nell’auditorium di Sotto il Monte don Stefano Guidi, delegato regionale per la Pastorale giovanile: 

“È importante comprendere che Giovani e Vescovi non è un evento, ma un percorso – ha detto -. Diversamente da tante altre inziative, non ha prodotto un testo di catechismo nè alcun altro strumento concreto, ma rappresenta un tentativo di incontrarci come Chiesa in un modo diverso. Il percorso può sembrare improduttivo, ma realizziamo un incontro di persone diverse con stima reciproca e capacità di dialogo. Non sappiamo se ha funzionato, ma ha già generato una reazione positiva tra chi ha partecipato. Rimane una domanda aperta sul futuro: funzionerà se ognuno nella propria realtà avrà voglia di realizzare qualcosa di simile”. 

Nell’occasione sono state anche presentate, infatti, le schede che accompagneranno il percorso diocesano, disponibili sul sito di Odl, per permettere ad ogni realtà cristiana sul territorio di avviare percorsi nuovi di ascolto e dialogo con i giovani. 

L’arcivescovo di Milano mons. Mario Delpini, nel momento iniziale di preghiera, ha sottolineato come esistano giovani che sono mendicanti risentiti, altri sognatori esaltati e incantati, altri ancora camminatori infaticabili. “La Chiesa, con i Vescovi, ha cercato di raccogliere il tempo che viviamo: abbiamo la responsabilità non solo di ascoltare ma di testimoniare la salvezza operata da Gesù. Abbiamo ricevuto grazia su grazia: la lezione del Concilio Vaticano II ci dice che la grazia va per una simpatia per il mondo, per guardare gli altri e orientare la strada dei camminatori, dare motivo di gratitudine ai mendicanti risentiti e possibilità di responsabilità concrete ai sognatori” 

Il dialogo di un anno fa in duomo si era svolto in una serie di tavoli, che hanno affrontato cinque temi: vocazione e lavoro, affettività, ecologia, riti e intercultura. Da quella giornata di lavoro sono stati raccolti una serie di testi, base di partenza del lavoro delle commissioni che è proseguito nei mesi successivi.

Don Paolo Carrara, teologo della Diocesi di Bergamo, ha proposto una riflessione teologico-pastorale alla luce della sintesi delle commissioni tematiche.

Ha ricordato come già nell’Instrumentum laboris del sinodo del 2018 la Chiesa aveva intuito che dalla voce dei giovani potessero venire strumenti nuovi per l’annuncio del Vangelo. Anche nell’esortazione postsinodale, la Chiesa ha riconosciuto di aver bisogno dei giovani: “Benché possieda la verità del Vangelo, deve sempre crescere nella comprensione di questo tesoro inesauribile”. 

Come sottolineato da don Carrara, dai verbali emerge che i giovani sono presenti per aiutare la Chiesa in questo cammino che appartiene sempre a tutti e la Chiesa deve scrutare quanto i giovani sembrano intendere del Regno che viene. 

Giovani e Vescovi sinora è stato sbilanciato sulla fase di ascolto: essa non è esaustiva ma è necessaria. 

Dal lavoro delle commissioni sono emerse tante provocazioni rivolte alla Chiesa. 

Le critiche sono state raccolte attorno a tre nodi: la proposta ecclesiale (definita monca e astratta), i soggetti che rappresentano la Chiesa (tra cui domina l’individualismo, mentre mancano figure significative) e il metodo (che appare monolitico e ingessato). Dalla voce dei giovani non viene la richiesta di compiacimento a tutti i costi, ma il bisogno di un confronto più aperto. 

Sono emersi tuttavia anche i desideri dei giovani: una Chiesa che si muova tra quotidianità e scomodità. Vengono apprezzati l’attenzione al quotidiano, il confronto con ciò che è scomodo, il riconoscimento della ricchezza presente, una maggiore implicazione della comunità cristiana su temi come l’ecologia e l’affettività, la Chiesa come casa, con un clima meno formale ma più appassionato e coinvolgente, il protagonismo nella regia del cammino di fede. 

Don Carrara ha proposto anche un secondo passaggio di ascolto, sull’immaginario del Regno: non in una logica individualista ma con maturità nell’approccio, da cui venga la presa in carico reale della condizione effettiva della vita. Emerge tra i giovani l’esercizio faticoso dell’individuazione di un legame tra sé e la Verità, fatto di interiorità, senza che questo ideale si esaurisce nella dimensione individuale, bensì in una dimensione comunitaria, da cui emergono le istanze di cura, fraternità, casa. Per i giovani, inoltre, questo ideale non può coinvolgere solo il piccolo gruppo di coloro che si riconoscono cristiani, perché la diversità non è un prezzo da pagare né una condizione inevitabile da sfruttare come occasione, bensì un aspetto normale, ricco e promettente. 

In sintesi, i giovani hanno portato la convizione di una figura di salvezza che ha a che fare con possibilità di vita praticabile che renda sensato lo stare in essa qui e ora.

Don Carrara ha tratteggiato infine i sentieri che questo percorso sta tracciando per il futuro. Un passaggio prezioso sarà l’allargamento del confronto a livello diocesano. Come avviene nellopera “The radiant Madonna”, rappresentata su un murales di Brooklyn, il risultato finale del dialogo deve essere riconoscibile: il Vangelo che cammina nella storia. 

La mattinata è proseguita con un dialogo fra mons. Maurizio Gervasoni ed Elisa, una giovane di Crema, che hanno portato i propri punti di vista sul lavoro in corso. Si sono chiesti insieme come la Chiesa può essere oggi, non semplicemente come può annunciare il Vangelo ai giovani. 

Mons. Gervasoni ha anticipato che ogni Diocesi costruirà ora il suo percorso, ciascuna con le sue persone e le sue strutture diverse. “È un confronto su questioni serie – ha detto -. Le cinque tematiche proposte ai tavoli hanno incontrato il consenso dei giovani: su queste dobbiamo trovare delle risposte vere. Sarà importante non dimenticare che dobbiamo rispondere alla domanda che ci fa Gesù: Mi ami? È un percorso in cui sia noi Vescovi sia i giovani camminiamo con questa domanda”.

Dopo il pranzo condiviso alla Casa del pelllegrino, nel pomeriggio i giovani si sono spostati al santuario per un momento di preghiera dedicato alla pace.

Non è mancata in questa occasione la preghiera per i due vescovi assenti per motivi di salute: mons. Beschi, di Bergamo, e mons. Tremolada, di Brescia. 

“Non dobbiamo solo chiedere in dono la pace, ma dobbiamo promuoverla – ha detto nel commento alla Parola mons. Oscar Cantoni, vescovo di Como -. Dobbiamo accoglierla e coltivarla innanzitutto dentro di noi e ognuno di noi quotidianamente deve fare un cammino per trasformarsi da lupo ad agnello. Dobbiamo farlo per garantire la pace nel mondo”.

I giovani hanno poi scritto le proprie intenzioni di preghiera su calamite che hanno lasciato nel giardino della pace.

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