Sinodo, a Stezzano due gruppi di laici: “La Chiesa dovrebbe cambiare linguaggio”

Nell’ambito del cammino in preparazione al Sinodo della Chiesa italiana, voluto da Papa Francesco, anche la parrocchia di Stezzano, con una serie di incontri, vuole dare un suo contributo specifico, che poi confluirà in Curia insieme a quelli di altre comunità parrocchiali.

Sono stati avviati due gruppi, ognuno dei quali composto da 15 persone di varie età, dai giovani agli adulti, avendo come riferimento don Flavio Bruletti, addetto all’Ufficio catechistico diocesano-sezione primo annuncio.

Don Bruletti sarà principalmente un riferimento, perché i due gruppi si riuniranno senza la presenza di sacerdoti, «proprio per dare la massima responsabilità e libertà di espressione ai laici», sottolinea il parroco don Cesare Micheletti.

Al lavoro sui quattro cantieri di Betania

Come lavoro di confronto iniziale è stato scelto il brano evangelico delle sorelle Marta e Maria che accolgono Gesù Cristo nella loro casa di Betania.

Seguendo le indicazioni della Conferenza episcopale italiana, il primo anno del percorso sinodale è incentrato su «I cantieri di Betania», che sono esattamente quattro: strada e villaggio (l’ascolto dei mondi vitali, fra cui quello degli inascoltati), ospitalità della casa (la qualità delle relazioni e le strutture ecclesiali), diaconia e formazione spirituale (fede e vita).

Infine il cantiere locale, individuato dalla diocesi, che vorrebbe mettere a fuoco la forma dell’autorità nella Chiesa e come ridisegnare i confini della condivisione della responsabilità tra clero e laici.

Perplessità sul linguaggio “ecclesialese” della Chiesa

Un primo incontro si è già tenuto. «Quasi tutte le persone presenti — sottolinea Paolo Masoaro, uno dei referenti — hanno raccontato con gratitudine di aver ricevuto dalle loro famiglie il grande dono della fede e di essere praticanti. Per alcuni è stato significativo l’apporto dei sacerdoti. Altri hanno espresso perplessità sul linguaggio “ecclesialese” della nostra Chiesa.  Il modo di porsi e di parlare di Papa Francesco, invece, risulta sempre molto chiaro e fresco, probabilmente perché vicino al modo di vivere ed esprimersi della gente. Alcuni hanno affermato di aver vissuto momenti belli di Chiesa e ricordano tante attività interessanti e formative».

Un passo ulteriore di dibattito ha toccato il modo di essere cristiani nei luoghi «dove la vita accade», come ha scritto il vescovo Francesco Beschi. «Sono state portate testimonianze di episodi accaduti in luoghi diversi — prosegue Paolo —. come ospedali, luoghi di lavoro, scuole, dove sono stati vissuti momenti in cui anche persone non avviate alla fede hanno potuto incontrato il Signore».

Sguardo attento su persone e situazioni fragili

Altri spunti hanno toccato la bellezza dell’annuncio cristiano, nonostante le difficoltà. Un pensiero è anche andato alle persone fragili, come separati e divorziati. «Si sentono spesso emarginati dalla Chiesa, ma riconoscono che Papa Francesco ha avviato un percorso che consente anche a loro di proseguire il cammino di fede». Altro spunto forte è lo spazio dell’oratorio per la gioventù. «Vari giovani presenti — aggiunge Paolo — hanno chiesto alla Chiesa di essere maggiormente ascoltati».

Al termine, ognuno ha ringraziato gli altri per aver sentito e vissuto l’incontro come un bellissimo momento di Chiesa, di fraternità e di calore, caratteristiche sempre più rare nella nostra società, come è stato fatto notare. Soprattutto, si è avvertita una speranza, quella di una Chiesa che ha voglia di camminare e mettersi in discussione grazie al Sinodo». I prossimi incontri si terranno il 16 e il 17 gennaio e il 16 e 17 febbraio. «L’invito ai partecipanti — conclude Paolo — è di coinvolgere altri giovani e altri adulti, anche quelli che non si sentono appartenenti alla comunità o distanti dalla fede».

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