Dalla Cometa di Giotto alla “Cicatrice di Betlemme” di Bansky: la luce contro la guerra e le divisioni

La "cicatrice di Betlemme" di Bansky

La stella cometa è quel fenomeno astronomico che, secondo il racconto del Vangelo di Matteo, guidò i Magi a far visita a Gesù appena nato, ed ecco perché la stella cometa è uno dei simboli dell’attesa del Natale fino all’Epifania. 

La piccola ma raffinata strenna natalizia “Sotto una buona stella. Stelle e comete nell’arte” (Interlinea 2022, con tavole d’arte a colori e con la collaborazione di Serena Colombo, pp. 96, 12,00 euro) è dedicata dall’autrice Chiara Gatti a stelle e comete nella storia dell’arte.

Ne parliamo nell’intervista con l’autrice, storica e critica dell’arte, che scrive per le pagine di “Repubblica”, “il Venerdì” e “Robinson”, ed è direttrice del Museo MAN di Nuoro.

  • Nel libro cita il “Disco di Nebra” definendolo un cielo prêt-à-porter. Desidera chiarire la Sua riflessione? 

«Il “Disco di Nebra” che è stato ritrovato nei boschi della Sassonia è una sorta di sintesi del cielo e delle costellazioni. Ha le dimensioni di un disco, che verosimilmente poteva essere una sorta di calendario, sul quale compaiono delle costellazioni riconoscibili a quella delle Pleiadi, con alcune fasi lunari e con i punti che indicano il passaggio del Sole dall’alba al tramonto. Potrebbe essere una sorta di cielo tascabile di 30 centimetri di diametro che riassume 1600 anni prima di Cristo una visione del cielo da parte di un popolo dell’antichità». 

  • A Ravenna, nella basilica di Sant’Apollinare Nuovo, un mosaico straordinario sdoganò nel VI secolo l’iconografia dei Magi in viaggio per Betlemme, guidati da una stella destinata a diventare la più celebre fra le stelle cristiane. Com’è raffigurata la stella che guida i Magi? 

«Nel mosaico di Ravenna c’è l’immagine dei Magi inginocchiati davanti alla capanna di Betlemme. Qui la stella cometa è una stella luminosa, un astro a varie punte ma non ha ancora la coda. È ancora una stella molto stilizzata. L’utilizzo della stella nell’iconografia della visita dei Magi era già presente nelle catacombe dell’antica Roma. In questo caso invece diventa una raffigurazione mosaicata piana ed è uno dei primissimi casi in cui compare questo genere di raffigurazione, però ancora senza l’idea della coda che poi compare invece dopo il 1300 quando Giotto vide il passaggio della cometa di Halley, come sarebbe stata poi ribattezzata nel Seicento».

  • Chi fu il primo artista a rappresentare la stella cometa? 

«Fu Giotto che nel 1301, come ho già detto, vide il passaggio della cometa di Halley. Quando Giotto venne chiamato a Padova dal ricco mercante Enrico Scrovegni, membro di una delle famiglie più potenti del luogo, per affrescare la sua cappella privata, nei pressi della chiesa degli Eremitani, aveva l’immagine della cometa di Halley negli occhi. Nell’affresco “L’Adorazione dei Magi”, facente parte del ciclo della Cappella degli Scrovegni, Giotto realizzò un astro con la coda di fuoco, una cometa dalla coda rossa e dorata».

  • Tra la fine del Quattrocento e il Cinquecento, gli artisti come dipingono l’immagine della stella di Betlemme? 

«La stella cometa diventa sempre più grande e più luminosa, perché viene citato il “Vangelo dello Pseudo Matteo” in cui si legge: “Una stella così enorme da eclissare il Sole”. Gli artisti del Rinascimento raffigurano la stella cometa come un grandissimo astro che brilla nel cielo. Per esempio luminosa come il disco solare, tanto da obbligare i Magi a schermare gli occhi con la mano, è la stella che appare nella cappella Bolognini in San Petronio a Bologna, affrescata da Giovanni da Modena. Il Ghirlandaio nella solenne “Adorazione”per la cappella Tornabuoni, in Santa Maria Novella a Firenze, rappresenta la stella come una palla infuocata e dorata, circondata da sfere grandi quanto capocchie di chiodi. Sembra il Sole, ma in realtà è una stella. Il Ghirlandaio la raffigura al limite, fra astro del giorno e astro della notte. Il Perugino a Perugia, in Santa Maria dei Servi dipinge una “Adorazione dei Magi”, dove la stella cometa ha una codina che sembra una ghirlanda, ed è meravigliosa perché è tutta decorata e la scia luminosa è composta da una serie di riccioli e svolazzi che si rincorrono nell’aria. Quella del Perugino è la stella cometa più decorata».

  • Nell’opera dell’artista britannico Bansky “La cicatrice di Betlemme”, realizzata all’interno del Walled Off Hotel a Betlemme in Cisgiordania, che raffigura Giuseppe, Maria e il Bambino Gesù all’interno di una mangiatoia posta di fronte a un muro di cemento la stella cometa è rappresentata in un modo particolare. Ce ne vuole parlare?

«Sì, in realtà è una bomba. Qui, in questo presepe di guerra il muro è infranto da una sorta di granata, la cometa è il frutto di uno scoppio. Questa è un’opera molto politica, per cui questa sorta di breccia, che viene creata da un colpo di mitraglia, rompe il muro. È una cometa che spezza il muro creando una breccia, è una bomba contro le divisioni, le separazioni e contro le guerre. Straordinariamente attuale». 

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