Albegno, percorso fra musica, storia e arte alla scoperta del paese

Dai quaranta metri di altezza della torre campanaria – dove è possibile ammirare un panorama che abbraccia Città Alta, l’hinterland sud-occidentale di Bergamo e la pianura – fino ad un piccolo biscotto a forma di pesce, simbolo della devozione a San Biagio: si colloca tra questi due estremi la proposta culturale della parrocchia di Albegno per la Settimana della Cultura 2023.

«I tesori della nostra comunità si trovano tutti a pochi passi l’uno dall’altro – spiega Ivan Foresti, responsabile della redazione del notiziario parrocchiale “La Torre Campanaria”, gruppo promotore delle iniziative legate alla manifestazione – Li abbiamo voluti valorizzare con attenzione perché condensano le più importanti tradizioni di Albegno». 

In cima al campanile del Settecento

Il campanile, posto nella piazza centrale del paese, fu realizzato nel 1751-1752 in mattoni (base in pietra arenaria) da Candido Micheli, membro della famiglia-bottega originaria di Albegno che realizzò anche altri campanili (Stezzano, San Paolo d’Argon e Gorlago, molto simili a quello albegnese) e chiese bergamasche (tra cui la vicina chiesa di Sforzatica S. Andrea, nel comune di Dalmine).

Sorse accanto alla canonica – allora direttamente collegato a questa attraverso una porta ancora visibile –, a sua volta adiacente alla vecchia chiesa, poi abbattuta.

In origine non aveva l’orologio, ma una semplice meridiana tuttora esistente, dipinta sopra l’ingresso.

Sono numerosi gli interventi di sistemazione e i restauri che hanno riguardato nel tempo l’edificio e le campane, l’ultimo dei quali molto recente, concluso nel 2008.

Dopo un’accoglienza in musica con una fisarmonica, ad accompagnare piccoli gruppi lungo la scala in pietra del campanile – a testimonianza dell’importanza ad Albegno di una figura scomparsa in molti altri paesi – saranno l’attuale campanaro e il nipote dello storico responsabile: quest’ultimo durante la Seconda Guerra Mondiale trovò rifugio proprio nel campanile, in un piccolo locale posto sotto la statua girevole di San Giovanni Battista sulla sommità dell’edificio.

Sculture in ferro e legno di artisti locali

Dalla cima della torre campanaria la vista spazia su tutta la zona circostante: non solo sull’intero comune di Treviolo ma anche su Città Alta e i colli, Stezzano, Dalmine, fino alla bassa pianura e, nelle giornate più terse, alla madonnina del Duomo di Milano. 

Una volta scesi, il percorso proseguirà con la visita ad una mostra all’aperto di sculture in ferro e legno di artisti locali oltre che ad un’esposizione di oggetti della tradizione e attrezzi utilizzati per i mestieri di una volta.

Tappa successiva, accompagnata questa volta dal suono di un violino, l’interno della chiesa parrocchiale, certo ben più moderna del campanile (fu realizzata su progetto di Camillo Galizzi tra il 1930 e il 1932) ma contenente alcune opere di rilievo: il seicentesco coro ligneo proveniente dall’antica chiesa, due tele gemelle raffiguranti San Rocco e San Biagio – realizzate da Antonio Guadagnini nel 1851 –, e le sculture lignee di San Rocco, di San Luigi Gonzaga, della Madonna del Rosario e del Cristo morto, opere realizzate nella prima metà del ‘900 dallo scultore albegnese Virgilio Vavassori attivo anche in altre chiese bergamasche.

Infine, in sagrestia, i paramenti liturgici seicenteschi e il ritratto del parroco don Giuseppe Vitali della Scuola di Giuseppe Dotti (1846).

La devozione a San Biagio e i biscotti a forma di pesce

Particolarmente sentita ad Albegno è la devozione a San Biagio, che porta con sé una delle tradizioni più curiose della comunità, tipica del mese di febbraio ma riproposta per l’occasione: come tappa conclusiva del percorso verranno prodotti e distribuiti dei piccoli biscotti a forma di pesce, perché il santo guarì un bambino a cui si era infilzata in gola proprio una lisca di pesce (da cui la nota benedizione della gola, particolarmente rivolta ai più piccoli). «Vogliamo essere protagonisti della Settimana della Cultura 2023, valorizzando il patrimonio che abbiamo ereditato dal passato, mantenendolo vivo nel presente e facendo in modo che anche nel futuro rappresenti un tesoro prezioso per la comunità – commenta il parroco di Albegno, don Camillo Brescianini – Cultura è vita, ed essere attenti alla dimensione culturale chiede una doppia attenzione, a custodire e a generare».

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