Don Bepo Vavassori, un padre per gli orfani e i giovani in difficoltà

«Don Bepo è stato un prete di grandissima fede, che ha soccorso i poveri e i bisognosi perché suoi fratelli e figli di Dio. E il Patronato continua la sua opera oggi, per intercettare i nuovi bisogni e “fare casa”, cioè accogliere». Due appuntamenti dell’iniziativa “La vulnerabilità come forza”, nell’ambito del programma diocesano per BergamoBrescia2023 Capitale della cultura, saranno dedicati proprio alla figura di don Bepo: al Patronato San Vincenzo, sabato 4 febbraio alle 20,30: monologo sulla vita di don Bepo. E domenica 5 febbraio (anniversario della morte): alle 10,30 Messa in memoria di don Bepo.

Lo consideravano il don Giovanni Bosco della Bergamasca

È il ritratto del fondatore, tracciato da don Davide Rota, attuale superiore della comunità del Patronato San Vincenzo. Don Bepo, giustamente considerato «il don Giovanni Bosco della Bergamasca» per il suo instancabile impegno in favore della formazione umana e professionale dei giovani e degli orfani, nasce il 19 luglio 1888 a Osio Sotto. Entrato in Seminario, viene ordinato sacerdote il 25 luglio 1912. La sua prima destinazione è Branzi come curato.

Nel 1914 diviene parroco di Trabuchello. Due anni dopo è cappellano militare durante la Grande guerra. Congedato nel 1920, torna a Trabuchello. L’anno successivo viene nominato parroco di Olmo al Brembo. Nel 1925 è chiamato in Seminario come padre spirituale.

Nel 1927 avvia l’opera del Patronato San Vincenzo, per raccogliere, soccorrere e formare umanamente e professionalmente giovani e orfani, allora molto numerosi. Contemporaneamente, dal 1927 fino al 1932, in un periodo politico difficile anche per la vita del quotidiano bergamasco, è direttore de L’Eco di Bergamo.

In Bolivia viene fondata la “Città dei ragazzi”

Nel frattempo è anche cappellano dell’allora manicomio di Seriate e delle carceri di Sant’Agata in Città Alta. Nel 1962 il Patronato esporta la sua opera anche in Bolivia, uno dei Paesi più poveri del Sudamerica, dapprima a La Paz e poi a Cochabamba, dove viene fondata la  «città dei ragazzi», per accogliere i tantissimi «chicos de la calle», cioè i bambini di strada. I preti del Patronato sono ancora oggi impegnati in quella terra.

Si spegne il 5 febbraio 1975, a quasi 87 anni di età. Per l’intera città moriva un protagonista della carità. I suoi funerali, presieduti dall’arcivescovo Clemente Gaddi negli spazi esterni del Patronato, furono imponenti per partecipazione. È sepolto in una cripta accanto alla chiesa del Patronato. Ricordando don Bepo nella Messa annuale, don Rota aveva detto:  «Aveva un cuore di mamma. E ha aperto i battiti di questo grande cuore, nutrito da una fede rocciosa e da una totale fiducia nella Provvidenza, a intere generazioni di giovani, orfani e figli di famiglie problematiche o in difficoltà. A loro ha donato affetto, vicinanza, ascolto, una casa e soprattutto un futuro». 

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