Dagli “scarpì” alla pantofole di feltro. Calzature comode fatte a mano, ieri e oggi

Osservando le foto di Eugenio Goglio di inizio Novecento notiamo che le calzature delle donne e dei bambini erano di stoffa e anche la suola era formata da tanti strati di stoffa impunturati con lo spago, mediante un grosso ago, spinto con il ditale per attraversare i numerosi strati.

In Valle Brembana erano chiamati “scarpì” e quando cominciarono a circolare le motociclette, per le suole si utilizzavano i vecchi copertoni delle ruote.

Quasi sempre erano le donne che le producevano riutilizzando del materiale recuperato da vecchi vestiti e la tecnica veniva tramandata dalle nonne alle bambine.

Le mie pantofole, invece, sono di lana infeltrita, più tipiche delle vallate trentine. Le avevo già proposte lo scorso anno, ma poi ho cercato di migliorare la tecnica, e così nella parte inferiore ho aggiunto una soletta di feltro compatto, che le rende più sostenute e più calde.

Ho utilizzato un filato di pura lana, filzwolle della Gründl, con ferri a doppia punta del n. 8: in totale circa 4 gomitoli per la taglia 37/38.

Si inizia avviando 30 maglie e lavorando a maglia rasata per 34 ferri (si avranno circa 21 cm).

Si dispongono le maglie su quattro ferri corti ancora del n. 8, come per fare i calzini, ottenendo nell’ordine 7, 8, 8, 7 punti.

Si aumentano due maglie, una all’inizio del primo ferro e l’altra alla fine del quarto. Si avranno così 32 maglie suddivise 8 su ogni ferro.

Si lavora quindi a diritto per 25 ferri (si avranno circa 39 cm), poi si diminuisce lavorando assieme le due maglie finali di ogni ferro per 6 volte e si chiudono le ultime 8 maglie rimaste passando il filo con un ago per la lana. Si formerà così la punta della pantofola (in totale circa 42-43 cm). Da ultimo si cuce con l’ago la parte posteriore.

Realizzate le due pantofole, si procede all’infeltrimento, mettendole in lavatrice con tre palline da tennis (per agevolare la chiusura delle fibre), poco detersivo e a 60 gradi.

Finito il ciclo di lavaggio, compresa la centrifuga, le pantofole sono pronte e vanno indossate ancora umide per qualche minuto, per metterle in forma.

Se risultassero troppo grandi si rifà la centrifuga, se piccole, si mettono in acqua tiepida e si tirano con le mani.

Una volta asciugate si aggiunge la soletta, dello stesso numero della pantofola, che si cuce pazientemente con filo molto resistente, come si fa con le espadrillas .

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