Padre Pio, Madre Speranza, Natuzza Evolo, esempi di intensa umanità. Don Epicoco: “Hanno reso visibile l’amore di Dio”

Analizzando la vita di tre santi e mistici cristiani, è stata fatta una ricerca spirituale da Don Luigi Maria Epicoco, filosofo e teologo, presbitero della diocesi dell’Aquila, uno dei più apprezzati autori di spiritualità, che insegna filosofia alla Pontificia Università Lateranense e all’ISSR “Fides et Ratio” dell’Aquila, alla Pontificia Università Lateranense, alla Pontificia Accademia Alfonsiana, e alla Pontificia Facoltà Teologica Teresianum, e dal giornalista e scrittore Luciano Regolo. Il risultato è raccolto nel testo“Dove terra e cielo si incontrano” (Mondadori 2024, pp. 180, 17,50 euro). 

Gli autori rievocano la vita di: 

Padre Pio da Pietrelcina, al secolo Francesco Forgione (Pietrelcina, 25 maggio 1887 – San Giovanni Rotondo, 23 settembre 1968), 

Madre Speranza di Gesù, al secolo María Josefa Alhama Valera (Santomera, 30 settembre 1893 – Collevalenza, 8 febbraio 1983), religiosa e mistica spagnola, e 

Fortunata Evolo, detta Natuzza (Paravati di Mileto, 23 agosto 1924 – 1º novembre 2009), mistica, proclamata serva di Dio dalla Chiesa cattolica il 7 aprile 2019.  

Ne parliamo con Luigi Maria Epicoco, parroco di San Francesco di Paola a L’Aquila, responsabile dell’Ufficio Cultura e Direttore della Biblioteca Arcivescovile “Card. Carlo Confalonieri” di L’Aquila, che si occupa a tempo pieno di formazione tenendo regolarmente conferenze e corsi di esercizi spirituali per religiosi e laici.

– Che cosa ha voluto dirci Dio attraverso le parole e l’opera dei mistici vissuti nel Novecento, un secolo complicato? 

«Che il Vangelo non è una cosa del passato, ma una cosa che continua a parlare nel presente e che nel presente l’amore di Dio è qualcosa di estremamente concreto. I santi, ma soprattutto i mistici, sono persone che hanno reso visibile l’amore di Dio».

– Le esperienze e il pensiero dei mistici contemporanei, pur appartenendo a un’epoca a noi vicina, sono in linea con quelli di santi di secoli addietro come Caterina da Siena, Francesco d’Assisi, Teresa d’Avila e molti altri? 

«Abbiamo scelto tre persone diverse tra loro, due religiosi e una laica, per dimostrare che il Cristianesimo è declinabile in tutte le vocazioni, non soltanto nella vita religiosa. Nella loro esperienza noi vediamo come il minimo comune denominatore di santità, che è stato presente in 2000 anni di storia, continua a essere presente nella storia di questi tre personaggi. Uomini e donne che hanno vissuto fino in fondo le Beatitudini». 

– Come è caduta la scelta su questi tre testimoni di fede: San Pio, il frate di Pietrelcina, Madre Speranza, la religiosa di Spagna, e Natuzza Evolo, la mistica calabrese, sposa e madre di cinque figli?

«Io e Luciano Regolo condividiamo la passione per queste tre figure, però ci è dispiaciuto che l’attenzione della gente fosse rivolta verso le cose straordinarie della loro vita, le visioni, le stimmate. Eppure, la cosa che più colpisce è la loro normalità e la loro profonda, intensa umanità. Volevamo raccontare la loro umanità».

– “Non siamo stati creati per soffrire, ma per amare”: il messaggio di Madre Speranza resta sempre attuale? 

«Sì. Corregge anche una certa perversione che accade nel Cristianesimo, alcune volte come cristiani possiamo pensare in maniera errata che esista una “benedizione della sofferenza della Croce”, ma per noi la sofferenza ha senso solo se nasce dall’esperienza dell’amore».

– Natuzza Evolo ebbe nel corso della sua vita esperienze mistiche di diverso tipo?

«Quasi tutte. Queste esperienze mistiche sono state vissute in totale umiltà e in un totale nascondimento. Sono stato testimone della santità di questa donna, l’ho potuta conoscere negli ultimi mesi della sua vita. La cosa che più mi è rimasta impressa durante il nostro incontro non sono state le cose eccezionaliche ci sono state, ma la sua tenerezza e la sua splendida umiltà». 

– San Pio, il Santo più amato dagli italiani. Allora come oggi, la gente avverte che è un vero santo? 

«A livello mondiale Padre Pio è percepito come un ponte con Dio. Un ponte con la Misericordia di Dio. In fondo quest’uomo ha trascorso la maggior parte della sua vita in un confessionale nel tentativo di liberare la gente dal male, per restituire a tutti la dignità di figli di Dio. Il suo ricordo, la sua intercessione continuano a essere causa di liberazione per molti».