Cassinone, il vescovo: “Le parrocchie del futuro sempre più in rete, aperte alle collaborazioni”

Foto di gruppo con Vescovo Francesco a Cassinone in occasione del Pellegrinaggio pastorale 2024

Come saranno le parrocchie del futuro? “In rete fra di loro, disponibili al cambiamento, aperte all’accoglienza e alla collaborazione con il territorio”: sono alcune linee di tendenza indicate dal vescovo Francesco Beschi nell’incontro con la parrocchia di Cassinone, nel corso del suo pellegrinaggio pastorale nella fraternità 2 della Comunità ecclesiale territoriale 10 di Scanzo-Seriate. 

I membri dei diversi consigli parrocchiali e della scuola materna con il parroco don Gianfranco Scandella hanno presentato al vescovo le diverse realtà che animano la comunità. 

“La nostra parrocchia – ha detto Angiolina Brignoli, membro del consiglio pastorale parrocchiale e presidente dell’Associazione amici della scuola materna -, fondata 107 anni fa, sorge all’incrocio tra tre municipalità: Bagnatica, Seriate e Calcinate. Ne fanno parte circa 1.200 persone distribuite su un territorio molto vasto, prevalentemente agricolo. Molti sono uniti anche da legami di parentela, perciò qui ci sentiamo parte di una famiglia molto coesa”. C’è una vivace attività a servizio del prossimo: “Sono presenti – ha proseguito Angiolina – quattro associazioni di volontariato: gli alpini, il gruppo giovani, il gruppo sportivo, i cacciatori. All’ultima cena di beneficienza promossa per aiutare l’associazione ConGiulia e i bambini dell’oncoematologia pediatrica i nostri giovani hanno servito pasti per 450 persone”.

L’oratorio, costruito 25 anni fa, la scuola materna, prossima ai cent’anni dalla fondazione, e il centro di aggregazione giovanile sono un punto di riferimento prezioso per il territorio: “È qui che si ritrovano molte persone di generazioni diverse, in un clima positivo di ascolto, confronto e di aiuto reciproco”.

Monsignor Beschi ha sottolineato l’importanza della dimensione comunitaria: “È un aspetto che caratterizza l’esperienza cristiana, anche se a volte ce ne dimentichiamo e tendiamo a estraniarci da essa. La parrocchia ha una storia di fede, anzi mille, le storie di tutti. La forma attuale è molto debitrice al Concilio di Trento e a San Carlo Borromeo. Oggi viviamo in un mondo diverso ed è inevitabile che ci interroghiamo sul futuro e sulle provocazioni che arrivano dai grandi cambiamenti di questi decenni, e fra essi anche la diminuzione del numero dei sacerdoti. Dal Concilio Vaticano II sono arrivati molti stimoli ma ci vuole ancora tempo per trovare forme che ne rappresentino pienamente le intuizioni”.

È cambiato anche il modo di vivere delle persone: “La parrocchia – ha chiarito il vescovo – da sempre si identifica con un territorio, ma negli ultimi anni è molto aumentata la mobilità. Oggi il senso di appartenenza e l’identità sono vissute in modo diverso. Un tempo si respirava un’aria impregnata di valori evangelici, oggi non è più così. La visione della vita ispirata al cristianesimo non è più prevalente”. Sono trasformazioni di cui, come ha affermato monsignor Beschi, bisogna tener conto: “Il futuro delle parrocchie sarà più luminoso se saranno disposte al cambiamento, potenziando anche dinamiche di corresponsabilità tra sacerdoti e laici”.

Ha poi illustrato alcune possibili linee di tendenza: “Se in passato ogni parrocchia tendeva ad essere autosufficiente, oggi è molto più importante mettersi in rete e instaurare rapporti positivi di condivisione. Va in questa direzione anche la proposta delle Comunità ecclesiali territoriali”. Il vescovo ha ricordato poi che su 389 parrocchie presenti nella diocesi di Bergamo, oltre 100 sono riunite in unità pastorali, aggregazioni di diverse comunità: “Si tratta di formazioni stabili, che mantengono la fisionomia delle singole realtà ma le inseriscono in una rete più strutturata di condivisione e collaborazione. Ci siamo sempre identificati con il simbolo del campanile, ma oggi è più importante essere come un’antenna, che permette di restare connessi e di alimentare le relazioni”.

In un clima generale di dispersione, solitudine e frammentazione, le comunità cristiane possono costituire un punto di riferimento importante: “Molte persone vivono una significativa povertà relazionale, non si sentono di nessuno: la loro situazione è una provocazione positiva per la comunità cristiana, che può diventare spazio di incontro e di testimonianza. Fraternità ospitalità e prossimità sono elementi di una visione generale di apertura al mondo e di speranza”.