Il vescovo a Bagnatica: “La famiglia è un dono per ogni persona e per l’umanità”

Chiesa di Bagnatica

«La famiglia è un dono per ogni persona e per l’umanità», oltre le fatiche e le difficoltà quotidiane. Ha portato un messaggio di speranza e incoraggiamento il Vescovo Francesco Beschi incontrando i genitori della parrocchia di Bagnatica nel corso del suo Pellegrinaggio pastorale nella Fraternità 2 della Comunità ecclesiale territoriale (Cet) 10 di Scanzo-Seriate.

La parrocchia conta circa 3.800 abitanti e si sviluppa ai piedi della collina di Tomenone. «Fra le realtà della comunità cristiana – ha sottolineato il parroco, don Luca Guerinoni – i genitori sono particolarmente impegnati e attivi nella vita della comunità».

Papa Francesco recentemente, incontrando i responsabili dell’Équipe Notre Dame, movimento impegnato nel sostegno alle coppie e alle famiglie, ha sottolineato che la famiglia cristiana «sta attraversando una vera e propria tempesta culturale e si trova minacciata e tentata su vari fronti». In questo contesto risuona particolarmente significativo il messaggio consegnato da monsignor Beschi alle mamme e ai papà di Bagnatica, che si assumono anche il ruolo di catechisti ed educatori all’oratorio, con l’invito a essere consapevoli del proprio ruolo: «L’esperienza familiare non è sostituibile nella Chiesa, ha un ruolo costitutivo e per questo merita risalto e riconoscimento». Il Vescovo ne ha sottolineato i tratti principali partendo da una frase di Paolo VI, che definisce la famiglia «un dono di Dio per il bene di ciascuna persona e dell’intera umanità»: «Siamo portati ad avere una visione problematica della famiglia – ha detto –, evidenziandone le fragilità e le fatiche. Non è così scontato considerarla un dono, e per questo diventa ancora più importante ricordarlo. Rappresenta un bene per ciascuna singola persona ma anche per l’umanità nel suo insieme, per cui diventa un elemento fondante, garantendone la stessa sopravvivenza. È un modo di organizzare la vita delle persone, caratterizzata da legami che hanno significato e rilevanza sociale e pubblica riconosciuta da sempre».

San Giovanni Paolo II definisce la famiglia «comunità d’amore e di vita»: «Non è solo condividere uno spazio e un tempo comune, ma mettere in gioco la vita stessa in relazioni connotate dall’amore, per un credente in particolare attingendo all’amore di Dio». Un’immagine che può descrivere la comunità cristiana è quella di una «famiglia di famiglie»: «Il termine comunità – ha chiarito monsignor Beschi – mette in primo piano le persone e le relazioni. La famiglia è un’esperienza universale che sotto molti aspetti accomuna moltissime culture, unisce credenti e non credenti, ma in ognuno di questi aspetti noi possiamo ritrovare la presenza di Dio». Il Vescovo si è concentrato sulla necessità di prendersi cura delle relazioni familiari: «Quanto più l’unione e l’armonia tra gli adulti è profonda, tanto più diventa anche feconda, perché genera vita». Un aspetto importante, dato che per ogni comunità cristiana l’impegno educativo è sempre in primo piano: «È essenziale mettersi insieme, fare rete, perché una famiglia da sola non basta, la solitudine espone a molta fatica. Non basta moltiplicare le opportunità per i figli, è necessario alimentare una situazione di fiducia educativa». Fra le questioni più delicate e importanti c’è quella del coinvolgimento dei genitori nei percorsi di catechesi dei figli: «C’è ancora chi si chiede perché bisogna partecipare a incontri rivolti ai genitori dei ragazzi che si preparano a ricevere i sacramenti. In passato non era necessario perché l’ambiente sociale rappresentava già un’introduzione valida per tutti, basata su valori comuni, oggi non è più così». La partecipazione al percorso dei figli può aiutare gli adulti a risvegliare alcune consapevolezze: «La comunità cristiana deve restituire alla famiglia l’importanza dei gesti quotidiani che introducono alla fede. Pensiamo per esempio alla capacità e alla possibilità di perdonarsi reciprocamente. E ancora alla presenza di un segno in casa che indichi la presenza di Dio, alla partecipazione all’Eucarestia come una festa da vivere insieme». A volte sono i bambini e i ragazzi i primi a portare ai grandi «segni di vita illuminata dal Vangelo». Il Vescovo ha concluso invitando ad assumere un atteggiamento di ascolto, cura e attenzione: «I bambini ci insegnano a meravigliarci, gli adolescenti ci spingono a riflettere con le loro provocazioni. La capacità di intuizione e comprensione dei piccoli è spesso più grande di quanto immaginiamo».

Foto di gruppo con Vescovo Francesco a Bagnatica in occasione del Pellegrinaggio pastorale 2024