Lorenzo Lotto e Gian Riccardo Piccoli: “Ex voto di un miracolo” nella chiesa di Santo Spirito

Un particolare della pala del Lotto custodita nella chiesa di Santo Spirito

I capolavori del patrimonio artistico diocesano a dialogo con l’arte contemporanea: continua il percorso avviato durante le Settimane della cultura 2024. Inaugura domenica 16 giugno alle 16.30 nella chiesa di Santo Spirito la mostra intitolata “Ex voto di un miracolo. Lorenzo Lotto, Gian Riccardo Piccoli”.

Inserita nel contesto del progetto Antico/Contemporaneo curato da Fondazione Adriano Bernareggi nel contesto delle Settimane della Cultura questa proposta vede dialogare il grande maestro veneziano del colore, Lorenzo Lotto, con uno dei più interessanti artisti bergamaschi viventi, Gian Riccardo Piccoli.

“L’iniziativa ruota attorno alla celebre pala del 1521 che il Lotto realizzò per la vicina chiesa di San Bernardino raffigurando la Madonna col Bambino e i santi Giuseppe, Bernardino da Siena, Giovanni Battista e Antonio Abate”, ricorda il prevosto di Sant’Alessandro della Croce, don Pietro Biaggi “e rimarrà visibile per oltre un mese nella stupefacente cornice rinascimentale della chiesa di Santo Spirito dove è conservata una seconda magnifica tela del Lotto e dove la comunità parrocchiale ma anche il semplice turista stanno nel tempo incontrando esperienze di dialogo e riflessione tra antico e contemporaneo”.

La curatela della mostra è di don Giuliano Zanchi, direttore scientifico della Fondazione Bernareggi, che rileva come “accanto a un repertorio di metodica meditazione sulla perdita e sulla memoria, temi che animano il continuum di una poetica coerente e riconoscibile, Gian Riccardo Piccoli affianca – ormai divenuto ricorrente – un esercizio di confronto con antichi maestri della pittura, alcuni dei quali capisaldi della memoria culturale di Bergamo e della sua storia artistica.”

Prosegue don Zanchi: “L’interesse di Piccoli per il Lotto, dal quale nel 2015 sono scaturite 8 grandi pale d’altare andate in mostra presso il Museo della Santa Casa di Loreto, si lega in modo particolare all’ultima opera del pittore veneziano, conservata proprio al museo di Loreto, e che ha per soggetto la Presentazione al Tempio, dipinto quasi diviso a metà, tra una parte inferiore in cui prende forma la scena, e una superiore dove è padrone il vuoto: traccia delle vicissitudini esistenziali del grande pittore, che chiude la vita ritirato in povertà e messo ai margini dall’emergere di nuove mode estetiche.

In questo nuovo esercizio meditativo Gian Riccardo Piccoli si confronta con la famosa pala di san Bernardino, in un lavoro destinato a essere collocato nella chiesa nei pressi del capolavoro lottesco. Lo sguardo di Piccoli si concentra sulla mano della Madonna, dolcemente rivolta verso il basso, e chiaramente posta come punto di intersezione -intercessione, si direbbe nel suo senso teologico- delle diagonali di cui è composta la struttura del dipinto; mentre una linea d’orizzonte determina un doppio contrasto positivo/negativo nelle figure sottostanti, e la complementarità cromatica del panneggio con gli abiti della Madonna esalta la centralità dell’immagine”.

Don Zanchi segnala ancora come affrontare questa complessità richieda una profonda umiltà. Piccoli si avvicina così al capolavoro per via di semplificazione, trattenendo solo qualche lampo di impressione, qualche tratto formale, lemmi visivi che restano sulla retina, come quando si chiudono gli occhi dopo essere stati esposti a una scena particolarmente luminosa.

Resta come un’ombra diafana il baldacchino su cui -nell’opera di Lotto troneggia la Vergine, mentre flussi di luce sembrano sostituire e spiritualizzare il gesto della sua mano, discendente e intercessivo. Le figure dei santi in dialogo, vengono lasciate alla grandezza del loro autore, mentre a emergere restano il Cristogramma di san Bernardino, intensa presenza cromatica, e l’evocazione del libro su cui l’angelo -scomparso anche lui – forse annota il destino dei generosi e degli avari, o quantomeno le loro responsabilità. Confrontarsi con un capolavoro non significa imitarlo, ma meditarne a fondo gli elementi salienti, quasi ridotti a pura forma, a quell’estremo pudore verso cui si viene indotti di fronte a una potenza visiva così unica e irripetibile, e a cui anche l’artista contemporaneo Riccardo Piccoli, che sarà presente all’inaugurazione, ricorda di aver approfondito la vicissitudine esistenziale di Lorenzo Lotto: “la lettura del Libro di Spese Diverse ed il conseguente povero lascito testimoniano la vicenda umana di Lotto e l’abbandono in solitudine dovuto al cambiamento del gusto generale, avvicinano la sua tragica vicenda al nostro tempo così frettolosamente mutevole e dimentico di valori”.

Interrogato circa il puntuale dialogo con il capolavoro cui è dedicata la mostra il Piccoli, classe 1941, risponde: “Visitando la pala di San Bernardino mi sono spesso domandato come mai lo sguardo finisse sempre sulla mano della Madonna non casualmente rivolta verso il basso e, dopo una attenta lettura, ho capito che è esattamente nel punto di intersecazione delle diagonali e la linea di orizzonte è in un doppio contrasto di positivo e negativo nelle figure sottostanti chiare su fondo scuro e viceversa, inoltre la complementarietà cromatica panneggio-Madonna esalta la centralità dell’immagine. Affrontare si fatta complessità del capolavoro era impresa ardua e presuntuosa ho cercato perciò modestamente ed in punta di piedi di avvicinarmi per semplificazioni trattenendo solo alcune memorie”.

Alla base del lavoro dell’artista contemporaneo sta dunque una lunga osservazione dell’opera antica che permette di comprendere come “la luce che viene dal basso coerente al gesto di Maria e alle prediche di San Bernardino, le diagonali portanti la scrittura con al centro il Cristogramma la valorizzazione del libro dell’Angelo che nota forse il destino dei generosi e degli avari sono soluzioni per non competere con la straordinaria figurazione lottesca. Sono semplicistiche notazioni di lettura, inserite nella costruzione astratta dello spazio, in modo da spostare l’interesse verso San Bernardino rispetto alla irraggiungibile presenza esecutiva del capolavoro”.

Il risultato è quasi una seconda pala d’altare (così la suggerisce l’allestimento), luminosissima e diafana, dove indagare le tracce del maestro del rinascimento nella poetica di un maestro del nostro tempo. Un dialogo non scontato in uno dei templi più belli della nostra città.