L’ecoansia esiste davvero? Uno studio rivela: nata dall’emergenza climatica, è sempre più diffusa tra i giovani

Le giovani generazioni sono le più colpite dall’ansia climatica, perché presagiscono di doversi confrontare con i peggioramenti ambientali più degli anziani

“Ecoansia”, ecco una espressione “figlia” di questo secondo millennio. Il termine è talmente attuale che il vocabolario Zingarelli lo ha inserito nell’edizione 2024 con la seguente definizione: “Eco-ansia o ecoansia [comp. di eco- e ansia; 2015] s. f. • ansia derivante dal timore delle possibili conseguenze di disastri ambientali legati all’emergenza climatica”.

Ma in cosa consiste esattamente l’“ecoansia” e quanto è diffusa tra i giovani?

Le indagini statistiche ci riferiscono che si tratta di un mix di sensazioni ed emozioni che spaziano dall’angoscia alla tristezza, dalla rabbia al sentirsi impotenti e vulnerabili, nonché afflitti da pesanti sensi di colpa per la situazione di degrado e trasformazione a cui il nostro Pianeta sembra essere sempre più esposto.

Alla base di questi sentimenti c’è la consapevolezza che gli interventi dell’uomo sull’ambiente hanno determinato una emergenza climatica senza precedenti.

A segnalare il rischio che a farne le spese sia la salute psichica degli individui, oltre che quella più strettamente fisica, sono gli stessi scienziati dell’Ipcc (Intergovernmental Panel on Climate Change), organismo Onu incaricato della sorveglianza del clima.

Qualche giorno fa i dati di una ricerca, condotta sotto la supervisione scientifica del Laboratorio di Psicologia della Salute del Dipartimento di Scienze del Sistema Nervoso e del Comportamento dell’Università di Pavia, ha evidenziato che il 95% dei bambini di età compresa fra i 5 e gli 11 anni è fortemente angosciato da preoccupazioni che riguardano lo stato di salute del nostro Pianeta. I bambini riferiscono di fare brutti sogni e di avere pensieri ossessivi e negativi rispetto alla situazione ambientale. Ma a soffrire di questi disturbi non sono certamente soltanto i “piccoli”. Ne sono colpiti anche gli adolescenti, nei quali l’ecoansia interferisce pesantemente con la pianificazione del proprio futuro e, a volte, persino con la gestione delle relazioni sociali.

In generale, le giovani generazioni sono le più colpite dall’ansia climatica, perché presagiscono di doversi confrontare con i peggioramenti ambientali più degli anziani che hanno un orizzonte temporale meno lungo di fronte a loro. Insomma, l’imminente “catastrofe ecologica” paventata da molti media incombe soprattutto sui teen ager.

In ogni caso questi ultimi non manifestano soltanto disperazione. Al contrario, parallelamente a questi sentimenti, i giovani stanno elaborando anche un senso di speranza e di ribellione rispetto ai cambiamenti climatici. Spesso preoccupazione e speranza sono positivamente correlate e la fiducia nel futuro va di pari passo con l’azione. Emergono quindi diverse strategie: molti fra loro tentano attivamente di fare qualcosa per cambiare la situazione intraprendendo azioni concrete, come studiare più approfonditamente la questione, cercare informazioni e agire; altri si concentrano di più sulle emozioni, de-enfatizzando il pericolo, negandolo, prendendone le distanze attraverso la distrazione e l’evitamento, cercando supporto sociale o iper-attivando le emozioni; altri ancora, riconoscendo che il problema esiste e non può essere risolto, cercano di riformularlo in maniera costruttiva.

Fondamentale anche in questa problematica il ruolo dei genitori che dovrebbero offrire ai propri figli l’opportunità di condividere le proprie emozioni e preoccupazioni in famiglia, evitando di minimizzarne la portata. Sarebbe importante, poi, cercare di bilanciare le informazioni negative con quelle positive e porsi degli obiettivi “eco-sostenibili” come nucleo familiare. La riflessione comunque può divenire anche una opportunità per allargare l’analisi all’impatto delle dinamiche capitalistiche, spesso incompatibili con le esigenze del Pianeta, nelle nostre scelte quotidiane.

Anche la scuola può fare molto avviando dei percorsi di sensibilizzazione ed educazione, magari in collaborazione con il territorio. Concentrandosi su azioni concrete come il recupero e la riqualificazione degli ambienti o suggerendo agli alunni azioni eco-compatibili. Sarebbe bene che gli insegnanti sfruttassero questa circostanza educativa per sottolineare l’importanza dell’agire collettivo e non del singolo individuo, consolidando così il senso di appartenenza e l’affezione al luogo in cui viviamo. L’occasione offre anche spunti di riflessione etica, morale, politica e sociale assolutamente da non perdere.