Dai campus multisportivi a quelli di magia, la scelta dei Cre e la lunga estate dei bambini

“A quale Cre li mandi quest’anno? Ti giro il modulo iscrizione di quello al quale vanno i miei figli, ma guarda che è tardi! Dovevi farlo a maggio”. Puntuale come ogni anno, eccomi in ritardo. Non mi entra proprio nella testa che già a maggio occorre pensare ai centri estivi. La scuola finisce ormai prestissimo, al 7 giugno devi aver già l’estate programmata, anche se d’estate ancora non hai assaporato nemmeno un giorno.

Dove li mando? Le possibilità di scelta sono ormai amplissime. Camp multisportivi, camp per imparare l’inglese, camp al museo, camp di astronomia, di teatro, di arrampicata, di danza, di yoga, addirittura quest’anno c’è il campus di magia e stregoneria ispirato al mondo di Harry Potter.

Leggi le locandine e tutto ti affascina, vorresti far vivere ai tuoi figli esperienze nuove, vorresti che questa estate potessero trascorrerla divertendosi e facendo tesoro di tanti stimoli. Perché l’estate, per loro, è lunga. E’ un bene, dicono alcuni. E’ assurdo, dicono altri. Io continuo a restare dell’idea che sarebbe tutto meraviglioso se anche i genitori potessero stare tre mesi in vacanza, godendosi i figli. Ma non è così. E, se non si rientra nella fortunata cerchia di chi ha nonni super disponibili ai quali affidarli per intere settimane, magari nella casa al mare, le difficoltà da affrontare non sono poche. Soprattutto dal punto di vista economico e organizzativo.

Il costo dei centri estivi oscilla in genere dai 70 euro a settimana dei Cre dell’oratorio a cifre che vanno dai 120 ai 300 euro a settimana (ma anche 400 €, ne conosco più di uno) per campus estivi organizzati da associazioni, realtà sportive, ecc… Alcuni camp iniziano alle 9.00 e finiscono alle 16.00 (e devi pagare per anticipo e posticipo), altri arrivano fino alle 18.00. E in tutto ciò pensi ovviamente ai tuoi figli: non vorresti doverli “parcheggiare”. In passato ho rinunciato a lavorare per star con loro, impazzire dalla mattina alla sera per potare a casa i soldi necessari a pagare campus o baby sitter senza poter stare coi propri figli mi sembrava terribile. Ma ora non ho scelta. Come molti altri genitori.

E quindi, eccoci qui. Per fortuna ho amiche super efficienti e super informate, per Alice la scelta è stata veloce: il Cre dell’oratorio di Seriate. Novecento bambini. Tantissimi. Dalle 9 del mattino alle sei di sera. “Si stancherà? Farà fatica?”. Dubbi dissolti in men che non si dica sin dal primo giorno: mai vista mia figlia più entusiasta. “Mamma è bellissimo! Ci sono laboratori tipo cucina e fotografia, facciamo balli e giochi, facciamo le gite con tanto di caccia al tesoro, il mercoledì piscina, e gli animatori sono simpaticissimi, tipo il Rana. Non è una rana, è un ragazzo che balla benissimo. C’è una canzone che abbiamo imparato che è quasi una poesia. E il don è un grande”.

Che meraviglia. E’ davvero un Cre stupendo, una grande festa condivisa, fatta di bimbi d’ogni età e animatori volenterosi pieni d’entusiasmo. Alice si farà tutte e quattro le settimane disponibili, dovrò poi trovare un modo per coprire anche le ultime due di luglio con altro. Nel frattempo il fratello si dà all’atletica, il campus dura per tutto il mese di luglio, lui non si perde una settimana ormai da almeno sei anni.

Poi ad agosto ci si arrangia al meglio, tra qualche giorno di vacanza e tante idee da realizzare, ma non è finita. C’è anche settembre: altri 12 giorni. Perché la scuola non comincia l’1, bensì il 12 settembre. Come ogni anno ce la caveremo alla grande, ma come ogni anno mi chiedo quanto ci vorrà per adeguare la scuola a ciò che, ormai da decenni, la società nella quale viviamo esige ed è diventata. E non lo dico perché “devo parcheggiare” i miei figli. Lo dico per il loro bene.