Conversione ecologica: “Partecipazione vuol dire anche custodire l’ambiente”

“Conversione ecologica: energie per cambiare rotta”: è il tema di una delle Piazze della democrazia che è prevista nel programma dei delegati alla Settimana sociale di Trieste,. Moderati da Simone Morandini, i relatori sono Giovanni Mori, Gabriella Chiellino, Chiara Francesca Di Tizio. Dopo la Settimana sociale di Taranto che ha avuto per tema “Il pianeta che speriamo. Ambiente, lavoro, futuro. #tuttoèconnesso”, nell’appuntamento ospitato a Trieste in questi giorni, che è incentrato sul tema “Al cuore della democrazia”, si torna a riflettere sull’urgenza della conversione ecologica. Di questo parliamo con il moderatore della Piazza, Simone Morandini, direttore di Credere oggi e vicepreside dell’Istituto studi ecumenici di Venezia.

A che punto siamo con la conversione ecologica?

Molto si è fatto e molto si sta facendo sul piano della formazione, della presa di coscienza, del lavoro per modificare gli stili di vita nel segno della sostenibilità, al contempo molto rimane da fare specie a fronte dei dati sempre più preoccupanti che ci giungono in relazione alla crisi socio-ambientale e segnatamente in relazione al cambiamento climatico.

C’è un’urgenza che ci chiede di rafforzare ancora il nostro impegno, proprio in quanto comunità ecclesiale.

In occasione della “Piazza della democrazia” parlerete di “energie per cambiare rotta”: dove trovarle e a quale obiettivo puntare?

Il termine energia nel caso della Piazza assume una duplice valenza: da un lato, ci si riferisce alla necessità di potenziare le motivazioni che come soggetti della società civile e come comunità ecclesiale ci spingono a prenderci cura della Casa comune. Dall’altro, il riferimento all’energia è evidentemente centrale in quanto è alla produzione e all’uso dell’energia che sono associate gran parte delle emissioni clima alternanti, che devastano lo status climatico del nostro pianeta, per cui è chiaro che c’è un’attenzione particolare per questo ambito. Non a caso, nella Piazza della democrazia che avremo a Trieste, saranno presenti Gabriella Chiellino, imprenditrice ambientale, una delle prime laureate in Scienze dell’ambiente; Giovanni Moro dei Fridays for future, un’espressione della società civile che molto ha contribuito a portare l’attenzione su questo versante, Chiara Francesca Di Tizio, legata a Economy of Francesco, che si colloca a cavallo tra la società civile e il mondo di una imprenditoria sostenibilmente attenta. Racconteremo delle storie di impegno ambientale, in primo luogo, di queste tre persone che, pur con percorsi assai diversi, hanno esplorato e sostanziato in modo forte pratiche di conversione ecologica, pratiche di cambiamento di rotta. Accanto a questo proveremo a interrogarci su quali sono i passi ulteriori, le aree in cui più è necessario intervenire e anche, guardando al tema generale della Settimana, quali sono i soggetti che sono chiamati ad attivare una partecipazione e una responsabilità sul tema ambientale. Forse, una delle grosse difficoltà sotto la voce “transizione ecologica”, “questione ambientale”, “cura della Casa comune” è la grande varietà di ambiti, di impegni, di sfide socio-ambientali che tali voci racchiudono: fatalmente non possiamo che raccontare delle storie come dei percorsi per attraversare un territorio estremamente vasto.

Il fatto di parlare anche a Trieste di conversione ecologica, dopo Taranto, dipende proprio dal fatto che sono ancora tanti i passi da fare?

Sì e ce l’ha fatto capire anche Papa Francesco, che dopo pochi anni dall’enciclica Laudato si’ ha scritto di nuovo un testo di alta portata come l’esortazione apostolica Laudate Deum. Il motivo è chiaro: semplicemente perché in questi anni molto si è fatto, ma non abbastanza, certamente, a livello di comunità politica internazionale, ma anche nelle nostre comunità ecclesiali. Se davvero avessimo preso sul serio questa urgenza, già avremmo i pannelli solari sopra ogni chiesa e avremmo una formazione pervasiva agli stili di vita e alla spiritualità della creazione in ogni diocesi, in ogni comunità parrocchiale, addirittura. Non siamo ancora a questo livello anche se, ripeto, molto si è fatto e sono cose molto importanti.

Che impulso può venire dalla Settimana sociale di Trieste sul fronte della conversione ecologica e della questione ambientale?

Io credo che la cosa importante che potrà offrire la Settimana di Trieste su questo versante è soprattutto la sottolineatura dell’esigenza di integrare in profondità questa attenzione per la cura della Casa comune con il tema della partecipazione. Chiaramente, il tema della Settimana di Trieste non è quello di Taranto, ma questo non significa che la Settimana di Taranto sia alle nostre spalle. Al contrario, quanto elaborato in quella sede entra come un patrimonio da rielaborare, da ricollocare in questa attenzione per la partecipazione. In un tempo in cui una parte della comunicazione, anche istituzionale, cerca di convincerci che la questione ambientale sia una fake news o una costruzione di pochi interessati, al contrario

Trieste è chiamata a dire e a ribadire che la comunità cattolica italiana sa di essere chiamata a coltivare e a custodire il Giardino, per usare le parole del testo del secondo capitolo della Genesi.

Non dimentichiamo che la questione ambientale oggi è strettamente legata anche alle conseguenze che i cambiamenti climatici producono soprattutto sulle popolazioni più deboli, ledendo i loro diritti e impoverendole ancora di più. In questo senso curare la Casa comune garantisce anche la democrazia…

Oggi una matura adesione della comunità politica e della vita civile alla democrazia non può che partire da una chiara percezione che la polis è profondamente integrata con la physis, che la città degli uomini e delle donne ha le sue basi profondamente inserite nella natura, se queste basi si sgretolano la stessa città è a rischio, i diritti delle persone che la abitano sono a rischio, le possibilità di futuro per le prossime generazioni sono a rischio. È davvero una questione di vita o di morte. Stiamo scoprendo, probabilmente, e dovremmo farlo più velocemente, che una democrazia matura deve essere una democrazia attenta alla cura della Casa comune, attenta alla sostenibilità. Non è casuale che proprio su queste tematiche si sta tenendo nei giorni immediatamente precedenti alla Settimana sociale di Trieste, dal 29 giugno al 2 luglio, nel Seminario vescovile di Bergamo, il congresso dei teologi moralisti, l’Atism, sul tema “Per il futuro della terra. Etica nell’Antropocene”.