Granata: “La democrazia torna nelle piazze”. Riflettori puntati su Trieste

Trieste, 2 luglio 2024: 50ª edizione delle Settimane sociali dei cattolici Italiani, organizzata dalla Conferenza Episcopale Italiana (Cei). Famiglia

Come ai tempi dell’agorà ateniese, la democrazia torna nelle piazze. È l’immagine fornita da Elena Granata, vicepresidente del Comitato scientifico e organizzatore delle Settimane sociali dei cattolici in Italia, presentando la 50ª edizione che si svolge a Trieste fino a domenica 7 luglio. “Al cuore della democrazia”, il titolo del grande evento dei cattolici italiani: “Tema da organizzare e rendere visibile anche nello spazio fisico, traducendolo in uno stile”, ha osservato Granata.

L’intento è di “far tornare le piazze un luogo di confronto, per riscoprire il piacere del dialogo”. Un dialogo “costruttivo”, ha ribadito la docente del Politecnico di Milano. Così le giornate triestine vedranno un programma mattutino sostanzialmente riservato ai 900 delegati provenienti da tutta Italia, mentre nei pomeriggi ci si immergerà nelle “piazze tematiche” con momenti di confronto e buone pratiche su scuola, sport, conversione ecologica, famiglia, salute, democrazia digitale, periferie, istituzioni locali, cittadinanza, migrazione…

Alla sera – ha ricordato ancora Granata – spettacoli, musica, teatro, “perché la democrazia è anche meraviglia, incontri, bellezza, desiderio”. I quali possono risultare “un antidoto alla fuga dei cittadini” dalla stessa democrazia partecipativa.

L’impegno dei cristiani. “Siamo arrivati qui a Trieste con la ricchezza di cinquanta edizioni delle Settimane sociali e oltre un secolo di impegno” dei cattolici italiani, a partire dall’intuizione originaria del beato Giuseppe Toniolo.

Mons. Luigi Renna, arcivescovo di Catania e presidente del Comitato scientifico delle Settimane sociali, ha insistito sul tracciato della kermesse cattolica, “cui corrisponde la storia dell’impegno dei cristiani che non si sono mai tirati indietro, assieme ad altri, per il bene del Paese”.

L’intento di fondo è ancora quello originario: “Leggere la giustizia sociale alla luce del Vangelo e dell’insegnamento della Chiesa” e riprendere il discorso sulla partecipazione e la cittadinanza “perché le democrazie hanno bisogno di manutenzione”.

L’astensionismo, ha sottolineato mons. Renna, “è un segnale: occorre recuperare il senso e il valore della partecipazione” dei cittadini “alla costruzione del bene comune” come “antidoto al populismo”.

Superare i confini. Il benvenuto ai delegati e a tutti coloro che vorranno prendere parte agli innumerevoli eventi previsti nel programma della Settimana è stato dato dal sindaco Roberto Dipiazza, con un affondo sulla storia – a lungo sofferta – della città di confine.

“Abbiamo messo una pietra sopra il ‘900”, ha affermato il primo cittadino, facendo riferimento alle divisioni, alle guerre, alle sofferenze subite dalla popolazione locale, considerando le vicende che hanno segnato la stessa storia triestina, per guardare avanti. Dal canto suo Mario Anzil, vicepresidente della Regione Friuli Venezia Giulia, ha aggiunto alcune osservazioni ancora a partire dal passato, per poi affermare la volontà di “cambiare il senso del termine confine”, non più limite invalicabile, ostacolo, ma piuttosto “nuova opportunità di incontro e di amicizia tra i popoli”; “il confine come sinonimo di relazione, di dialogo per costruire il futuro”, facendo a sua volta riferimento al senso della democrazia.

“Un’occasione di speranza”. Il vescovo di Trieste, mons. Enrico Trevisi, ha anzitutto espresso riconoscenza verso tutti coloro che si sono mobilitati per dar vita a un evento di portata straordinaria: le istituzioni, la comunità cristiana locale, le innumerevoli realtà del territorio (aziende, fondazioni, enti pubblici, volontariato) che hanno collaborato per la preparazione e la riuscita dell’evento. Ha quindi parlato della Settimana sociale “come occasione di speranza, di incoraggiamento a partire dai valori forti che ci ha consegnato Gesù Cristo”.

Un evento che, mettendo a fuoco la democrazia, l’amicizia sociale, la convivenza civile, la cultura e il dialogo, “possa essere profezia per i popoli dei Balcani, per l’Ucraina come per la Russia”. “Occorre lavorare insieme, pazientemente – ha osservato mons. Trevisi – per bonificare la memoria”, per “imparare a essere tutti fratelli”.