Il leader migliore? Manager fuori e monaco dentro. Il vero potere sta nel servizio

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Il ruolo non fa il manager e un leader deve essere manager fuori e monaco dentro. Perché il vero potere sta nel servizio e nell’essere ricco di umanità. È la morale del libro «Se ne ride chi abita i cieli. L’abate il manager» (pp, 220, Mondadori, euro 18), presentato mercoledì sera 13 febbraio nella chiesa del monastero di Matris Domini, alla presenza di un folto pubblico, fra cui il l’arcivescovo emerito di Siena Gaetano Bonicelli, il vicario generale monsignor Davide Pelucchi, il prefetto Elisabetta Margiacchi e il sindaco Giorgio Gori. Autore del volume è monsignor Giulio Dellavite, addetto stampa e segretario generale della Curia vescovile. Il libro inizia raccontando di una fredda sera invernale, in una sperduta stradina di campagna scelta per evitare le code in autostrada. C’è un giovane manager sempre di corsa rimasto bloccato da un guasto alla sua auto superaccessoriata con il navigatore e lo smartphone muti, il cellulare senza campo. L’unica luce proviene da una abbazia, dove il manager bussa per telefonare e dove è costretto a pernottare. Così viene a contatto con l’abate e altri religiosi, ma soprattutto con la vita monastica che lo spinge a interrogarsi dentro nel profondo grazie ai grandi temi discussi, come politica, economia, bene comune, ecologia, fake news, ruolo della donna. Alla fine il manager scopre un modo nuovo di essere leader, cioè la capacità di ascolto e di servizio e non quella di avere potere sugli altri e gestire persone e avvenimenti. «Il parto del libro è durato quattro anni — ha detto monsignor Dellavite aprendo l’incontro —. Devo dire grazie alla Mondadori per avermi spinto a concludere questa avventura. Il filo rosso del libro è Papa Francesco».

Ha preso quindi la parola il cardinale Giovambattista Re, prefetto emerito della Congregazione vaticana per i vescovi, di cui Dellavite è stato collaboratore. «A differenza di tanti altri, il libro trasmette lezioni di vita, solidi valori, insegnamenti e ideali, riprendendo anche parole del Papa e quelle di uomini antichi e moderni. Già dal titolo, il libro può rimandare a tanti potenti del mondo che vorrebbero sradicare Dio dal cuore umano, ma Dio ride dai Cieli». Fra i personaggi citati, il cardinale ha ripreso San Tommaso Moro, il cancelliere della corona fatto giustiziare da re Enrico VIII, che fu un grande testimone di fedeltà alla politica e alla propria coscienza.

Poi l’intervento del manager di religione ebrea Roger Abravanel, consulente aziendale e membro di vari Cda, nonché inventore del termine «meritocrazia», come ha ricordato Dellavite. «Il manager che appare nel libro non sarà mai un leader. Infatti, un vero leader sa unire i valori umani con i risultati ed è capace di ascoltare e incoraggiare i propri collaboratori». Dopo aver ricordato che «i valori dell’abate sono valori umani», Abravanel non ha nascosto alcune sue preoccupazioni. «A differenza dei coetanei di altre nazioni, i giovani italiani sono scarsi di sana ambizione e impegno. Come gli adulti, non credono che il futuro dipenda da ognuno di noi. Poi ci si lamenta dell’assenza di meritocrazia in ogni ambito. Inoltre, fra le élite è ancora viva una concezione ottocentesca, secondo la quale il lavoro è per gli altri e non per i colti. Così avviene la separazione fra cultura e scuola che non sa più formare». Infine l’invito a ogni persona, e non soltanto ai manager, «per fermarsi una volta al giorno a pensare, cioè la preghiera». All’incontro non ha potuto partecipare Vittorio Feltri per una indisposizione.

 

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