Frassica e don Matteo

«I fan di Don Matteo stiano pure tranquilli, la decima serie si farà. Gli sceneggiatori sono già al lavoro, stanno scrivendo alacremente» ci confida il Maresciallo Antonio (Nino) Cecchini alias Nino Frassica. Il bravo attore messinese, classe 1950, è reduce dall’aver ritirato a Sanremo il 54° Premio Regia Televisiva come migliore fiction dell’anno per la serie televisiva campione d’ascolti, in onda anche stasera. Una doppia vittoria per Don Matteo: «siamo stati premiati non solo dall’auditel ma anche per la qualità del prodotto offerto». Semplici e universali i valori trasmessi da una fiction distribuita in vari Paesi che «mette d’accordo grandi e piccini – dichiara il simpatico Nino – con valori che si rifanno al perdono, al rispetto e alla solidarietà».

La fiction Don Matteo giunta alla nona serie, registra ascolti record. Maresciallo Cecchini ci svela il segreto di questo successo?
«È semplice, in Don Matteo appaiono le divise più importanti per gli italiani: la tonaca del parroco e l’abito dei Carabinieri. Entrambe infondono sicurezza nel telespettatore. Sono figure rassicuranti, la gente ha bisogno di questo e noi gliele forniamo molto volentieri. La vittoria del 54° Premio Regia Televisiva come migliore fiction dell’anno, decretata da una giuria di qualità presieduta dal presidente di garanzia Gigi Vesigna e composta da personaggi della cultura e dello spettacolo, ci ha riempito di orgoglio. Quindi oltre al premio che riceviamo ogni giovedì grazie al quale Don Matteo è campione d’ascolti, siamo stati premiati per la qualità del nostro lavoro e questo ci rende molto soddisfatti, ovviamente! Sia la qualità sia la quantità, la nostra è una doppia vittoria».  

Anche il cuore verde umbro, Gubbio e poi Spoleto, le location di Don Matteo, hanno contribuito al successo della serie?
«Certamente, gli esterni così belli e suggestivi da far vedere rendono ancor più interessante il contenuto delle storie proposte. La telecamera spesso e volentieri si sofferma sui luoghi di don Matteo, non per niente l’Umbria intera emana spiritualità. Le location di Don Matteo, prima la straordinaria Gubbio e ora Spoleto, fanno da cornice ideale. Proprio poco tempo fa Terence Hill ha ricevuto la cittadinanza onoraria di Gubbio che fino alla penultima serie della fiction è stata la location principale».

 

Don Matteo e Antonio Cecchini detto Nino, sono la versione moderna di Don Camillo e Peppone?
«No, per niente Don Camillo e Peppone inizialmente erano in contrasto poi è scoppiata l’amicizia, invece tra Cecchini e Don Matteo subito l’amicizia, mai nessun contrasto. Se ci sono gli attriti sono leggeri, per esempio quando il Maresciallo perde giocando a scacchi con il parroco ma sono attriti soft».

Ci tolga una curiosità, anzi due, com’è Terence Hill fuori dal set e quale tipo di rapporto avete instaurato dopo tanti anni di lavoro insieme?
«Tra me e Terence è nata una grande amicizia. Lavoriamo insieme dal 2000, finora abbiamo girato quasi 200 episodi di Don Matteo. Terence è una bellissima persona, saggia e perbene. Si è calato perfettamente nel ruolo del parroco perché possiede dentro di sé valori cristiani, la sua non è solo recitazione ma crede veramente nel messaggio positivo che vuole dare. Ecco, direi che anche questo è uno dei segreti del successo di don Matteo, il telespettatore ha intuito questo e ha premiato la serie».

Che atmosfera si respira nel set della fiction campione d’ascolti?
«Ottima, siamo come una grande famiglia. Il “capo” è tranquillo e sereno, non alza mai la voce. All’interno del set si ride e si sorride».

In una recente intervista il produttore Luca Bernabei ha definito il Suo apporto nella fiction come essenziale «Frassica è il nostro fantasista che alleggerisce i toni». Si sente lusingato?
«Non solo mi sento lusingato ma anche responsabilizzato. Nella fiction c’è la commedia, il momento rosa, il messaggio cristiano. Se in una puntata della serie si ride poco pare che sia colpa mia… io vengo dal varietà, dal cabaret quindi porto nella fiction quel tipo di esperienza. Ricordo che quando Enrico Oldoini, allora regista della prima serie della fiction, mi propose la parte del Maresciallo accettai con gioia. Ogni puntata ha la sua dose di dramma, commedia e speranza. Non è un caso che ogni puntata si chiuda con il sorriso di Don Matteo, una sorta di appuntamento per la settimana successiva».

Nel varietà del 1985 Quelli della notte si è calato nella tonaca di Fra Antonino da Scasazza, organizzatore di un improbabile concorso a premi e nel 1987 ha vestito i panni del “bravo presentatore” in Indietro tutta! Che ricordi conserva di quel periodo?
«Quello fu un periodo meraviglioso della mia vita, perché si era finalmente realizzato un mio sogno coltivato fin da bambino. Quelli sono stati varietà che hanno fatto scuola, irripetibili, ancora si cantano le canzoni di Quelli della notte o di Indietro tutta. Sono stato fortunato. Erano programmi innovatori, intelligenti, ironici, s’improvvisava alla grande, per i quali i telespettatori andavano letteralmente pazzi, radunandosi in gruppi d’ascolto. È stato veramente un momento magico se ci ripenso».

Possiamo dire che le Sue giacche fantasiose, parodia del tipico conduttore televisivo, sono entrate nella storia del costume di Mamma Rai?
«Certo. L’idea fu di Renzo Arbore, c’è la mano creativa della costumista Graziella Pera e modestamente anch’io ho dato il mio apporto con qualche piccolo suggerimento qua e là».

Quanto deve la televisione al genio visionario e anticipatore di Renzo Arbore?
«Tutto direi. Il cambiamento alla Radio è avvenuto con Renzo in Alto gradimento, la stessa cosa si può dire della televisione, la quale con Arbore da passiva è diventata attiva. Tutto dal vivo, niente di scritto, improvvisando. Renzo sceglie ogni singola persona del cast intuendo le potenzialità di ciascuno. La tv con Arbore non era più “surgelata”».

Recentemente ha fatto parte del talent show Altrimenti ci arrabbiamo su Rai1. Quali sono a suo parere le maggiori differenze tra la televisione del terzo millennio e quella dell’altro ieri e dintorni?
«Ora di televisione se ne fa troppa, pensiamo a quanti canali abbiamo oggi, allora era più concentrata per esempio Fantastico presentava in una sola sera tanti cantanti o attori. Ore e ore con poca gente, la tv di oggi assomiglia a un vino annacquato e anche noioso. Quella del terzo millennio mi sembra una televisione dispersiva».

Ci racconta la Sua esperienza nella trasmissione radiofonica Meno male che c’è Radio2?
«Il programma va in onda ogni sabato alle 16, lo conduco insieme a Simone Cristicchi. È un varietà nel quale ci divertiamo, diamo spazio a giovani artisti poco noti, ospitiamo amici, attenzione, perché sabato prossimo sarà con noi Gianni Morandi. Esageriamo un po’ usando un po’ di goliardia “andando a braccio”. Viene spesso da noi Renzo Arbore».

Che rapporto ha con la fede?
«Un ottimo rapporto e in questa fiction lo posso finalmente mostrare».

Le piace Papa Francesco?
«Siamo tutti fan di questo Papa! Bergoglio ha conquistato tutti con i suoi gesti, con il suo sorriso e con la sua straordinaria semplicità».

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