Maglia on the road

Alla stazione Centrale di Milano c’è chi vende accendini e giocattoli telecomandati, c’è chi tenta i passanti con qualche improbabile gioco di prestigio e chiede la carità e basta. E poi c’è Giovanni, che lavora a maglia. Giovanni ha 60 anni e viene dalla Romania. E’ un “magliaio di strada”: si è inventato un lavoro che potesse dargli un po’ di dignità oltre a permettergli di sopravvivere.
E’ arrivato in Italia oltre vent’anni fa, negli anni ’90, quando il suo Paese, investito da una crisi profonda economica e sociale con il crollo del socialismo, non gli garantiva più una vita buona. Ha lavorato a lungo in una fabbrica tessile. Poi anche qui in Italia è arrivata la crisi, e con il licenziamento Giovanni ha perso tutto e non sapeva più che cosa fare. Finché un giorno gli è venuta un’idea: sfruttare le sue abilità manuali per realizzare indumenti fatti a maglia. Ha investito i pochi soldi che aveva per comprarsi tutto il necessario: lana, i ferri, uno sgabello. E poi si è ricavato un angolo nel pieno della stazione Centrale, e si è messo a lavorare. La gente all’inizio non si fidava: poi però ha incominciato a fermarsi a osservarlo mentre lavorava, e a comprare i suoi lavori. Finché Giovanni ha incominciato a frequentare la stazione tutti i giorni: lavorare a maglia è diventato un modo per allontanare i pensieri negativi, per dare un senso al passare del tempo. Il filo di lana corre veloce sui ferri, e prendono forma calze, sciarpe, coperte, berretti originali. ”Scarp de’ Tenis” e qualche altro giornale hanno parlato di lui e i suoi clienti sono aumentati. Così ora riesce a pagare l’affitto di un piccolo appartamento che divide con la moglie, che lavora come collaboratrice familiare e assiste gli anziani. La speranza e la fiducia nel futuro corrono sui ferri da calza.

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