Don Pietro Ceribelli, una vita piena di passione missionaria

Un prete che con la sua vita e opera ha incarnato la passione missionaria. E ha dato un primo deciso impulso all’impegno missionario nei laici, soprattutto i giovani, in anni segnati da tanta idealità. Così è stato don Pietro Ceribelli, direttore dell’allora Ufficio missionario, l’attuale Centro missionario diocesano.

La copertina del volume

È fresco di stampa il volume «Don Pietro Ceribelli. L’Ufficio missionario diocesano (1964-86) e la nascita del Celim Bergamo» (23° volume della collana «Studi e memorie del Seminario di Bergamo», edizioni Glossa, pp. 526). Ne è autore monsignor Giancarlo Carminati, docente nel Seminario diocesano.

La pubblicazione è stata voluta dalla comunità missionaria dei Preti del Sacro Cuore e dal Centro missionario diocesano nel 60° anniversario dell’avvio della missione diocesana in Bolivia.

Don Ceribelli nasce l’8 maggio 1921 in Città Alta, nell’allora parrocchia di Sant’Agata del Carmine. Già in Seminario si appassiona alle missioni e tiene predicazioni su questo tema. Un anno dopo l’ordinazione sacerdotale (3 giugno 1944) entra fra i Preti del Sacro Cuore.

Trascorsi alcuni anni in malferma salute, il suo primo incarico è di cappellano del santuario della Madonna dei Campi a Stezzano e di seguire la formazione dei sacerdoti del Sacro Cuore e del Patronato San Vincenzo. Nel 1954 diviene direttore spirituale del collegio vescovile di Celana.

Tre anni dopo è nominato direttore della Casa dello studente. Nel 1964, succedendo a don Evaristo Lecchi, diventa direttore dell’Ufficio missionario e dell’Unione missionaria del clero, incarichi che dureranno ininterrottamente per ben 22 anni, fino alla morte, sopraggiunta l’8 luglio 1986.

Il volume prende in esame questo periodo, dove don Ceribelli non soltanto dimostra di recepire la nuova prospettiva missionaria all’indomani del Vaticano II, ma dà un impulso eccezionale alla sensibilizzazione della missionarietà nella diocesi, coinvolgendo clero, religiosi, religiose e laici.

Il libro ricostruisce con meticolosità l’apertura delle missioni diocesane in Bolivia (1970) e in Costa d’Avorio (1975). E anche la fondazione, per impulso di don Ceribelli, del Celim Bergamo (Centro laici italiani per le missioni), organizzazione di volontariato internazionale di ispirazione cristiana. Il suo investimento sulle forze laiche giovanili fa emergere una acuta capacità introspettiva, oltre che il suo carisma.

«È questa sua capacità — scrive il vescovo Francesco Beschi nella prefazione — di stare sul crinale tra il vecchio e il nuovo, tra una forte tradizione da una parte e nuove evangeliche intuizioni dall’altra, che permette a don Pietro di comprendere e di fare scelte profetiche e di indicare inattese direzioni».

Nell’introduzione storica, monsignor Goffredo Zanchi, già docente di Storia ecclesiastica, ricorda i continui mutamenti socioculturali e anche ecclesiali nell’impegno missionario nel corso del Novecento, sia per i documenti pontifici, sia per il Vaticano II. «La diocesi di Bergamo non è stata a guardare, ma ha sfruttato le sue risorse di intelligenza e generosità pastorale», aggiungendo che, raccontandone l’esperienza missionaria,  può essere «di prezioso aiuto per il compito che la nostra Chiesa sta affrontando, cioè di una pastorale missionaria nelle nostre terre».

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