Romano, alla scoperta degli edifici cristiani tra religiosità e storia. Presentato il sesto quaderno del Macs

«Dio rompe gli schemi e se non abbiamo il coraggio di rompere gli schemi mai andremo avanti perché il nostro Dio ci spinge a questo a essere creativi sul futuro» (5,7, 2014). È con questa frase di Papa Francesco che don Tarcisio Tironi, direttore del Museo di Arte e Cultura Sacra di Romano di Lombardia, ha presentato il sesto quaderno della collana «I quaderni del M.A.C.S.», domenica 4 dicembre, presso la Chiesa della Grotta di Romano di Lombardia. Questo sesto sussidio è intitolato «Come eravamo. Edifici cristiani a Romano prima e dopo il 1962» ed è stato scritto da don Tarcisio Tironi con il contributo fotografico di Elisa Tomasoni.

«Siamo alla sesta puntata di quella intuizione mia e di Bruno Cassinelli di avviare un’altra pista che potesse in essere sviluppare per iscritto una delle finalità del museo che è quella di fornire una ricerca che approfondisse un po’ il lato scientifico, attraverso delle pubblicazioni, seppur piccole e particolari, degli edifici romanesi, delle opere e di ogni altra realtà che caratterizzano la nostra realtà museale», afferma don Tarcisio Tironi.

«Il contributo di quest’iniziativa editoriale è anche dell’Amministrazione Comunale per mostrare la forma di attenzione che don Tarcisio ha dato a questa città con questo sesto quaderno, permettendo un ricordo di questo 1962 che, effettivamente ha segnato un prima e un dopo per quello che riguarda la nostra comunità», afferma Sebastiano Nicoli, Sindaco di Romano di Lombardia.

Per Romano di Lombardia, il 1962 è un anno molto importante perché il 17 settembre 1962 è stato assegnato il titolo di città. A dimostrarlo c’è una lapide a ricordo, murata sotto i portici medievali. Ciò nonostante, prosegue don Tironi, «i festeggiamenti sono stati fatti esattamente più di un anno dopo, il 27 ottobre 1963 e, in quella circostanza, la nostra comunità era in fermento, grazie anche alla presenza di quattro onorevoli, del prefetto, di tre senatori (di cui il senatore Belotti) e di altre autorità, oltre dei tantissimi cittadini romanesi».

Nella prima parte del quaderno, don Tarcisio Tironi contestualizza il 1962 ricordando alcuni eventi accaduti in Italia e nel mondo. Ad esempio: domenica 6 maggio 1962 Antonio Segni venne nominato Presidente della Repubblica; martedì 21 agosto, l’Appenino campano, comprendente il Sannio e l’Irpinia, venne colpito dalle violente scosse di terremoto; giovedì 4 ottobre, Papa Giovanni XXIII divenne il primo papa che varcava le mura vaticane per un pellegrinaggio. Poi, sono citati gli accadimenti in Bergamo come: la lettera del vescovo Giuseppe Piazzi, che è stata pubblicata il 29 aprile 1962, per annunciare la ricostruzione del seminario in Città Alta; il giovedì 11 ottobre avvenne il primo viaggio di due sacerdoti bergamaschi, don Berto Nicoli e don Luigi Serughetti, inviati a La Paz in Bolivia. Invece a Romano di Lombardia: sabato 1 marzo 1962 morì Giacomo Gargantini detto “Coma”, attivo esponente di Azione Cattolica, maestro e guida dei giovani per quasi un sessantennio; domenica 18 Marzo, nella prepositurale romanese, il vescovo di Bergamo, monsignor Giuseppe Piazzi, ordinava presbiteri don Gianni Carminati, romanese e don Giacomo Poli di Sforzatica Sant’Andrea, alunni del Collegio Cerasoli nel Pontificio Seminario Romano.

Così come la storia si evolve anche gli edifici, le piazze, i giardini, le fabbriche, le zone centrali e di periferia cambiano e si trasformano. Perciò, prosegue don Tironi, «ho messo a confronto alcuni luoghi ecclesiali, per vedere come erano prima e dopo il 1962 nella nostra Romano, attraverso alcune fotografie di allora e di oggi, riprese dagli stessi scorci e dalle stesse angolazioni». Gli edifici ecclesiastici confrontati nel quaderno sono: l’esterno del Cimitero Vecchio, detto della Gamba e dell’oratorio S. Filippo Neri, dell’abside nella chiesa della Grotta, della piazza Papa Giovanni XXIII già piazza d’Armi.

Il Cimitero Vecchio è stato costruito a seguito dell’ampliamento della chiesa parrocchiale in atto a metà del XVIII secolo. Il Cimitero vecchio o Cimitero della Gamba era così soprannominato perché sorto sui terreni extra moenia che erano identificati dal toponimo “Gamba” (edificato nel 1715) e pare sia il primo cimitero costruito in Europa fuori dalle mura della città. Gli interventi durano dal 1714 al 1762 e, con il tempo, il cimitero diventa un luogo di regolare sepoltura. In quel periodo, il Parlamento francese (1765), il governo austriaco (1776), re Vittorio Amedeo III (decreto del 25 novembre 1777), vietarono la pratica delle inumazioni presso le chiese e disposero la costruzione di appositi cimiteri per la sepoltura dei defunti.  Il 12 giugno 1804 venne emanato l’editto di Saint-Cloud che, esteso nel 1806 a tutto il Regno d’Italia, promuoveva un rinnovamento delle tumulazioni sia a livello politico sia a livello igenico-sanitario.

A seguito di questi decreti, il cimitero romanese ha subito degli interventi. Nel 1761 è stata demolita la prima cappelletta per far posto all’attuale, una chiesa a tre navate priva di copertura della navata centrale, in modo che rimanesse perenne l’apertura e la visione del Cielo. Il Cimitero rinnovato con il nuovo muretto di cinta e la chiesa è stato benedetto il 2 dicembre 1776.

Fotografie prima e dopo il 1962 del cimitero.

Nella zona absidale erano sepolti i sacerdoti, mentre nelle navate laterali i cittadini più facoltosi. Nella tomba comune della navata centrale, a cielo scoperto, c’è l’antico ossario proveniente dalle sepolture della chiesa prepositurale. Sulle pareti laterali delle due navate, con volte a crociera, sono inferiormente murate le lapidi ottocentesche, mentre la parte superiore è decorata da affreschi che raffigurano le quattordici stazioni della Via Crucis. Sopra le porte laterali, sono affrescati in piccoli tondi, due per porta, quattro episodi biblici tratti dal Vecchio Testamento. Nella volta dell’abside, c’è un grande affresco che, collocato in una finta struttura architettonica, racconta la «Trinità, San Defendente e Anime Purganti». Alla sommità dei due pilastri che delimitano l’entrata centrale sono collocate due statue di angeli realizzati come tutti gli affreschi da ignoti autori di fine settecento.

All’interno del nuovo cimitero venne costruita la Cappella Rubini nel 1858, demolita poi nel 1954; in occasione del centenario dalla morte del tenore Gian Battista, ne venne edificata una nuova. Il cimitero nuovo venne benedetto dal vescovo Gaetano Camillo Guindani il 15 aprile 1894.

Nel settembre 1955, grazie alla Soprintendenza ai Monumenti, il Cimitero, sebbene ridotto a un rudere, venne salvato sotto la legge della tutela dei beni di interesse storico-artistico. Ciò nonostante, negli anni ’60,  l’Amministrazione Comunale ha attuato l’abbattimento delle cappelle laterali e delle mura frontali del monumentale edificio. Successivamente, su proposta e concorso del Rotary Club Romano di Lombardia, il Comune di Romano, anche grazie all’aiuto di fondi regionali, ha finanziato il piano di recupero e di riqualificazione della struttura, concluso nel settembre 2021.

Il secondo luogo ecclesiale protagonista è l’oratorio maschile San Filippo Neri di Romano di Lombardia. Nel 1962, sono partiti i lavori di risistemazione che terminarono il 1964. Questi interventi sono raccontati dalla nota esplicativa a firma de Il Vicario, allora don Vavassori, sul bollettino parrocchiale L’Angelo in famiglia: «Anche l’oratorio maschile ha rinnovato l’estetica per chi lo guarda non soltanto con occhio distratto. Ha una nuova mura in cinta sui lati di via monsignor Rossi e di via XXV aprile soprattutto ha un nuovo spazioso ingresso».  Inoltre, per far sì che l’oratorio acquistasse maggiore respiro e più signorilità, sono stati demoliti i vecchi porticati, arretrata la zona d’ingresso, costruiti i servizi igenici, riammodernato l’appartamento del direttore dell’oratorio e tinteggiata la chiesa. Per le opere eseguite la spesa fu di circa 6 milioni di lire.

Fotografie prima e dopo il 1962 dell’Oratorio San Filippo Neri

Il terzo luogo ecclesiale è la chiesa della Grotta, chiamata anche la «Chiesa della Madonna di Lourdes» o la «Chiesa delle congregazioni femminili», in quanto voluta dai fedeli per onorare la Madonna di Lourdes nei cinquant’anni dalla prima apparizione. Costruita nel 1906, su progetto dell’ingegnere Elia Fornoni, l’architettura riprende il linguaggio delle strutture neogotiche e si inserisce tra la contrada dell’antico Ospedale e la piazzetta di San Defendente, accanto all’omonima chiesa di San Defendente e alla Chiesa Prepositurale. Aperta al culto nel 1908, la chiesa ha tre navate con velette a crociera su piloni poliobati e il presbiterio si presenta con una forma poligonale. All’interno si trova il Crocifisso miracoloso, proveniente dall’Oratorio della SS. Trinità, commissionato al romanese Giovan Battista Caniana che provvide a preparare la croce processionale nel 1700, perché venisse portata in pellegrinaggio a Roma per l’anno santo. La figura del Cristo vivo è opera di Andrea Fantoni, mentre la croce ad intarsio è dello stesso Caniana. Giovan Battista Galizzi (1882- 1936) ha realizzato la lunetta iscritta nella parte superiore del portale d’ingresso. Nel 1914, don Cesare Lozza, curato di Calozio, ha trasformato il vano del presbiterio in una grotta di Lourdes; da tale anno ebbe pertanto la nuova denominazione di chiesa della Grotta. Dai primi mesi del 1964, questa chiesa ha subito un restauro sostanziale, documentato dagli architetti Cassinelli e Costa in vista del Congresso Eucaristico di Plaga dal 17 al 24 settembre 1967 e pubblicato sul bollettino parrocchiale L’Angelo in famiglia nel dicembre 1967. «Demolita la triste grotta costruita da più di cinquant’anni sono riapparse le decorazioni neo-gotiche dell’abside; tutta la parte absidale è stata pertanto rifatta secondo le nuove norme liturgiche con l’altare (in Trachite dei Colli Euganei, come tutti gli altri elementi absidali compreso il pavimento) rivolto verso il popolo, i seggi, l’ambone; sul fondo ha trovato posto un Crocefisso settecentesco da processione, mentre le nuove statue della Madonna e di Bernadette, dello scultore Angelo Gritti, sono poste sul fianco sinistro dell’abside. Tutte le decorazioni della chiesa sono state restaurate da Luigi Poloni di Martinengo. Sono stati rifatti il pavimento, in mattonelle di cemento in cotto toscano, la nicchia del Crocifisso settecentesco dello scultore Gian Battista Caniana, l’impianto elettrico della Chiesa». La Chiesa della Grotta è stata poi nuovamente restaurata e ripulita di un nuovo impianto di riscaldamento nel 2000; attualmente è  utilizzata per la celebrazione delle Sante Messe feriali durante il periodo invernale.

L’abside della Chiesa della Grotta oggi

Il sesto quaderno termina la sua ricerca, ricordando la Piazza Papa Giovanni XXIII, intitolata così il 27 ottobre 1963 in occasione dei festeggiamenti di Romano di Lombardia nell’acquisizione di titolo di città. Come ricorda la cronaca del bollettino parrocchiale, «erano le 9:30, quando il Vicario don Vavassori, rivolgendosi ai presenti, ha ricordato la grande figura di Papa Giovanni XXIII, sottolineando come la intitolazione di una piazza al suo nome risponda al vivo desiderio della popolazione locale». In quel momento monsignor Maggioni ha benedetto la piazza e la targa. Domenica 14 settembre 1975, l’allora vescovo di Bergamo, monsignor Clemente Gaddi, ha benedetto il busto di bronzo di Papa Giovanni XXIII, donato dai signori Mazzolini e Vanoni di Romano, trasferito poi nel 1988 nel parco vicino al Cimitero. In quell’anno, è stata messa anche una statua a tutto tondo che riprende Papa Giovanni XXIII, realizzata dallo scultore Gian Carlo Defendi e donata dal Gruppo di San Defendente. Nel 2016, sia la statua sia il monumento sono state riviste dall’artista per rendere ancora migliore la piazza dedicata al Papa bergamasco.

Fotografie prima e dopo il 1962 della piazza Papa Giovanni XXIII

«Questo sesto quaderno sui monumenti della città di Romano aiuta a capire i luoghi che viviamo e testimonia l’amore per la storia e la conoscenza dei territori e don Tarcisio ha fatto un servizio estremamente buono», dichiara monsignor Paolo Rossi, Presidente del Macs e Parroco di Romano di Lombardia, complimentandosi con don Tironi.

Il sesto quaderno «Come eravamo. Edifici cristiani a Romano prima e dopo il 1962» si può acquistare presso la segreteria del museo in Vicolo Chiuso a Romano di Lombardia.

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