Il vescovo Francesco Beschi ai giornalisti: “Mettete la vostra professione a servizio della libertà”

«La vostra professione è molto delicata e preziosa e deve essere a servizio della libertà. È una professione che richiede grande responsabilità e anche capacità di accogliere il grido delle libertà umane soffocate in tanti Paesi del mondo, ma senza trasformare questo grido in urlo o deformazione».

Sono le parole del vescovo monsignor Francesco Beschi nella Messa per la festa di San Francesco di Sales, patrono dei giornalisti e di tutti gli impegnati nel mondo dei massmedia, celebrata martedì 24 febbraio in una cappella del Patronato San Vincenzo.

«Vi do il benvenuto a questo momento di condivisione — ha detto don Mattia Magoni, direttore dell’Ufficio diocesano comunicazioni sociali, salutando i presenti, fra cui il direttore de L’Eco di Bergamo Alberto Ceresoli e il presidente della Sesaab Massimo Cincera —. Quest’anno ricorrono due anniversari nella vita del santo patrono: il 400° anniversario della morte, che ha visto Papa Francesco pubblicare la Lettera apostolica “Totum amoris est”, e il 1° centenario della proclamazione del santo a vostro patrono da parte di Papa Pio XI».

Camminare, ascoltare, accogliere

Nell’omelia, il vescovo ha ricordato l’importanza di questo santo nella vita della Chiesa. «L’attenzione all’opera di San Francesco di Sales percorre da sempre il supremo magistero della Chiesa e anche Papa Giovanni e Paolo VI vi attingevano. A lui Papa Francesco ha dedicato la sua recente Lettera apostolica».

Al riguardo, monsignor Beschi ha citato un passaggio che l’ha molto colpito, quando il Papa afferma che il periodo in cui visse il santo era caratterizzato da un «passaggio d’epoca».

«Proprio per questo, aveva capito la necessità di rispondere attraverso “linguaggi antichi e nuovi”, come scrive il Papa, che si nutrono di tre verbi: camminare, ascoltare, accogliere. Nell’informazione, al suo tempo e anche oggi, camminare significa condividere e incrociare da vicino la vita e lo sguardo delle persone. Ascoltare significa descrivere e discernere, cioè capire e interpretare in profondità gli avvenimenti piccoli e grandi».

La responsabilità di informare e discernere

Questi due verbi consentono di informare. «Informazione — ha proseguito il vescovo — non è soltanto formare l’opinione pubblica. La nostra società è caratterizzata dalla pluralità, che richiede intelligenza, responsabilità e capacità di trovare unità, superando la tentazione dell’indifferentismo. E unità, che è un bene della società e di ogni comunità, non significa uniformità od omogeneità».

Il verbo accogliere presuppone la responsabilità. «È un grande dovere per il giornalista — ha aggiunto monsignor Beschi — che porta ad accogliere responsabilmente il grido dei poveri, dei dimenticati, delle libertà umane soffocate in tanti Paesi del mondo, ma senza trasformare questo grido in urlo o deformazione. È necessaria un’intelligenza critica e non il disprezzo. Il vostro lavoro deve essere un grande servizio e non come rendita di posizione, parzialità o interessi personali».

Capitale della cultura: la città illuminata anche dalla fede

Il vescovo ha infine ricordato che il 2023 vede Bergamo e Brescia capitale italiana della cultura. «Abbiamo visto la nostra città illuminata in modo affascinante. Così deve essere anche la fede, capace di illuminare la città in modo tale che la cultura diventa vita e la vita degli abitanti diviene cultura». Monsignor Beschi ha espresso la riconoscenza personale e della diocesi per il lavoro dei giornalisti e ha invitato a pregare per quelli defunti, sia i colleghi, sia quelli che operano in tutto il mondo. «Sono tanti i giornalisti, uomini e donne, che sono stati vittime di violenza o uccisi, per impedire loro di comunicare la verità alla gente».

La lezione dei maestri della comunicazione

Al termine, in sala Nembrini, si è svolta una tavola rotonda. Monsignor Leone Lussana, parroco emerito di Torre Boldone, ha illustrato in sintesi i contenuti della Lettera apostolica del Papa dedicata ai 400 anni dalla morte di San Francesco di Sales.

Don Davide Rota, superiore del Patronato San Vincenzo (articolo a parte) ha parlato del rapporto fra il fondatore don Bepo Vavassori e monsignor Andrea Spada, storico direttore de L’Eco di Bergamo. Don Mattia Magoni ha invece illustrato le iniziative diocesane per Bergamo e Brescia capitale italiana della cultura.

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