Le giovani vite di suor Laura. La storia di Mirella Solidoro: trovare la luce anche nella sofferenza

Trovare luce anche nella sofferenza: è l’esperienza intensissima vissuta da Mirella Solidoro, serva di Dio, per la quale è in corso la causa di beatificazione. Originaria della Puglia, in giovane età diventa cieca a causa di un raro tumore congenito, e trascorre gli ultimi anni della sua vita immobilizzata a letto, ma offre in questo periodo di malattia una grande testimonianza di fede e di speranza. Ne parliamo attingendo alle “giovani vite” raccolte da Suor Laura Fontana e presentate sui suoi canali social, raccogliendo riflessioni e commenti. Suor Laura fa parte della congregazione delle Sacramentine, vive a Bergamo. È anche un’insegnante e nel tempo ha realizzato con impegno la sua vocazione educativa: non solo dal vivo accanto ai ragazzi delle scuole ma anche nel mondo dei social network. Ha vivaci profili social attraverso i quali offre quotidianamente agli “amici virtuali” spunti interessanti di riflessione, e raccoglie le reazioni e i commenti di chi legge come arricchimento per tutti. Ognuno dei suoi approfondimenti porta scoperte interessanti che possono attecchire come semi nei cuori di chi legge.

Ecco quanto scrive all’età di 18 anni: “Mi chiamo Solidoro Mirella, ho diciotto anni, ma ne dimostro nove. Da tre anni ho subito un intervento alla testa che mi ha rovinato la vista. Vivo con la fede in Dio che è diventata l’unica ragione della mia vita. I miei giorni 

li trascorro uno dopo l’altro, come gli anelli di un Rosario. All’età di nove anni il Signore mi ha affidato una missione particolare: quella della sofferenza e del dolore. Le sofferenze aumentavano giorno dopo giorno e i miei genitori cercavano di porre rimedio.

a tanto soffrire, senza riuscirci. Il Signore diventò per me il mio Padre fedele, il mio Consolatore, che mi diede la forza di affrontare i miei piccoli doveri. A 14 anni, fui sottoposta ad un intervento chirurgico dal quale ne uscii non vedente. Ma fu in quel buio che incominciai a vedere; non era la luce del mondo, ma quella di Dio. Per me quella fu la chiamata decisiva. In un primo momento mi sentii come un uccello al quale il Signore aveva tagliato le ali, ma poi ho capito che il Signore mi stava dando le più grandi ali per volare nel suo nuovo orizzonte. Desidero imitare Cristo ed essere una candela che si consuma per dare agli altri la luce”. 

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