Mariano: un gruppo di giovani coppie con figli da 0 a 6 anni. “All’oratorio come a casa”

Vivere l’oratorio come una casa, attraverso gesti concreti come partecipare insieme alla Messa domenicale, condividere il pranzo oppure realizzare piccoli laboratori creativi con i propri figli. È un’idea semplice eppure significativa quella del gruppo di famiglie con bambini tra 0 e 6 anni della parrocchia di San Lorenzo a Mariano al Brembo.

Tra gli obiettivi e le sfide che queste famiglie hanno presentato al vescovo Francesco Beschi incontrandolo in una tappa del suo pellegrinaggio pastorale nella fraternità 2 della Comunità ecclesiale territoriale 12 c’è infatti quello di “riuscire a far capire il concetto di amicizia e gruppo mentre la società porta a isolarti e pensare solo a se stessi”.

Offrire ai figli una speranza più forte dell’incertezza

Un passo fondamentale per “offrire ai figli una speranza più forte dell’incertezza che ci circonda”, come ha sottolineato monsignor Beschi. E realizzare quel famoso proverbio africano che Papa Francesco cita spesso: “per educare un bambino ci vuole un villaggio”. Una condizione oggi non comune, perché, ha chiarito il vescovo, “manca una vera condivisione di valori e di orizzonti, ognuno porta avanti la sua visione particolare”.

Ci sono una dozzina di coppie nel gruppo di Mariano “e ognuna ha in media due figli – ha raccontato Federico Locatelli, uno dei papà -. Abbiamo avviato questa esperienza da poco, con il desiderio di ripartire e ricostruire legami nella comunità dopo il periodo di isolamento della pandemia”. All’interno del santuario della Beata Vergine Addolorata, inaugurato undici anni fa, esiste uno spazio dedicato ai più piccoli, da 0 a 6 anni, separato da vetrate dal resto dell’assemblea, e arredato con divani morbidi e colorati “a misura di bambino”.

“L’oratorio torna a essere casa per noi e per i nostri figli”

“La routine e le abitudini prese nei due anni di pandemia l’hanno reso un ambiente vuoto – ha chiarito Federico – così si è pensato a una proposta semplice ma che porta a incontrarci con costanza una domenica al mese per vivere prima la Messa delle 10 e poi spostarci in oratorio per semplici laboratori creativi con i nostri bambini, aiutati da suor Terri, delle Orsoline di Somasca, che da qualche anno vive nella nostra comunità. È un’attività a cui anche i genitori non sono abituati, che dona anche a noi l’entusiasmo dei gesti semplici che racchiudono grandi valori”.

Ogni incontro si conclude con un pranzo all’oratorio “che torna a essere casa per noi e vissuto come ambiente familiare anche dai figli, con la convinzione che possa ancora essere oggi un luogo di incontro di qualità, di crescita nella fede e di condivisione fraterna”.

Il vescovo ha fatto emergere nel suo intervento la bellezza della famiglia come “comunità di vita dettata dall’amore”, capace di adattarsi ai tempi e alle necessità. Ha messo in evidenza l’importanza “di stare svegli, perché oggi non si può più dare niente per scontato, neanche la fede”. Per alimentare la vita familiare “è importante seminare e coltivare”, perché sia sempre un’esperienza generativa.

La comunicazione è fatta di parole e di silenzi

Monsignor Beschi ha insistito anche sull’importanza della comunicazione “fatta di parole e di silenzi, di comprensione profonda. Spesso diciamo che non c’è tempo per parlarsi, ma in questo senso qualche piccola scelta la dobbiamo fare. La comunicazione è importante e non è così facile, nonostante tutti gli strumenti che abbiamo a disposizione. Bisogna ascoltare molto”.

Fra i capitoli più delicati e importanti c’è quello dell’educazione: “Un gruppo come questo – ha osservato il vescovo – può essere un punto di riferimento, un’occasione per confrontarsi, sapendo che l’educazione è una maniera concreta di costruire speranza”. Non esistono ricette precostituite: “Dobbiamo partire da noi stessi. Possiamo educare se noi stessi ci comportiamo come adulti, capaci di assumerci le nostre responsabilità. I bambini ci chiedono di potersi fidare”.

“Educare vuol dire avere fiducia nel futuro”

La complessità del mondo di oggi richiede uno sforzo in più: “Educare – ha aggiunto il parroco di Mariano don Umberto Boschini – vuol dire avere fiducia nel futuro. Cercate sempre di vedere le risorse dei vostri figli e di mostrargliele. Non accontentatevi di dare l’esempio ma sforzatevi di fare esperienza insieme. È giusto, infine, avere delle aspettative, ma non a partire dai propri vuoti, ma dalle potenzialità, capacità e passioni dei figli”.

Le famiglie presenti si sono chieste se le parrocchie possano ancora oggi avere un ruolo da protagoniste nella creazione del “villaggio” necessario per educare. “La forza della famiglia e della parrocchia – ha risposto il vescovo – è mantenere la propria identità pur nel cambiamento. Mettersi in gioco per favorire alleanze, stringere legami con altre famiglie e altre realtà sul territorio vuol dire pensare al futuro”.

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