Fiaccolata per la pace a Sant’Omobono Terme. “Ci concentriamo su ciò che unisce”

Mantenere viva l’attenzione dell’opinione pubblica sul tema della pace. È l’idea che anima la settima edizione della «Fiaccolata per la pace», che si svolgerà venerdì 19 maggio a Sant’Omobono Terme.

«Questa iniziativa è nata anni fa, per volere dei docenti dell’Istituto comprensivo di Sant’Omobono Terme e a seguito di diversi attentati terroristici, fra cui quelli di Parigi del novembre 2015 – racconta Diego Mosca, insegnante di religione presso la scuola secondaria di primo grado dell’Istituto comprensivo di Sant’Omobono Terme –. A quel tempo, nella nostra comunità valdimagnina, c’erano molti ragazzi (studenti o lavoratori) di origine magrebina o di fede musulmana. Si è sentita l’esigenza, quindi, di dare un segnale forte di unità a livello territoriale».

Oltre 110 profughi ucraini accolti sul territorio

Un segno che, nel tempo, non è venuto meno. «Nel corso di questi anni è successo un po’ di tutto – afferma Mosca che, nel 2012, a Berbenno, all’interno di una villa sottratta alla criminalità organizzata, ha aperto, assieme alla moglie, una comunità famigliare che accoglie bambini e ragazzi con fragilità –. Non solo atti terroristici, ma anche la pandemia di Covid-19 e ovviamente, senza dimenticare i più di quaranta Paesi del mondo in guerra, il conflitto fra Russia e Ucraina. La Valle Imagna ha incrociato l’avvicendarsi di tutte queste situazioni delicate e, nella fattispecie, l’ultima, dato che il nostro territorio, a livello di provincia bergamasca, ha accolto il maggior numero di profughi ucraini in rapporto agli abitanti. Ad un certo punto, siamo arrivati ad avere circa 200 profughi per una popolazione di 11 mila abitanti».

A oggi i profughi di guerra sono circa 110 e, fra questi, spiccano i 90 orfani di Berdjans’k (già orfani prima che scoppiasse la guerra, ndr), una cittadina a 15 chilometri da Mariupol’.

Gli 82 orfani arrivati da Berdjans’k

«Fino a un anno e mezzo fa, Berdjans’k era una città ucraina – spiega Mosca –, oggi è sotto la giurisdizione degli occupanti russi. 82 di questi ragazzi risiedono presso la casa di accoglienza “Stella mattutina” di Rota d’Imagna; 8, invece, si trovano presso la ex scuola elementare del comune di Bedulita. E questo è stato reso possibile grazie all’azione delle amministrazioni comunali. La fiaccolata si rinnova ogni anno e non è quindi pensata per i giovani ucraini. Ma è naturale che, in questo momento, i nostri pensieri siano soprattutto per loro».

Una convivenza non sempre facile, ma ricca di soddisfazioni e piccole conquiste. «Diversi ragazzi hanno fatto fatica a integrarsi – racconta Mosca –, alcuni sono stati rimpatriati, mentre un quarto di loro, a causa di difficoltà caratteriali e comportamentali, seguono le lezioni scolastiche dal loro alloggio, da remoto. La maggior parte, comunque, frequenta l’Istituto comprensivo di Sant’Omobono o l’ENGIM di Valbrembo. In questi quindici mesi, comunque, si sono venute a creare splendide relazioni e piccoli patti educativi, se così li si può chiamare, per i quali abbiamo coinvolto venti famiglie che, per tre pomeriggi a settimana, accolgono i ragazzi ucraini a pranzo o a cena. Del resto, far sì che possano sentirsi amati e benvoluti semplifica la loro permanenza e segna un punto importante verso una convivenza sana e positiva. A tal proposito, oltre le già citate amministrazioni comunali, si sono messe in gioco le realtà associative e sportive e, soprattutto, don Stefano Galbusera (parroco di Rota d’Imagna) e Zaccheo Moscheni, volontario molto conosciuto e stimato in Valle Imagna».

La partenza dai campi sportivi di Sant’Omobono

La fiaccolata, preceduta da un apericena, inizierà alle ore 19.30 e partirà dai campi sportivi di Sant’Omobono. Due le tappe principali: la scuola primaria (dove alcuni bambini reciteranno poesie e canteranno una canzone. Attraverso dei cartelloni, illustreranno, inoltre, quello che in aula è stato fatto a riguardo del tema della pace) e la scuola media. Qui, verranno elencati i nomi dei 47 Paesi attualmente in guerra.

Verrà poi eseguito l’inno ucraino per voce di uno dei ragazzi accolti dalla comunità, mentre, a seguire, gli studenti della scuola secondaria di Berbenno intoneranno Wind of change degli Scorpions. Successivamente, dopo una performance di beatboxing, ci sarà il saluto della dirigente scolastica Marta Arrigoni.

«La pace è urgente e quel deve primeggiare non è ciò che ci divide bensì ciò che ci unisce – dice Mosca –. Non si costruisce la pace chiacchierando, ma vivendo quotidianamente con chi in pace non è, con chi, come i ragazzi ucraini che qui accogliamo, hanno più di un motivo per essere arrabbiati con la vita. Ragazzi che, in primis, non riescono a trovare pace neanche nel loro cuore. I governanti europei dovrebbero venire in Valle Imagna a vedere le condizioni di questi giovani profughi, vedere cosa resta delle famiglie smembrate, divise, perdute. Finché non si conosce, però, non si comprende appieno. E finché non si comprende appieno i problemi sono sempre “degli altri” e quindi le risoluzioni stentano ad arrivare».

Eppure la speranza non muore. «Non ci illudiamo, quella di venerdì sarà solo una semplice fiaccolata – afferma Mosca –. Nonostante ciò, mi auguro che possa essere un’occasione per far comprendere a più gente possibile le urgenze che vive il nostro territorio, affinché altre persone, spinte dall’esempio dei nostri volontari, possano attivarsi in nome della pace. Perché fa bene a tutti battersi per gli altri, soprattutto per i più bisognosi».

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