“L’amore fa i miracoli”: un viaggio tra fede e letteratura con don Paolo Alliata

Paolo Alliata, rintraccia il soffio di Dio che ci nutre “Tra le pagine dei grandi romanzi”, come recita il sottotitolo del testo “L’amore fa i miracoli” (Ponte alle Grazie Editore 2024, Collana “Saggi”, Prefazione di Isabella Guanzini, pp. 176, 16,00 euro). 

Sei sono i romanzi scelti dall’autore che nella predicazione e negli scritti, raccontano il grande Mistero cristiano ricorrendo  a immagini e temi tratti dalla letteratura e dal cinema, e che sono un appello a rientrare in noi stessi per poi fare rivoluzioni, ascoltando il richiamo del desiderio e delle nostre affezioni più vere. 

“Sono un invito a dire di sì alla vita, a risvegliarsi dal torpore, passando attraverso il dolore, la guerra, la perdita di sé e anche la morte”, come scrive la teologa Isabella Guanzini nella Prefazione del volume.

Abbiamo intervistato don Paolo Alliata, nato a Milano nel 1971, laureato in Lettere Classiche, sacerdote della Diocesi di Milano, che dal 2019 è responsabile del Servizio per l’Apostolato Biblico per la Diocesi di Milano e dal 2022 rettore del liceo Montini di Milano.

Don Paolo, si definirebbe un grande lettore? 

«Mi piace leggere, ma non mi definirei un grande lettore, non sono un divoratore di libri. Mi piace passeggiare nei romanzi, nei racconti, perché i grandi scrittori che esplorano il mistero del cuore umano aprono gli occhi a noi che leggiamo sulla vita, sulla bellezza di essere vivo, insegnandoci ad amare. Lo scrittore inglese C. S. Lewis diceva che “Leggiamo per sapere che non siamo soli”. Direi: “Leggiamo per diventare umani”».

Quali sono i sei grandi romanzi, da leggere almeno una volta nella vita, che ha scelto? 

«Il settimo volume, che avrebbe dovuto esserci, la raccolta di racconti “Il sistema periodico” di Primo Levi non l’abbiamo potuto inserire, perché non abbiamo avuto i diritti sulle citazioni dalla casa editrice. Quindi il libro nasce da un vulnus… Il filo rosso che lega i libri inseriti nel testo è l’amore. Come è accaduto nei miei libri scritti negli ultimi anni, la mia è una scrittura di rimbalzo, cioè è una scrittura che nasce dalla predicazione. Prima la parola orale, le serate, ovvero “le passeggiate nella letteratura” una volta al mese. Quindi quello che troviamo nel mio libro è il frutto della predicazione dell’anno scorso. Il primo romanzo presente nel volume è “Gli aquiloni” di Romain Gary, che esplora il tema della lontananza nell’amore. Il secondo romanzo è “Stoner” di John Williams, ovvero l’amore che si sviluppa nel corso di una vita. Anche l’amore per la letteratura. Il terzo è “L’insostenibile leggerezza dell’essere” di Milan Kundera, che pone la seguente domanda: “Che cosa è che rende una vita meritevole di essere vissuta, legarsi o non legarsi per non avere la pesantezza del legame amoroso?”. “Resurrezione” di Leone Tolstoj, qui l’amore si declina dapprima dal punto di vista erotico, poi nella seconda parte del romanzo il protagonista vuole riscattarsi nei confronti di una giovane contadina che aveva sedotto alcuni anni prima. Poi c’è “Furore” di John Steinbeck, dove c’è l’amore per una vita dignitosa. È l’epopea dei migranti statunitensi, che negli anni Trenta del Novecento vanno dall’Est verso l’Ovest, verso la California, la Terra Promessa, in cerca di lavoro e di una vita dignitosa. Infine “Diario di un dolore” di C. S. Lewis, che pone questa domanda: “Cosa accade quando uno dei due innamorati muore?”. Quindi il tema del libro è il rapporto tra amore e morte». 

Pensando alla Sua esperienza di docente, i ragazzi leggono abbastanza? 

«Amano leggere meno degli adolescenti di trent’anni fa. Ma questo accade anche per gli adulti. Se gli adolescenti usano poche parole significa non solo un impoverimento del linguaggio, ma anche dei pensieri. Dovrebbero leggere di più. Come insegnante e come prete mi impegno nel promuovere la lettura. Leggere ci arricchisce e ci permette di dare un nome a quello che viviamo, ci permette di esplorare il mistero del nostro cuore. E questo ha a che fare con l’opera dello Spirito, con Dio che respira di nascosto». 

Perché nel buio del nostro presente la speranza fatica a prendere il volo? 

«Perché ci spaventiamo più facilmente della fatica, della vita, del travaglio quotidiano. Dobbiamo abitare la vita in modo umano. Quando facciamo fatica, non viviamo la speranza, invece la speranza ha a che fare con un modo maturo di affrontare le fatiche dell’esistenza

Nel libro dimostra che, nonostante il nostro presente di disillusione, siamo tutti alla ricerca di un amore che ci faccia risorgere. Ce ne vuole parlare? 

«Desideriamo e temiamo l’amore allo stesso modo, perché se da un lato ne abbiamo bisogno, dall’altro ci rende vulnerabili. Qualcuno ha detto: “Se ami, preparati a morire, se non ami, sei già morto”». 

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