Lettera di una figlia tossicodipendente alla madre: “Non vivo più per nessuno, nemmeno per me stessa

Ho sempre tentato di far capire a voi giovani quanto la droga sia “un boia  spietato” che vi lega a un ceppo e poi vi ammazza. Mi sento spesso rispondere che esagero, che ognuno sa dove può arrivare con il consumo. I giovanissimi si sentono esperti conoscitori degli effetti delle diverse sostanze, in grado di smettere quando vogliono.

BALLE!!! La droga non si comanda, la dipendenza soggioga.

(Don Chino “Dal bruco alla farfalla”)

Proponiamo questa lettera, molto forte e toccante, scritta da una figlia tossicodipendente alla sua mamma. Fortunatamente la ragazza, con un atto di volontà e determinazione, ha deciso di intraprendere il percorso di comunità con Don Chino Pezzoli per tentare di riprendere in mano la propria vita.

“Cara mamma, ieri ho compiuto 24 anni, nemmeno mi sono ricordata, solo la tua telefonata di auguri ho ricevuto. Sono tanto stanca, stanca di essere violenta con te, di portarti via i soldi della tua pensione. Non ce la faccio a smettere di drogarmi e di chiederti perdono.

La droga è più forte dell’attaccamento materno. Quindi ho deciso di lasciarti sola, non rientrare in casa di notte sballata. In qualche modo mi arrangerò. Chiederò soldi ai miei amici, mi prostituirò come sempre. Non ce la faccio più vederti impallidire, piangere ogni giorno di più. Non so se faccia più male la droga che assumo o il male che faccio a te mamma.

Una tossicodipendente non ha più sentimenti, coscienza, solo ha in sé la voglia di alterare il cervello, di stare bene fino che dura l’effetto. La droga, lo so, mi distrugge e ti distrugge mamma! Ti ho offesa con le mie scenate, i miei urli. Ora me ne vado, ti lascio in pace.

Se ti manco troppo, la sera sdraiati sul mio letto, è sul materasso che smaltivo gli effetti della droga. Dimenticami, se puoi, io non vivo più per nessuno, nemmeno per me stessa. La mia mente è vuota di tutti e di tutto, tranne che della cocaina, alcol e qualche psicofarmaco per intontirmi di più. Mamma, quando ti vedo piangere ricordo ciò che mi diceva il papà prima di morire: “Basta far soffrire tua madre, stai uccidendo lei e te con una vita drogata”. È vero, io ti ho perseguitata e vittimizzata ora per ora. Vado via. Se ce la farò ogni settimana ti telefonerò per dirti che sono ancora viva. Meglio forse non telefonarti, abbracciare il silenzio che precede l’ultimo e definitivo silenzio”.

Ciao. Tua figlia 

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