Le crisi di fede di Papa Francesco

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ANCHE IL PAPA HA LE CRISI DI FEDE

Il 19 giugno scorso Papa Francesco, davanti a circa 1400 persone, ha dato vita a uno di quei dialoghi diretti che a lui piacciono tanto. Per oltre due ore, ha risposto alle domande dei presenti, che spaziavano dal coraggio delle scelte di vita alla vocazione professionale e affettiva.
Sul tema della fatica della fede personale, il Papa ha sorpreso tutti, dicendo: «Bella la vostra domanda! Certamente, anch’io tante volte mi trovo in crisi con la fede e ho anche la sfacciataggine di accusare Gesù… L’ho fatto da laico, da religioso, da vescovo e pure da Papa!». Nientemeno!

IL PAPA È IN BUONA COMPAGNIA

Dopo aver letto questa notizia, un devoto parrocchiano, sinceramente credente, (garantisco!) è venuto a trovarmi e mi ha esternato la sua sorpresa, che rasentava lo sconcerto. “Il Papa ha le crisi di fede? Arriva a dire di avere a volte la sfacciataggine perfino di accusare Gesù? E lo dice a tutti? Se l’avessi detto io, avrei dovuto andare a confessarmi per aver dato scandalo. Non le pare?”.
Non è stato difficile tranquillizzare l’amico. Gli ho fatto notare che il Papa è in buona compagnia. La Madonna stessa, all’annunciazione, (Lc 1, 29-38) ha avuto dei turbamenti e si faceva delle domande. E, anche dopo una prima risposta dell’angelo, ha insistito con le sue domande per capire. Solo alla fine, Maria ha detto: “Si faccia di me secondo la tua parola“. Ma poi, anche in seguito, diverse volte, (ad es., al ritrovamento di Gesù nel tempio) Luca fa notare che la Madonna e San Giuseppe non avevano compreso nulla del comportamento e delle parole di Gesù (Lc 2, 50).
Non parliamo degli apostoli prima della risurrezione. Nel pericolo essi strattoneranno Gesù che dorme e gli grideranno: “Signore, non ti importa che noi moriamo?” (Mc 4, 40). E Gesù più volte si meraviglia della loro incredulità, nonostante tutto ciò che hanno visto e udito (Mt 16, 8ss).
Ma già prima di loro, nell’antico Testamento, dai credenti salgono a Dio frequentissime espressioni d’una forza che impressiona. Geremia, ad esempio, il più tribolato dei profeti, fa una specie di sintesi di tutti i lamenti dei sofferenti alla vista della prosperità delle canaglie: “Signore, vorrei solo rivolgerti una parola sulla giustizia. Perché le cose degli empi prosperano? Perché tutti i traditori sono tranquilli?”. Il profeta giunge a tale esasperazione da pensare addirittura… alle dimissioni (20, 8s): “La parola del Signore mi è diventata motivo di scherno ogni giorno, tanto che mi dicevo: ‘Non penserò più a lui, non parlerò più in suo nome!'”. E Giobbe, il prototipo del sofferente incolpevole, protesterà a sua volta col Signore: “Io grido a te, ma tu non rispondi”. E il salmista sconsolato gli farà eco: “Fino a quando, Signore, continuerai a dimenticarmi?” (Sl 13, 2s). “Svègliati, perché dormi, Signore?… Perché nascondi il tuo volto, dimentichi la nostra miseria e oppressione?” (Sl 44,24).

GESÙ STESSO È D’ACCORDO CON IL PAPA

Giunti a questo punto, con il mio parrocchiano era arrivato il momento dell’affondo decisivo. Marcando bene le parole perciò, gli feci constatare che il colmo di queste grida di protesta verso il Padre è raggiunto da Gesù, il suo Figlio. Facendosi uomo, egli ha condiviso in tutto, eccetto il peccato, le nostre situazioni, e quindi ha condiviso anche l’urlo dei tanti desolati della storia quando dalla croce ha gridato verso il cielo: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?” (Mt 27, 46).
Ma venendo più vicini a noi, dalle biografie di tanti santi, anche molto grandi, veniamo a sapere di loro vere e proprie crisi di fede. Di Santa Teresa di Lisieux, ad esempio, sappiamo di una profonda e prolungata sensazione di ateismo occorsale alla fine della sua vita. Lo stesso si legge nei diari di Madre Teresa di Calcutta e potremmo continuare.
Per tranquillizzare definitivamente il mio parrocchiano, gli ho fatto presente che il Papa, subito dopo avere confessato le sue crisi di fede, è uscito in un’affermazione importante: “Al cristiano che non ha mai sentito questi stati d’animo manca qualcosa, perché vuol dire che si accontenta”.
Ciò significa che le crisi di fede non sono mancanze contro la fede. Al contrario, rivelano il bisogno e il desiderio di entrare sempre di più nella profondità del mistero di Dio (Ef 3, 17ss).

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1 commento

  1. Francesco Rampinelli on

    Ecco, reverendo, sarò più testone del suo buon parrocchiano, ma non mi ha tranquillizzato affatto! Anzi, ad essere sincero mi delude un po’ che l’unico presidio di cattolicità che sussiste qui dentro ricorra, per difendere l’indifendibile, all’elogio del dubbio di martiniana e sinistrissima memoria. Se proprio chi è chiamato, per statuizione divina, a confermare i fratelli nella fede dichiara coram populo di avere una fede vacillante, cosa può ricavarne il singolo fedele? Conforto ovvero desolazione? Personalmente, se devo trovare conforto ritorno col pensiero alle parole del suo vivente predecessore (!), quando diceva “… mi consola il fatto che il Signore sa lavorare ed agire anche con strumenti insufficienti …”.

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