Bergamo Festival sul filo della Pace, una lente per leggere le inquietudini del mondo

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«Compito della cultura è anche lenire l’inquietudine», ha sottolineato don Giuliano Zanchi, segretario generale della fondazione Bernareggi, presentando la nuova edizione del Bergamo Festival, che torna dall’8 al 24 maggio. E di inquietudini in questo tempo ne abbiamo molte: le persecuzioni dei cristiani, l’avanzata del totalitarismo islamico che ha già cambiato la geografia del Medio Oriente, il raffreddamento delle relazioni con la Russia, gli attentati terroristici. E mancano spesso il tempo e le occasioni per pensare, cercare nuove coordinate di pensiero e di azione.
Il Bergamo Festival è un invito a prendersi il tempo e di sicuro offre molte buone occasioni di incontro, confronto e approfondimento. Per tutti, anche se accoglie con particolare rilievo lo sguardo dei giovani. Quest’anno alcuni di loro sono stati fra l’altro invitati a formare un apposito comitato che è intervenuto attivamente nell’organizzazione.
Il filo conduttore è «Fare la pace. I confini del mondo e le speranze degli uomini». Cinque gli ambiti di azione scelti dal comitato scientifico, che riunisce esperti in discipline connesse con i temi trattati dal festival: oltre a don Giuliano Zanchi ne fanno parte Nando Pagnoncelli, amministratore delegato di Ipsos Italia, Paolo Magri, vice presidente esecutivo dell’istituto per gli Studi di politica internazionale, Marco Marzano, sociologo e docente di sociologia dell’organizzazione, Giulio Brotti, docente di filosofia, saggista, collaboratore de L’Eco di Bergamo e del Santalessandro. Cinque gli ambiti in cui si muove il festival: «Futuro prossimo» raccoglie le lezioni di grandi interpreti internazionali su alcune questioni di sistema; «Incontri ravvicinati» è un insieme di seminari, dibattiti e tavole rotonde di dialogo su specifiche questioni di attualità; «Voci dal mondo della pace» presenta esperienze dirette e concrete nelle quali l’immaginazione di un mondo migliore si è tradotta in un progetto reale e fattibile. «Il bello di fare la pace» propone mostre, concerti, progetti di architettura, prodotti cinematografici nei quali i temi del festival si esprimono attraverso la lingua dell’estetica. «Mani in pasta», infine, è un insieme di laboratori indirizzati ai più piccoli, ai ragazzi e ai loro genitori che vengono introdotti a temi del festival attraverso esperienze di attività manuali e artistiche.
Molti gli ospiti di spicco: ci saranno per esempio Enrico Letta, per parlare de «I dolori della giovane Europa» (11 maggio), Serge Latouche (12 maggio),uno dei guru della «decrescita felice», Sergio Romano, che si soffermerà su Ucraina, Russia e gli scenari aperti dal conflitto (13 maggio), Wolfgang Streeck, sociologo tedesco, che darà una personale rilettura della crisi e dei modelli economici presenti e futuri (16 maggio), Ernesto Olivero (17 maggio), il vescovo emerito di Hong Kong Joseph Zen Ze-kiun (17 maggio), che lo scorso anno è sceso in piazza per chiedere elezioni democratiche, l’ex ministro degli Esteri Giulio Terzi di Sant’Agata (23 maggio). E molti altri.
Il festival è il frutto della collaborazione di diversi soggetti, enti, associazioni, istituzioni del territorio, come hanno sottolineato durante la presentazione avvenuta nei giorni scorsi nel Salone Riccardi del Teatro Donizetti l’assessore alla Cultura del comune di Bergamo Nadia Ghisalberti, il presidente del Festival Casto Iannotta, don Fabrizio Rigamonti,
direttore dell’Ufficio Beni culturali della Diocesi di Bergamo, don Giuliano Zanchi, Nando Pagnoncelli, Paolo Magri, Marco Marzano, Luigi Trigona, presidente di Turismo Bergamo, e Giulia Achler, rappresentante del Comitato giovani.
L’8 maggio il Bergamo festival si aprirà con un concerto «Vivaldi e l’Europa. La musica di un grande veneziano come alfabeto della cultura europea», con l’orchestra Silete Venti. Interverranno il vescovo Francesco Beschi e il sindaco Giorgio Gori. Le note di Vivaldi sono come un filo conduttore simbolico che attraversa e unisce l’Europa nel nome della musica. Il calendario della manifestazione è foltissimo. Tra le novità ce ne sono di ghiotte proprio in ambito musicale, come «Pianocity»: sei pianoforti saranno in altrettanti punti della città (stazione ferroviaria, piazza Pontida, Quadriportico del Sentierone,piazza Vecchia, funicolare di Città Alta, via Colleoni) e chiunque potrà suonarli, un invito alla diffusione della musica, con un programma di microconcerti degli allievi dell’istituto Donizetti. Ci saranno poi anche (iniziativa davvero originale) degli «House Concert» sempre a cura di giovani musicisti (16 e 17 maggio) che si esibiranno in case private per piccoli grupi di spettatori. Segnaliamo che le prenotazioni online per gli eventi (tutti a ingresso gratuito, ma con prenotazione obbligatoria) si aprono il 15 aprile dal sito www.bergamofestival.it, dove si può trovare anche il programma completo delle iniziative.

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