“Mio figlio è un genio della matematica”. La mamma è sempre (un po’) di parte

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C’è una cosa che devi accettare diventando madre. La consapevolezza che, anche se ce la metterai tutta per essere obiettiva, tuo figlio per te è, e sarà sempre, bello, bravo e intelligente. A prescindere da tutto.
“Ogni scarrafone è bell’a mamma soja”. E no, non lo dirai ad alta voce. Farai finta d’essere una madre lucida, oggettiva, anche un po’ severa nel giudizio. “Sì, pazzesco, a 4 anni non pronuncia ancora la R, è proprio indietro col linguaggio”. Ma dentro di te farai no no con la testa. Penserai sempre che tuo figlio meriti delle attenuanti, che in tante altre cose è avanti, che chissenefrega se anche qualcosa non gli riesce. Perché in ogni caso è geniale, a modo suo.
Nel caso del mio primogenito quattrenne la genialità sta tutta nella furbizia. Perché per due giorni di fila è riuscito a far credere a me e a suo padre (quindi i fessi sono due, adulti pure) d’essere un portento della matematica. “Eh Silvia, ma lo sai che Tommaso riesce a fare calcoli davvero complessi?”. “Ma no dai, è impossibile”. “Sì sì, guarda qui”. Il papà prende la calcolatrice, digita 2+3+1+2 e fissa Tommy. Lui senza esitazione risponde 8. Il papà fa comparire il risultato e tac, vah che roba. Rifacciamolo con numeri più complessi, anche con la sottrazione. Niente, non sbaglia un colpo.
“Eh ma la cosa è seria, l’ho detto io che questo bimbo ha una mente matematica”. “Tommy, ma i numeri li vedi nella testa?!”. “Li penso”, risponde pronto il furbetto. Certo. Li pensi. “Dobbiamo stare attenti, mica che esca fuori un profilo tipo quello di Unabomber”. E via con la testa, a fantasticare, a preoccuparsi, a immaginare un futuro tutto fuorché ordinario. Non so se mi stupisca di più la marea di stupidate che noi genitori siamo riusciti in un attimo a inventare o la diabolica capacità del bambino di portare avanti la farsa con assoluta serietà.
Fatto sta che, ovviamente, a un certo punto il trucco si è scoperto. “Ma Tommy!!!! Mica me lo avevi detto che qui in basso, scritto grigio e piccolissimo, già si leggeva il risultato parziale mentre digitavo i numeri!”. Tommaso la sua bella risata alle nostre spalle se l’è fatta, e ha poi riso di gusto anche con noi, che una volta messi miseramente davanti alla dura realtà non abbiamo potuto far altro che capire una cosa. Che noi genitori, se sono i figli a dircelo, siamo pronti credere a tutto. A mettere in discussione le leggi della fisica, a farci venire amletici dubbi, a smontare i pilastri della scienza. Sì, pendiamo dalle vostre labbra. E a volte non ci resta che ridere.

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