La storia di Tu You you, la scienziata che sconfisse la malaria: la Cina non è poi così lontana

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E’ affascinante la storia di Tu You You, la prima donna cinese a ricevere il premio Nobel per la medicina: la racconta in modo delicato, semplice e allegro un bell’albo illustrato, “L’erba magica di Tu You You – La scienziata che sconfisse la malaria” (Editoriale Scienza), scritto dal poeta Xu Lu e illustrato da Alice Coppini.
Quest’anno la Cina è stata ospite d’onore della 55a Bologna Children’s Book Fair, che si è conclusa nei giorni scorsi. Il tema dell’esposizione internazionale di illustrazione è stato quello del sogno, ed è proprio questo anche il filo conduttore del libro, uno dei frutti di questa “apertura all’Oriente”.
Nella Cina degli anni Trenta, una bambina incontra un vecchio esperto di erbe selvatiche e scopre l’affascinante mondo della medicina tradizionale. Quella bambina è Tu Youyou e da grande scoprirà una cura contro la malaria, salvando così la vita di milioni di persone.

Nel 1969 Tu Youyou viene incaricata di seguire il Progetto 523, un programma di ricerca segreto avviato dal governo cinese per cercare una cura contro la malaria. Il compito della scienziata è arduo: quando inizia le ricerche, sono già stati testati più di 240.000 composti senza nessun risultato. Assieme ai colleghi, sfoglia migliaia di ricette di medicina tradizionale cinese e testa più di 350 composti in laboratorio, finché si imbatte in un rimedio vecchio più di 1500 anni, che prescrive di portare a ebollizione le foglie dell’Artemisia annua. In un primo momento sembra non funzionare, ma Tu Youyou ha un’intuizione geniale: le alte temperature di ebollizione danneggiano il principio attivo della pianta, quindi usa l’etere etilico, un solvente che funziona a basse temperature. Dopo aver provato il nuovo estratto sui topi, decide di testarlo su se stessa per escludere possibili effetti collaterali. Il rimedio funziona: una volta somministrato, la febbre scompare in poche ore. Per questa importante scoperta, nel 2015 le è stato conferito il Premio Nobel per la medicina.

Tra le novità più interessanti presentate dagli editori italiani alla Fiera di Bologna sono comparsi moltissimi titoli di autori cinesi: un’occasione per allargare gli orizzonti e conoscere una cultura antica e ricca, non sempre facile da avvicinare, nonostante la cospicua presenza di comunità cinesi nelle nostre città. Parla del rapporto tra padre e figlio e in generale dell’incontro tra generazioni diverse “Ti chiamerò papà” di Can Ran e Ma Daishu (Rizzoli). Un uomo e un bambino si mettono in viaggio insieme. Alla fine scoprono che il tesoro più grande è il cammino, quello che imparano l’uno dall’altro, l’affetto che li lega, ogni piccola attenzione, ogni gesto di cura, la meraviglia davanti alle novità. Nei disegni coloratissimi, a tecnica mista, con un fine tratteggio a china, ci sono bestie fantastiche, pianeti giganteschi, frammenti di un mondo ancora giovane, in cui “papà” è ancora una parola da inventare.

E’ dedicato infine ai ragazzi, dagli 11 anni in su, “La scuola dal tetto di paglia” (Giunti) di Cao Wenxuan, vincitore del premio internazionale Hans Christian Andersen nel 2016. Racconta la vita quotidiana nella Cina rurale degli anni ’60 con gli occhi di un bambino, Sang Sang, figlio del direttore della scuola di un villaggio nell’ansa di un grande fiume. Sang Sang è un monello scatenato, combina un sacco di guai, ma è anche sensibile, curioso e molto attento a ciò che gli accade intorno. Un affresco sociale vivacissimo, che parla di amicizia, solitudine, solidarietà, bullismo, venato dalla malinconia: è una carrellata di ricordi di un ragazzino che presto sarà costretto a lasciare il suo Paese su un barcone. In Cina ha venduto otto milioni di copie, viene letto nelle scuole di tutto il mondo e ne è stato tratto un film.

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