Mariano e Dalmine: chiese aperte e itinerari alla scoperta della storia delle comunità

Risalgono al decimo secolo le prime notizie su Mariano al Brembo e, a voler essere precisi, si trovano in un atto notarile del 909 dopo Cristo. Quelle che attestano l’esistenza, in questo quartiere di Dalmine, di una chiesa eretta in onore a San Lorenzo, appartengono invece all’anno 1155.

Si può ben dire, quindi, come la storia dei marianesi sia una storia millenaria, le cui radici si perdono nei secoli. Motivo d’orgoglio, questo, con cui la comunità di Mariano ha partecipato alla Settimana della cultura organizzata dalla Diocesi («Nella città di tutti»).

«La giornata è stata dedicata a “Le chiese di Mariano al Brembo”, e si è svolta domenica 16 aprile e permettendo di visitare tre delle quattro chiese di Mariano – spiega Valerio Cortese dell’Associazione storica dalminese –. Il percorso è iniziato con la chiesa parrocchiale, intitolata a San Lorenzo, edificata nel diciottesimo secolo e in stile barocco. Al suo interno, opere d’arte che meritano un’attenta considerazione, come, per esempio, il coro seicentesco (attribuito alla famiglia Sanz, quella che ha progettato anche il coro nel duomo di Bergamo), ma anche il trittico rappresentante San Rocco, San Sebastiano e, al centro, la Madonna con Bambino, databile ai primi del Cinquecento e attribuito a Gerolamo Colleoni».

Dopo la parrocchiale, la visita è proseguita all’interno del quartiere, con tappa al monumento dei caduti (del quale ricorre, quest’anno, il centenario) in piazza Vittorio Emanuele II. «La seconda chiesa è seicentesca (inaugurata prima della peste manzoniana), in origine un oratorio che sorgeva fuori dal centro abitato – afferma Cortese –. Dedicata alla Beata Vergine addolorata fino alla creazione della terza chiesa, adesso è semplicemente nominata “chiesa dell’oratorio”.

Due gli elementi artistici da ricordare: un dipinto attribuito a Marcantonio Cesareo (allievo del Salmeggia) e una serie di affreschi a opera del pittore locale Antonio Paris.

Il tragitto si è concluso con la visita alla terza chiesa, quella che, come detto, è intitolata alla Beata Vergine addolorata. Costruita nel 2012 è una chiesa moderna, di quelle che, a mio avviso, riconciliano fede e arte.

L’atmosfera è piacevole e raccolta e consente la piena partecipazione da parte del fedele. Qui, è ospitato il famoso simulacro della Vergine addolorata (una statua della Madonna con il Cristo in grembo), protagonista del più importante evento religioso dell’anno per la comunità, che cade la terza domenica di settembre.

Una tradizione religiosa, questa, ravvivata da don Angelo Fenaroli, che resse la parrocchia dal 1910 al 1964. All’interno della chiesa, si trovano importanti opere d’architettura e di arredo: le vetrate create da Nino Marra, l’altare, il battistero, l’ambone e il tabernacolo di Claudio Nani e una pala d’altare di Gianpaolo Corna.

Ricordo, inoltre, la presenza di una quarta chiesa (dedicata a Santa Caterina da Siena) che, purtroppo, non è stata inclusa nella visita perché aperta solo a maggio».

Ma non è solo Mariano, durante la Settimana della cultura, a organizzare una visita guidata alle chiese della propria comunità. «Anche la parrocchia di Dalmine, per la Settimana della cultura, ha pensato di programmare la visita a due chiese – spiega Cortese che è referente della Settimana della cultura sia per Mariano che per Dalmine –, a quella di San Giorgio e a quella di San Giuseppe».

L’iniziativa si svolgerà sabato 22 aprile, a partire dalle 14.30. «La prima documentazione della chiesa di San Giorgio, che rappresenta l’architettura religioso più antica del territorio, risale al 1094 – racconta Cortese –, faceva parte di un contesto che con l’avvento della Repubblica di Venezia venne affidato ai Canonici di Santo Spirito, che la mantennero fino alla caduta della Serenissima. L’itinerario toccherà poi anche elementi di carattere civile, come la parte centrale del paese e, ovviamente, lo stabilimento della Dalmine.

Contesti che anticipano la visita alla chiesa di San Giuseppe, costruita dall’architetto Giovanni Greppi con il coinvolgimento della Dalmine e terminata e consacrata il 19 marzo del 1931 (a tre anni dall’inizio dei lavori).

È una chiesa neogotica, molto austera, dove si evince benissimo lo stile di Greppi. All’interno, troviamo le tavole della Via Crucis a opera del ravennate Alberto Salietti, un dipinto (Madonna con Bambino) per mano del bresciano Cesare Monti, un dipinto di San Giuseppe (del milanese Aldo Carpi) e una serie di affreschi a opera di Vanni Rossi. Importante ricordare, inoltre, come, all’entrata della chiesa, sia presente una lista con i nomi dei caduti durante i bombardamenti, per mano delle truppe alleate, del 6 luglio 1944, dove morirono 278 civili. La chiesa, testimone di questo tragico evento, fu parte integrante della fase successiva al bombardamento, ovvero quella dei soccorsi: ospitò le salme dei caduti e accolse i sopravvissuti».

Un frammento di memoria che la Settimana della cultura contribuirà a mantenere vivo. «L’appuntamento ideato dalla Diocesi non può che suscitare entusiasmo – spiega Cortese –. È un ottimo modo per far conoscere la storia delle chiese e delle comunità di Mariano e di Dalmine ma, soprattutto, per far sì che il nostro patrimonio artistico e culturale possa essere messo al servizio di tutti i cittadini. Per questo è importante che anche il mondo cattolico dia il proprio contributo e renda profondamente viva questa settimana».

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