La storia di Lamberto: una vita spezzata dall’ecstasy a 16 anni. E le proposte in controtendenza per gli adolescenti

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La notizia della morte in discoteca di un adolescente di 16 anni nello scorso fine settimana mi ha particolarmente colpito.
Il decesso è stato provocato dall’assunzione di ecstasy liquida, una droga sintetica creata apposta per provocare lo sballo.
Chi gli aveva procurato la dose è stato un compaesano, reo confesso, di qualche anno più di lui.
Lamberto, così si chiamava il povero giovane, ho immaginato potesse essere uno dei miei ragazzi che ha fatto l’animatore al C.r.e. o uno di quelli con i quali trascorrerò la settimana del campo estivo in montagna.
E, pensando a ciascuno di loro, ai loro volti e alla loro storia mi sono chiesto:
Perché Lamberto ha sentito il bisogno di cercare lo sballo per sentirsi vivo?
I 16 anni bastano da soli a dire la promessa di una vita che si sta affacciando al futuro con le mille esperienze belle di crescita e di sano divertimento che si possono fare?
Il sabato sera è “automaticamente” e, secondo lo stile consueto, il tempo dell’evasione da sè o può essere occasione favorevole per una “ri-creazione” di sé?
L’esperienza del coinvolgimento degli adolescenti in qualcosa di impegnativo, come può essere il ruolo di animatore del C.r.e. o in qualcosa di divertente e formativo, come può essere il campo adolescenti, ci dice che esiste una “controtendenza” a quei comportamenti giovanili a cui ci siamo forse un po’ “abituati”.
Gli adolescenti che si lasciamo coinvolgere dentro un’esperienza di servizio, di aiuto, di vita comunitaria, di mutua relazione e cura, mettono in gioco delle energie e delle qualità straordinarie che raramente riscontriamo in loro quando li cataloghiamo con le categorie della consuetudine.
Ancora una volta la morte di Lamberto provoca noi adulti a scommettere un po’ di più sugli adolescenti “compromettendoci” educativamente con loro per accompagnarli in esperienze significative e di “sudata” soddisfazione.
Impareranno a capire che l’alternativa al “così fan tutti” esiste ed è veramente ciò che nel profondo magari stanno cercando.

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