Gli italiani mettono la spesa a dieta. In crescita solo prodotti biologici, light e gluten free

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Una recente indagine Nielsen ha fotografato i consumi degli italiani andando a controllare il carrello della spesa, che resta pieno soltanto da Roma in su. In crescita trasversale su tutto il Paese i prodotti biologici, light e gluten free, mercato che è esploso in Italia. Nell’ultimo anno le vendite sono aumentate del 31% per un valore di 101 milioni di euro. Nicola De Carne, ricercatore Nielsen che ha elaborato lo studio, spiega il divario dei consumi in Italia e quella «maggiore consapevolezza del legame che c’è tra alimentazione e benessere. Ed è per questo che i mercati che risultano essere più in crescita sono quelli legati alle nuove tendenze alimentari, i prodotti senza glutine che crescono quasi del 30%, sostitutivi del latte (+ 13%), integrali (+14%)».

Gli ultimi dati dei fatturati della grande distribuzione elaborati da Nielsen e da Lei curati hanno rilevato che dopo anni di flessione, le famiglie che vivono al Nord e al Centro tornano a spendere, mentre al Sud non si arresta la caduta dei consumi. Quali possono essere i motivi, a Suo parere, di queste differenti dinamiche che ha ancora Il Paese? 

«C’è sicuramente una diversa allocazione del reddito disponibile, come ci sono anche andamenti diversi dal punto di vista dell’occupazione. Queste sono le variabili principali, il reddito disponibile al Sud è chiaramente inferiore rispetto al Centro Nord e poi sappiamo che i problemi occupazionali sono più rilevanti nel meridione, quindi c’è una situazione più critica che si spiega con un andamento dei consumi meno favorevole. C’è un’altra spiegazione che va presa in considerazione: il fatto che i consumi si stiano riducendo al Sud, è anche conseguenza del fatto che i modelli di consumo del Centro Nord si stanno trasferendo nel Sud d’Italia. Mentre al Centro Nord questi fenomeni sono esplosi prima, ora stanno arrivando al Sud. Sto parlando di una maggiore attenzione delle quantità consumate, mi riferisco ai trend legati a una maggiore attenzione al proprio benessere e alla propria forma fisica. Quel calo di spesa in parte è sì legato a minori disponibilità economiche, è un dato di fatto, ma è anche legato all’aumentata diffusione di modelli di consumo che avevamo già notato al Centro Nord negli anni passati. Abbiamo rilevato inoltre una nuova sobrietà nei consumi e una maggiore attenzione alla quantità consumata per evitare sprechi e per salvaguardare la propria forma fisica».

La spesa delle famiglie italiane registra un flebile incremento dello 0,1% e sale a quota 99 miliardi, la flessione sembra essersi arrestata. Chi confidava in una crescita rimarrà deluso?

«Il dato positivo è stato una stabilità della spesa per consumi alimentari delle famiglie italiane che si è riscontrata nel 2015 dopo anni di segni negativi, di flessione della spesa. Questo è il dato positivo. Si è passati dall’acquisto di prodotti tradizionali ad altri nuovi, per esempio mentre i consumi di latte fresco sono in contrazione, vanno forte i sostitutivi del latte, come il latte di soia. Restano sugli scaffali i prodotti legati alla prima colazione: biscotti (-3,7%), latte fresco (-7%), latte a lunga conservazione (-7%), zucchero (-6%), confetture di frutta (-3,2%). Il latte fresco, più caro, si acquista di più al Nord, il latte a lunga conservazione, meno caro, si acquista di più al Sud. Ovvio che il calo dei prezzi non aiuta i fatturati, chi confidava in una crescita rimarrà deluso, non si possono aspettare gli alti tassi di crescita di anni fa, purtroppo».

Quali sono i prodotti che a livello nazionale affossano o viceversa, fanno da traino alla ripresa?

«Nel borsino della spesa salgono i piatti pronti, i sughi pronti, la frutta fresca sgusciata, il caffè in capsule, l’acqua non gassata, gli snack salati, il salmone affumicato, gli affettati nelle vaschette preconfezionate, lo yogurt magro e la birra. Sale l’acquisto di tramezzini, perché si preferisce fare un pranzo in modo pratico e veloce, si parla di piatti unici. Scendono invece la carne fresca (-4%), le merendine, lo yogurt intero, pelati e pomodorini, i wafer, lo zucchero, i preparati per il brodo e i freschi industriali. Un trend trasversale che riguarda l’intero Stivale».

I dati che si riferiscono alla Lombardia che cosa dicono?

«I dati della Lombardia sono più accentuati rispetto alla media nazionale, c’è una grande richiesta di prodotti legati all’area del benessere salutistico e di prodotti naturali».

Dalla ricerca Nielsen risulta che ovunque è in crescita l’acquisto di prodotti biologici, light e gluten free. Tutto ciò è frutto di una moda oppure rispecchia una vera e propria esigenza?

«Alla base di questo trend c’è il desiderio di mangiare prodotti naturali, nei primi quattro mesi di quest’anno abbiamo notato una crescita del consumo di frutta fresca e del consumo del pesce fresco (+4%). C’è una forte tendenza a consumare prodotti naturali, si preferisce il biologico. È un fenomeno forte, forse c’è anche una componente legata alla moda del momento. Diciamo che è un mix dei due».

Se è vero che il modo di consumare degli italiani sta cambiando rapidamente, anche perché c’è una crescita culturale dei consumatori che sono più informati e consapevoli di poter giocare un ruolo importante indirizzando l’offerta alimentare, possiamo dire che la vera sfida è rappresentata dalla qualità? 

«Sì, senz’altro. I consumatori sono sempre più informati, pensiamo alle tante trasmissioni televisive, per non parlare di Internet che oggi è lo strumento principale per raccogliere informazioni. Maggiore informazione vuole dire maggiore consapevolezza. C’è un grande rapporto tra ciò che si mangia e il proprio stato di salute, da qui parte la richiesta da parte del consumatore di maggiore qualità. È questa la vera sfida da affrontare».

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