Il coraggio di Karol

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Il 16 ottobre di 35 anni fa veniva eletto Papa Karol Wojtyla, Giovanni Paolo II. Riceviamo da don Gianni Gualini un ricordo di quel giorno e con una evocazione della storica figura del Pontefice che volentieri pubblichiamo.

UN RICORDO

Oggi 16 ottobre ricorre il 35mo anniversario della elezione di Giovanni Paolo II.
Quel giorno io e i miei compagni di classe apprendevamo la notizia dall’auricolare di una vecchia radio a transistor che tenevamo nascosta dietro i libri dei banconi del “Ginnasio”. Nel giro di qualche secondo, lasciammo tutto, e ci mettemmo davanti alla TV.
Era ancora in bianco e nero, ma quel nome Karol Wojtyla, pronunciato dal cardinale che lo declamava, non so perché, ma a noi adolescenti suonava simpatico, forse anche perché rompeva gli schemi delle aspettative.
E il nuovo papa, affacciato al balcone con un viso sorridente e giovane e con una pronuncia un po’ incerta che chiedeva a tutti di aiutarlo in italiano con quel “mi corrigerete” ci sembrava umano.
La domenica successiva il 22 ottobre dava inizio al suo pontificato con quell’indimenticabile appello al mondo intero: “Non abbiate paura! Aprite, anzi spalancate le porte a Cristo!” E papa Benedetto XVI, in un passaggio dell’omelia della celebrazione della beatificazione lo descriveva così, rivolgendosi ai suoi conterranei: “Con la sua testimonianza di fede, di amore e di coraggio apostolico, accompagnata da una grande carica umana, questo esemplare figlio della Nazione polacca ha aiutato i cristiani di tutto il mondo a non avere paura di dirsi cristiani, di appartenere alla Chiesa, di parlare del Vangelo. In una parola ci ha aiutato a non avere paura della verità, perché la verità è garanzia della libertà.” Ricordare papa Giovanni Paolo II è mettere in luce anzitutto il coraggio della sua fede lungo i 27 anni del suo pontificato.

IL CORAGGIO DELLA FEDE

Il coraggio dei viaggi apostolici, sfidando ogni previsione di possibile insuccesso, soprattutto in alcune zone del mondo o in alcune circostanze particolarmente delicate.
Il coraggio di parlare ai giovani che sembravano essere la categoria di persone che più non ascoltassero quello che il Vangelo e la Chiesa aveva da dire loro, soprattutto se pronunciata dalla voce “istituzionale” del Papa.
Il coraggio di dire all’uomo di non arrendersi di fronte ad una storia che sembrava aver dimenticato i diritti fondamentali: la vita, il lavoro, la libertà, la giustizia, la pace.
Il coraggio di dire alla Chiesa e ad ogni battezzato la bellezza della fede e il bisogno di incarnarla nel quotidiano.
Il coraggio di proporre a chi ha la responsabilità del bene comune di non “accomodarsi” ma di cercare sempre un di più e un oltre.
Il coraggio di alzare la voce quando venti di guerra preannunciavano l’inizio di un’avventura senza ritorno.
Il coraggio di mostrare anche il volto umiliante della sofferenza quando questa bloccava l’entusiasmo dell’annuncio.
Il coraggio di continuare a sperare anche quando alcune circostanze reali ed evidenti sembravano non lasciare spazio ad un avvenire migliore.
Di questo ultimo coraggio ne abbiamo forse più bisogno oggi in questo frangente storico segnato da una crisi lunga e difficilmente decifrabile, non solo dal punto di vista economico. La limpida testimonianza di Giovanni Paolo II ci sia di conforto e infonda in ciascuno il desiderio di operare il bene per una società più umana e più fraterna.

IL TUO PARERE

Hai anche tu un ricordo da raccontare di quel 16 ottobre? Che cosa pensi della figura di Papa Wojtyla?

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