La città brucia

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La città, Troia, brucia. L’eroe sconfitto, Enea, fugge reggendo sulle spalle il vecchio padre Anchise e conducendo per mano il figlioletto Ascanio. La scena è stata più volte commentata da un grande poeta contemporaneo, Giorgio Caproni, che l’ha magistralmente applicata alla situazione dell’uomo moderno. «Vidi in Enea, afferma Caproni, non la solita figura virgiliana, ma proprio la condizione dell’uomo contemporaneo della mia generazione, solo nella guerra, con sulle spalle un passato che crolla da tutte le parti e che lui deve sostenere, e che per la mano ha un avvenire che ancora non si regge sulle gambe».

Sta finendo un altro anno, pieno di problemi, e ne inizia un altro, pieno di ansie. L’immagine mitica che Caproni applicava alla sua generazione, diventa attuale anche oggi, quando il passato non consola più e il futuro non incoraggia ancora. Siamo condannati al presente. Quello che i sociologi ci ripetono continuamente – l’uomo postmoderno manca di memorie e di prospettive – ci appare, nel volgere del vecchio anno e nell’inizio del nuovo, come un peso, un fardello insostenibile da portare. Nei periodi più conservatori, il passato confortava, mentre nei periodi più creativi il futuro dava energie. Oggi diamo l’impressione di non avere né la consolazione di quello che è stato né la speranza di quello che sarà.

Siamo come Enea: la città brucia e non sappiamo ancora dove andare. L’augurio è che l’incendio di Troia finisca e che, su una zattera o su una nave, si possa incominciare ad andare da qualche parte per fondare da qualche parte, come Enea, una città nuova nella quale sia possibile vivere.

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3 commenti

  1. silvana messori on

    Oggi, ultimo giorno del 2013: è possibile sperare..si deve sperare… cominciamo col vedere le cose buone…e lasciando dietro di noi ciò che è stato, non dimenticandone però le reali situazioni da affrontare. Domani è un altro giorno!… e, dovremo cogliere le grandi opportunità di scelta in positivo e di cambiamento, in ogni direzione, per infondere coraggio e nuove speranze di approdo in una “barca”, in cui l’umanità, sia àncora di salvezza. Cieli e terra nuova… abitata da uomini in fratellanza fra loro e che sapranno essere di buona volontà e di reciproco mutuo soccorso, là dove, ogni fragilità viene contemplata. Buon Anno a tutti…sicuramente Dio ci aiuterà.. non demordiamo.. e continuiamo il nostro cammino in speranza e Amore! un caro abbraccio ad ognuno di voi! sm

  2. Giovanni Ronchi on

    Leggendo l’articolo colgo una vena di pessimismo….. Non sia mai… Il passato un pesò? No, una Grazia per il presente, se diventa memoria per non ripeterne gli errori, e consolidamento dei pensieri ed opere che hanno dato buoni frutti. Abbandonare la strada per Roma conquistatrice ” caput mundi “, seguita da Enea…..; convertendoci…………… alla VIA, che ci conduce e porta alla Gerusalemme descritta da Isaia, già fondata ed edificata per noi. Questo è il gratificante futuro in divenire che ci aspetta. Auguro a tutti che l’occasione del Nuovo Anno sia di stimolo per iniziare e/o continuare il cammino verso questa Gerusalemme, nella certezza che Dio Padre su questa VIA tracciata da Suo Figlio Gesù Cristo, in alcuni momenti ci porterà letteralmente in braccio ed in altri, in cui dovremo camminare con le nostre gambe, comunque ci rassicurerà tenendoci per mano.

  3. silvana milesi on

    Sono in linea con commenti di speranza, non una speranza senza fondamento, ma una speranza vissuta ogni giorno in un presente accolto come dono che si fa dono a chi ci vive accanto, come desiderio di attenzione alle persone e al lavoro sia quando è gratificante, sia quando proprio non ci piace. Questa vigilanza ci fa percepire la vita presente nel suo scorrere e la storia che è in noi. Come donna preferisco il presente del passato, e guardo al cammino di consapevolezza che ognuna di noi ha davanti, sempre con la lampada accesa. Tante piccole luci non fanno un incendio da sfuggire, ma una nuova aurora.

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